Restaurata la Madonnina in stile robbiano della Camera del lavoro

La Madonnina in stile robbiano della Camera del lavoro di Firenze

Grazie al lavoro svolto dall’Opificio delle Pietre Dure e dai ragazzi della Scuola di Alta Formazione di Firenze


madonnina

La Madonnina in stile robbiano, che campeggia nella corte interna della Camera del lavoro di Firenze in Borgo Greci (Palazzo Peruzzi, Borgo Greci 3), è stata restaurata dall’Opificio delle Pietre Dure e dai ragazzi della Scuola di Alta Formazione di Firenze (settore materiali ceramici e plastici). Oggi si è svolta l’inaugurazione: di questo restauro e delle ragioni che lo hanno ispirato si è parlato in un dibattito (“Il lavoro del restauro e la tutela dei beni artistici: patrimonio di Firenze e opportunità di sviluppo”) alla Camera del lavoro con il sindaco Dario Nardella, il sovrintendente dell’Opificio delle Pietre Dure Marco Ciatti, il presidente dell’Opera di Santa Maria del Fiore Luca Bagnoli, il segretario generale di Fillea Cgil Firenze Marco Benati (a coordinare, la segretaria generale della Cgil fiorentina Paola Galgani). Prima del dibattito, è stata fatta la presentazione attraverso video e immagini, da parte dell’Opificio delle Pietre Dure, della fasi della lavorazione e delle caratteristiche del restauro della Madonnina robbiana.

LA VICENDA - La Madonnina, dopo una fase di preconsolidamento, è stata smurata, smontata in 15 pezzi e portata all’Opificio nel gennaio scorso. E’ stata reinserita nel suo alloggiamento (nella corte interna della Camera del lavoro di Firenze in Borgo Greci) in primavera, completamente restaurata (sono stati fatti incollaggi, puliture, stuccature, ricostruzioni materiche, ritocchi pittorici, rimontaggio sul pannello). “La Cgil ha accolto con favore la richiesta dell’Opificio, importantissima istituzione culturale, di occuparsi della Madonnina robbiana ottocentesca per il restauro - ha detto Paola Galgani (segretaria Cgil Firenze) -. La nostra organizzazione cerca non solo di preservare il valore artistico e culturale della propria sede, che dal 1957 è Palazzo Peruzzi, costruito su una parte del perimetro del vecchio teatro romano e acquistato con le risorse messe dai lavoratori. Inoltre siamo anche interessati a promuovere tutte le iniziative e le attività che possano favorire la valorizzazione delle competenze artistico-scientifiche presenti nel nostro territorio. Pensiamo che preservare il patrimonio artistico attraverso la nostra tradizione di formazione al restauro sia utile a promuovere una economia che, oltre al turismo, rilanci una attività professionale fortemente specialistica che non può nascere in ogni luogo ma solo dove tale vocazione ha radici solide. Queste tipologie di attività inoltre devono stare vicine anche fisicamente alle opere d’arte, per dare valore sociale a questa presenza”.

LA CONDIZIONE DEI RESTAURATORI A FIRENZE - Negli ultimi anni, con la crisi, si sono perse centinaia di posti di lavoro tra i restauratori a Firenze (sia dipendenti che autonomi). Nel settore scarseggiano gli investimenti: tante restauratrici e tanti restauratori ad esempio sono in ammortizzatori sociali o sono costretti a cambiare mestiere, e così si perdono professionalità di eccellenza. Per la Cgil è urgente favorire l’aumento degli investimenti, pubblici e privati, per un settore ad altissima qualità che in una città come Firenze, piena di opere d’arte, trova un habitat naturale. La Fillea Cgil Firenze propone due azioni concrete: 1) costituire un tavolo cittadino di coordinamento sul restauro (per il confronto con le istituzioni competenti, scuole del restauro, artigiani, imprese e rappresentanti dei lavoratori dipendenti ed autonomi; e per avere un osservatorio pubblico sugli appalti effettivi e le condizioni di lavoro; 2) definire l’equo compenso minimo per le restauratrici/restauratori, possibilità prevista dal recente contratto collettivo del lavoro di Firenze, da inserire come vincolo negli appalti.

Fonte: Ufficio Stampa Cgil Toscana e Firenze

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