
Dopo l’operazione notturna svolta dai Carabinieri Forestali della Valtiberina sulle sponde del lago artificiale di Montedoglio, che ha consentito di sgominare un gruppo organizzato di pescatori di frodo di nazionalità romena, i militari della Stazione dei Carabinieri Forestale di Sansepolcro sono tornati ieri, 12 luglio, sul posto per effettuare un sopralluogo alla luce del giorno. Con l’aiuto di una motovedetta condotta da personale dell’Ente Irriguo Umbro Toscano, sono state perlustrate le sponde del lago, e i militari hanno rinvenuto altre 15 reti da pesca, per uno sviluppo lineare complessivo di 1500 metri, con presenza di numerosi pesci ormai morti. Reti e pescato sono stati posti sotto sequestro.
Queste reti per tipologia, collocazione e metodo di innesco sono del tutto simili a quelle utilizzate dai pescatori di frodo romeni identificati la notte precedente ed è pertanto certo che appartengono a loro.
Sono 4 gli uomini denunciati per pesca, detenzione, trasbordo, sbarco, trasporto e commercio di specie ittiche in violazione della normative vigente.
L’operazione svolta la scorsa notte all’invaso di Montedoglio ha messo in luce un aspetto rilevante a dimostrazione della gravità del fenomeno del bracconaggio ittico, in sensibile diffusione e che interessa anche la nostra provincia. A differenza dei casi ordinari di pesca illegale, rilevati, lamentati e documentati un po’ ovunque a scapito del patrimonio ittico dei corsi del nostro territorio, già questi preoccupanti per diffusione ed effetto, si è trattato in questo caso dell’accertamento di un’azione criminale professionale, pianificata, organizzata e strutturata a ogni livello, da riferire ad un disegno più ampio che va oltre l’orizzonte locale e le più comuni pratiche di predazione per autoconsumo.
E’ noto l’allarme delle associazioni di pesca e sono anzi tenute in massima considerazione tutte le segnalazioni che pervengono per denunciare le situazioni di illegalità osservate.
Alle associazioni ed ai singoli pescatori che lamentano l’imbarbarimento dei costumi di pesca che stanno caratterizzando il panorama del settore anche nella provincia di Arezzo, i Carabinieri Forestale Toscana rivolgono l’appello di: "segnalare le situazioni che vengono osservate per permettere alle forze di polizia, azioni di contrasto quanto più mirate ed efficaci. Al tempo stesso è da stigmatizzare e rigettare ogni azione “fai da te”, tipo ronde o peggio, fino ad iniziative di giustizia sommaria, che non risolvono nulla ed anzi relegano dalla parte del torto anche chi si sente mosso dalle migliori intenzioni di tutela del territorio. Solo la collaborazione con le istituzioni permette di contrastare le illegalità e affermare i diritti di ciascuno, non possono esserci né possono essere ammesse scorciatoie a questo principio. L’impegno dei Carabinieri Forestali in particolare, ma di tutta la struttura territoriale di sicurezza garantita ovunque dall’Arma dei Carabinieri è sempre e comunque presente e costante. La collaborazione delle persone è il valore aggiunto che permette agli operatori della sicurezza di mirare più efficacemente le azioni necessarie".
Il comunicato della Lega Nord Valtiberina
La recente attività dei Carabinieri forestali al Lago di Montedoglio da finalmente una svolta ad un fenomeno che va avanti da tempo, che è quello del bracconaggio. Diciamo svolta per un motivo: la dimensione delle reti utilizzate, la dotazione di furgoni e dell’attrezzatura ci da idea di come questa attività portasse nelle tasche di questi gruppi di persone di origine rumena molti soldi. Informandoci riguardo al problema, rapportandoci con chi pratica lo sport della pesca e con chi conosce l’attività di questi gruppi organizzati, abbiamo realizzato che spesso si sottovaluta l’attività di queste persone, pensando a bracconaggio di piccolo taglio, ma ci risulta dalle testimonianze che questi gruppi operino presumibilmente in un raggio d’azione che va dall’Emilia Romagna fino all’Umbria, che operino da almeno due anni, arrecando gravi danni al territorio e alla sua fauna acquatica. Siamo consapevoli che le forze dell’ordine, in particolare i carabinieri forestali, svolgono un lavoro encomiabile, considerando anche la carenza di personale e di mezzi. Gli orari dei controlli spesso non combaciano con gli orari in cui agiscono i bracconieri e la mancanza di un mezzo a motore, anche di piccola taglia, per pattugliare il lago, non permette di individuare reti nell’acqua.
Già da tempo, sentendo pescatori e volontari, si vedevano i sintomi: pochissimi pesci; così sono state create ronde notturne da volontari pescatori. Purtroppo risulta difficile cogliere queste persone nel fatto, perché vengono saltuariamente, ma ogni volta, ben organizzati, spariscono con molti quintali di pesce, depredando intere zone e alimentando questa attività decisamente lucrosa. Ribadiamo che l’invaso è difficile da controllare da riva, e che sarebbe necessario investire in modo intelligente ed efficiente nel pattugliamento. Un grosso aiuto potrebbe essere portato puntando sulla riqualificazione: permetterebbe di scoprire le reti dei bracconieri più velocemente e salvare il pesce. Questo porterebbe i pescatori locali ad investire maggiormente sul lago, che in questo momento non è ricco di pesce, magari favorendo la ripopolazione della fauna, creando anche indotto con eventi. Purtroppo oltre che a questi fenomeni di bracconaggio, si assiste anche alla strafottenza e all’inciviltà di gruppi che sporcano la zona, lasciando rifiuti di ogni genere, lasciando quindi il lago in condizioni pietose.
Serve quindi una riqualificazione della zona, investendo in controllo, dando i mezzi alle autorità; rivedere la regolamentazione della pesca anche per i pescatori locali, che già fanno molto, avendo creato ronde, attività antibracconaggio, facendo un lavoro di tutto rispetto. Augurandoci che gli enti preposti mettano in atto soluzioni opportune, come Lega Nord cercheremo di fare attività di sensibilizzazione, nelle sedi in cui siamo presenti, riguardo a questo problema, in rispetto della legalità e di tutti coloro che pagano una licenza per pescare.
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