
“Il Giorno della Memoria ha una particolarità: non ricorda soltanto dei valori, non ricorda solo la resistenza alla guerra, ricorda un momento preciso che è il momento nel quale le barriere del campo di sterminio di Auschwitz furono abbattute”. Lo ha detto il sindaco Matteo Renzi ai dieci mila studenti delle scuole toscane riuniti al Mandela Forum per il ‘Meeting per la Memoria’ intitolato ‘Chi salva una vita, salva il mondo intero. Alla ricerca dei Giusti’, promosso dalla Regione Toscana in occasione della Giornata della Memoria.
Nel corso dell’evento gli studenti hanno potuto ascoltare anche la ‘voce dei sopravvissuti’. “Oggi - ha continuato il sindaco - abbiamo la grande possibilità di ascoltare chi in quel campo di stermino o in un campo analogo ha vissuto una parte della propri vita”. E rivolgendosi ai ragazzi ha detto loro che: “le persone che ascolterete oggi non vi stanno raccontando un film, non vi stanno raccontando una storielllina e non vi stanno invitando ad essere più buoni. Vi stanno dicendo che queste sono accadute e che dipende anche da noi che non accadano più”.
“Spesso - ha continuato - raccontano che la politica ha dei lussi, ed è vero che ci sono persone che dimostrano di non aver capito, ma il vero lusso grandissimo della politica non è l’auto blu o incontrare chissà chi, ma conoscere storie belle che ti cambiano il cuore, che cambiano la tua vita”.
Renzi ha infine raccontato che il suo modo di pensare è cambiato dopo un viaggio ad Auschwitz con un ex deportato, Nedo Fiano: “torniamo a credere che il futuro sarà più bello se lo scriviamo insieme”
"Un ringraziamento alle scuole che sono qui, ai ragazzi che vengono a portare la loro volontà di sapere. E' grazie a questa volontà che ha sempre funzionato il Treno della Memoria, che faremo ripartire l'anno prossimo perché è una buona abitudine che non abbandoneremo. Vedere è importante, per capire quanto accaduto e sentirlo dentro, come è accaduto a me per primo. Vedere fa venire le idee, e le idee giuste servono per cogliere l'enormità di quanto accaduto e lavorare perché non possa ripetersi". Lo ha detto il presidente della Regione Enrico Rossi di fronte alla platea di studenti delle scuole toscane riunite al Mandelaforum in occasione della Giornata della Memoria.
"Il nazismo – ha aggiunto Rossi - è stato l'esempio più grande di quanto la paura dell'ignoto possa trasformarsi in violenza verso il più debole, facendone un utile capro espiatorio. Così si comincia comprimendo i diritti, da quelli economici a quelli civili, e senza freni si arriva alle leggi razziali e alle logiche dello sterminio". La mostruosità della normalità che trova la sua giustificazione nell'obbedienza cieca, ha proseguito il suo ragionamento Rossi, "che si può combattere solo tenendo alto il giudizio critico, la capacità di avere un pensiero libero e aperto al cambiamento".
"Né si devono dimenticare le responsabilità dell'Italia - ha concluso il presidente della Toscana - che troppe volte tendiamo a dimenticare e sottovalutare. Il fascismo ha le stesse colpe del nazismo, ne è stato l'incubatore e il complice fino alle leggi razziali del 1938 e alla persecuzione degli ebrei e dei diversi di ogni tipo che furono inviati nei campi di sterminio senza rimorsi ed esitazioni. Dobbiamo essere vigili, attenti a non far rinascere in alcuna forma la violenza razzista e genocida. Ne abbiamo esempi vicini, dalla ex Jugoslavia a quanto accade ora in Africa fino alla Siria. Il nostro dovere è che l'orrore venga fermato e non possa ripetersi".
''C'è bisogno nuovo Umanesimo per bandire dalla storia del mondo qualsiasi aberrazione dell'uomo, perché solo dall'uomo che riconosce l'uomo passa la difficile strada per garantire che l'orrore della Shoah rappresenti solo un ricordo e non ritorni nel futuro. Perché questo passato non si ripresenti c'è bisogno di una memoria vigile da parte di tutta la società e perché si crei una consapevolezza diffusa''. Lo ha detto il presidente del Consiglio regionale Alberto Monaci, in apertura della seduta solenne dell'Assemblea toscana per il Giorno della Memoria. Questa giornata, ha ricordato, ''ha anche sua base legislativa, segno formale di uno stato e una comunità che non vogliono dimenticare. Siamo lo stato delle molte o troppe leggi, questa è una delle poche di cui realmente sentivamo il bisogno e l'importanza''. ''Celebriamo però questo giorno - ha osservato - con un rischio: quello di cadere nella retorica dell'anniversario e della stanchezza del messaggio. La banalità è l'anticamera dell'oblio''. Secondo Monaci ''oggi siamo chiamati a ricordare che vuol dire riprendere in considerazione le cause e vedere se queste sopravvivono nella modernità'', ''il paese - ha concluso - deve far memoria per ritrovar il segno profondo e autentico della vita, il senso e il rispetto della persona''.
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