Scuola e gender: lettera aperta di Sena Civitas ai dirigenti scolastici e ai collegi dei Docenti

La libertà di insegnamento non è arbitrio.

Essa si realizza quando si dimostra rispettosa delle leggi vigenti, dei programmi scolastici, del Piano dell' Offerta Formativa corredato dei "progetti" preventivamente condivisi con le famiglie negli annuali incontri finalizzati all'esercizio, da parte dei genitori, della libertà di scelta della scuola cui affidare l'educazione e l'istruzione dei bambini/fanciulli-preadolescenti, adolescenti.

Uno o più docenti non possono proporre attività o "progetti" non condivisi preventivamente con le famiglie.

Precipuamente quando si tratti di esporre i minori a visioni dell'essere umano in sviluppo che coinvolgano antropologie fra loro in conflitto, ancorché non esplicitate né dalle famiglie, né dalle scuole.

È il caso delle iniziative che la scuola va assumendo su quanto concerne le tematiche di "genere" nei suoi aspetti culturali, sociali, biologici e politici.

Ci riferiamo allo spettacolo teatrale "Fa'afafine" del quale è protagonista Alex, un bambino "transgender". Esperienza che si sta proponendo ad alunni delle nostre scuole della fascia di età 8-16 anni.

Non siamo mossi da dogmatismo o moralismo. Ci siamo interessati, da adulti capaci di introspezione e di confronto, all'argomento, cui recentemente National Geographic ha dedicato il numero speciale di questo gennaio.

Riteniamo che la visione veicolata dalla cosiddetta "rivoluzione gender" contenga distorsioni e non sia definibile come scientifica. Essa ci si mostra con i caratteri dell'ideologia.

Per questo avvertiamo come giustificati i timori di chi, con preveggenza, ha parlato della diffusione dell'ideologia Gender nelle scuole in termini di rischio di "colonizzazione ideologica" delle coscienze in formazione dei minori.

È utile che i Collegi dei Docenti aprano al proprio interno, anche su iniziativa dei Dirigenti Scolastici, un dibattito sul Gender, esplicitando le antropologie di cui sono più o meno coscientemente assertori e ponendole a confronto. Del resto che "senso" esprime un Piano dell'Offerta Formativa che non sia fondato su una ben definita antropologia, capace di garantire una sicura convergenza educativa?

E come può un vero Piano dell'Offerta Formativa non condividere con i genitori dei minori la propria progettualità, verificando in tal modo il proprio significato e valore?

La libertà di insegnamento, dicevamo all'inizio, non è arbitrio. È un valore, ma a condizione che animi, nella scuola, un rapporto educativo rispettoso di tutta l'umanità in divenire delle persone al cui servizio è stata posta.

Per questo il Piano dell'Offerta Formativa ha rilevanza legale e per questo i Dirigenti Scolastici hanno rappresentanza e responsabilità legale degli Istituti loro affidati.

Sena Civitas

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