
Si è tenuto oggi, martedì 25 ottobre, il consiglio regionale della Regione Toscana. Ecco i punti discussi e i commenti politici.
Fusione Comuni: referendum, aumenterà il numero delle firme
Con ventiquattro voti favorevoli, dodici contrari e tre astenuti, espressi per appello nominale, il Consiglio regionale ha approvato in prima lettura la legge che modifica l’articolo 74 dello Statuto.
E’ stato il presidente della commissione Affari istituzionali, Giacomo Bugliani (Pd), ad illustrarla in aula, sottolineando che la nuova norma cambia il numero degli elettori necessario per la presentazione di proposte di legge d’iniziativa popolare per istituire nuovi comuni, per la fusione di comuni esistenti, per modificare le circoscrizioni e le denominazioni comunali. In ciascun comune interessato, con popolazione inferiore a cinquemila abitanti, occorrerà almeno il 25% degli iscritti nelle liste elettorali. Se la popolazione è compresa tra cinquemila e diecimila abitanti, saranno necessarie almeno 1250 sottoscrizioni. Se la popolazione supera i diecimila abitanti il limite è fissato a duemila sottoscrizioni. “Lo scopo è di evitare che ci siano proposte di legge di iniziativa popolare fra loro inconciliabili – ha affermato Bugliani – Comuni limitrofi, con una soglia per la raccolta delle firme così bassa, propongono testi diversi, provocando di fatto uno stallo”.
“Consideriamo la partecipazione dei cittadini un elemento imprescindibile nei processi di fusione, al termine di percorsi di conoscenza – ha replicato Gabriele Bianchi (M5S) – Queste norme alzano la percentuale dei sottoscrittori necessari per la presentazione e consentono di fatto ai comuni più grossi di annettersi quelli più piccoli. Per questo il nostro voto sarà contrario”.
Voto analogo è stato annunciato da Marco Casucci (Lega Nord). “E’ l’ennesimo tentativo di un partito, tutt’altro che democratico, di comprimere i processi democratici – ha osservato – Si vogliono impedire le fusioni dal basso. Per noi la partecipazione dei cittadini rimane una priorità”.
“La proposta di legge nasce direttamente dalla risoluzione approvata dal Consiglio – ha sottolineato Leonardo Marras (Pd) – In quel testo avevamo stabilito che non debbano più esserci iniziative di annessione, ma fusioni che si realizzano a conclusione di un processo realmente partecipativo. Vogliamo che questi percorsi giungano a risultati favorevoli”.
Secondo Tommaso Fattori (Si Toscana) si corre il rischio di ostacolare eccessivamente i processi dal basso. “Si può pensare, ad esempio, ad un referendum con più opzioni su cui il cittadino possa esprimersi – ha rilevato – Come pure era preferibile fissare soglie più basse e la maggioranza in ciascuno dei comuni interessati”.
Secondo Stefano Mugnai (FI) la necessità di intraprendere un percorso di fusioni per una risposta più efficace alle esigenze dei cittadini é da tutti condivisa, ma di fronte ad evidenti forzature, come la risoluzione approvata dal Consiglio, si è costretti a prendere le distanze. Da qui il voto di astensione. “Non è ammissibile che si faccia una fusione contro la volontà delle comunità interessate - ha osservato – Si guarda al voto complessivo e non a quello di ogni singola comunità”.
“Questa modifica ha una grandissima valenza di carattere politico, che va oltre il dato numerico – ha dichiarato Stefano Scaramelli (Pd) – E’ la norma più concreta per scongiurare le annessioni. Innalzare la soglia per la raccolta delle firme, specie nei piccoli comuni, non è un ostacolo alle fusioni ma la garanzia che, se il processo viene messo in moto, allora è molto probabile che giunga ad un esito positivo e non ad una lacerazione delle comunità”.
“Il tentativo non è sbagliato, è sbagliata la legge” ha osservato Giovanni Donzelli (FdI) – Mi unisco alla dichiarazione di voto di Mugnai”.
La proposta di legge sarà sottoposta ad una seconda votazione a distanza di almeno due mesi e deve ottenere la maggioranza assoluta dei consiglieri regionali prima di cambiare lo statuto.
Marras e Scaramelli: “Diamo forza e qualità alla democrazia”
Una relazione inversamente proporzionale tra il numero di firme richiesto per esercitare l’iniziativa popolare delle leggi di fusione ed il peso demografico di ciascun comune interessato. Tre classi di popolazione (inferiore a 5.000 abitanti, compresa fra i 5.000 ed i 10.000 abitanti e superiore a 10.000 abitanti) a cui corrispondono tre diverse percentuali di sottoscrittori, rispettivamente 25%, 20% e 15%. È ciò che prevede la proposta di legge statutaria di iniziativa Pd approvata nella seduta odierna del Consiglio regionale, primi firmatari il capogruppo Pd Leonardo Marras e il consigliere e presidente della commissione Sanità Stefano Scaramelli.
“Una legge che dà valore, forza e qualità alla democrazia e va incontro soprattutto alle esigenze di realtà più piccole, che caratterizzano buona parte del territorio toscano – ha commentato il capogruppo Marras – I processi di fusione devono essere il più possibile condivisi e frutto di un confronto costante e continuo tra cittadini, istituzioni e realtà economiche, nuovi assetti che senza dubbio devono avere come obiettivo primario quello di semplificare la vita delle comunità. Con l’approvazione della risoluzione da noi proposta in tema di fusioni dei comuni abbiamo avviato un grande e importante percorso di partecipazione che coinvolge tutta la Regione, un percorso davvero riformista come la tradizione della buona politica toscana insegna e che oggi portiamo avanti”.
“Questa norma, così modificata, eleva il numero di persone che possono far partire un processo di fusione dal basso qualora i relativi consigli comunali non siano della medesima opinione: non un ostacolo quindi ma un vantaggio per lo stesso processo di fusione che così può evolversi in maniera più condivisa, essendo un obiettivo comune di larga parte della comunità – ha fatto presente Stefano Scaramelli – Una modifica di legge concreta, che risponde a un tema sentito, soprattutto dai piccoli comuni, allarga la partecipazione, evita spaccature, garantisce la democrazia popolare. Sosteniamo con convinzione lo strumento delle fusioni dei comuni, crediamo risponda alle necessità dei territori: un esempio è sicuramente quanto da poco avvenuto a Montalcino e San Giovanni d’Asso, un percorso istituzionale e partecipativo che ha portato a una vittoria schiacciante del sì al referendum. Proseguiamo su questa strada, consapevoli di aver intrapreso quella giusta”.
“Una proposta di legge che evita sia che si facciano disparità in un tema importante come quello delle fusioni dei comuni, andando a tutelare realtà con un numero esiguo di abitanti, sia che processi di fusione restino incagliati in uno stallo legislativo: questa la duplice ratio del provvedimento”, ha illustrato in aula il presidente della Prima Commissione Giacomo Bugliani.
Tale modifica statutaria risponde a un impegno assunto con la risoluzione del 6 aprile 2016 e si è resa necessaria per permettere la presentazione di leggi di iniziativa popolare relative alle fusioni dei comuni anche in comunità locali che in termini numerici erano impossibilitate a rispondere al requisito finora previsto, quello delle cinquemila firme. Nello specifico quindi si stabilisce che per i comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti sia necessario un numero di sottoscrizioni pari ad almeno il 25 per cento degli elettori iscritti nelle liste elettorali del medesimo comune; per i comuni con popolazione compresa tra 5.000 e 10.000 abitanti, sia necessario un numero di sottoscrizioni pari ad almeno il 20 per cento degli elettori iscritti nelle liste elettorali del medesimo comune, con un numero minimo di 1250; per i comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti, sia necessario un numero di sottoscrizioni pari ad almeno il 15 per cento degli elettori iscritti nelle liste elettorali del medesimo comune, con un numero minimo di 2000.
Acque minerali, di sorgente e termali: approvata nuova legge
Con 21 voti a favore e 13 astensioni, il Consiglio regionale della Toscana ha approvato la proposta di legge che disciplina ricerca, coltivazione e utilizzo delle acque minerali, di sorgente e termali. Ad illustrare il testo in Aula prima della votazione, il presidente della commissione Sanità, Stefano Scaramelli, che ha ricordato come il testo “innalzi i livelli qualitativi dei requisiti igienico-sanitari”.
L’intervento normativo interviene sulla legge 38 del 2004 (Norme per la disciplina della ricerca, della coltivazione e dell’utilizzazione delle acque minerali, di sorgente e termali), inserendo una specifica disciplina igienico-sanitaria delle acque termali, con particolare riferimento alle modalità di autorizzazione e di accreditamento istituzionale degli stabilimenti termali.
Tra le modifiche introdotte, è stato ricordato, anche una integrazione su piscine termali e balneoterapia; disposizioni su operazione consentite e vietate sulle acque, sulle piscine termali e sulle procedure di autocontrollo delle aziende termali; la previsione delle attività sanitarie di carattere non termale che possono essere svolte negli stabilimenti. Viene inoltre disciplinato l’accreditamento istituzionale degli stabilimenti termali che intendono erogare prestazioni per conto del servizio sanitario regionale, prevedendo che esso venga rilasciato previo accertamento del possesso di requisiti generali e specifici per cicli di cure termali. Il testo contiene poi una disciplina della tipologia, dei criteri e dei procedimenti di autorizzazione di attività puntualmente elencate (come l’esercizio di stabilimento termale, la produzione a scopo terapeutico di sali minerali, l’imbottigliamento di acqua termale), nonché le cause di cessazione, sospensione e decadenza delle autorizzazioni. Viene infine fissato un termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore delle modifiche regolamentari per l’adeguamento degli stabilimenti termali in esercizio ai requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi di natura autorizzatoria, e ai requisiti generali e specifici per cicli di cure termali richiesti ai fini dell’accreditamento. Per l’adozione delle procedure di autocontrollo, invece, il termine di sei mesi decorre direttamente dalla data di entrata in vigore della legge, poiché la norma che prevede tali procedure non necessita di attuazione regolamentare.
Nel corso del dibattito, il presidente della commissione Sviluppo rurale Gianni Anselmi (Pd), ha rilevato il “metodo aperto e sano” di conduzione del dibattito, nel corso delle audizioni, del presidente Scaramelli.
In sede di dichiarazione di voto, Paolo Sarti (Sì – Toscana a sinistra) ha annunciato il voto a favore rilevando come sia “necessario puntare sull’attività medico-scientifica”.
L’Aula si è espressa anche su due proposte di risoluzioni collegate alla legge approvato quella presentata dal Pd e respingendo quella a firma dle Movimento 5 stelle. L’atto della maggioranza, illustrato da Scaramelli, impegna la Giunta ad un aggiornamento della legge 38/2004 in particolare prevedendo, “per le zone nelle quali siano presenti o siano previste attività di carattere geotermico, “norme più cautelative e divieti più circostanziati”; così come un “rafforzamento delle attività di promozione e valorizzazione delle risorse termali regionali”.
Scaramelli e Anselmi (PD): “Maggiori garanzie per utenti e nuove opportunità per le imprese”
Minore burocrazia, maggiori standard qualitativi igienico sanitario, opportunità di vendere prodotti anche non termali, differenziazione tra piscine con funzione terapeutica da quelle ludiche. Riconoscimento delle città termali e distanze minime da siti geotermici.
Via libera dell’aula consiliare alla Proposta di legge che modifica la disciplina della coltivazione e dell’utilizzo delle acque minerali, di sorgente e termali. Approvata anche la risoluzione collegata presentata dal gruppo del Partito Democratico.
Stefano Scaramelli e Gianni Anselmi, presidenti della II e della III commissione, avevano commentato così la Pdl dopo l’approvazione dalle commissioni in seduta congiunta: “Un atto importante, frutto del confronto con i rappresentanti delle città termali e le associazioni di categoria e del lavoro congiunto delle due commissioni con l’assessorato, che interviene su un settore delicato e strategico per la Toscana riducendo la burocrazia e rafforzando le garanzie per aziende e utenti”.
Il testo interviene inserendo una specifica disciplina igienico-sanitaria delle acque termali, con particolare riferimento alle modalità di autorizzazione e di accreditamento istituzionale degli stabilimenti termali. Queste le principali novità introdotte per gli stabilimenti termali: la possibilità di commercializzazione anche di prodotti non legati alle proprietà terapeutiche delle acque termali; la semplificazione degli iter burocratici per alcune tipologie di modifiche per le quali non è più necessaria l’autorizzazione, ma è sufficiente una comunicazione; l’aumento del livello qualitativo; la distinzione del quadro normativo delle acque delle piscine terapeutiche da quello delle piscine ludiche.
“Per rafforzare la nostra azione – spiega Stefano Scaramelli –, abbiamo presentato anche una risoluzione con la quale chiediamo che le concessioni tornino di competenza regionale e affrontiamo il tema del valore strategico delle città termali.
In particolare impegniamo la Giunta regionale a: valutare la possibilità di prevedere norme più cautelative e divieti più circostanziati per le aree in cui quali siano presenti o siano previste attività di carattere geotermico, così da garantire e tutelare qualità e sostenibilità dell’utilizzo delle risorse termali; rivedere l’assegnazione delle funzioni amministrative in materia di ricerca e coltivazione delle acque termali ai Comuni considerando sia le criticità segnalate, in particolare da piccoli comuni, legate alla mancanza di competenze e strutture tecniche adeguate per effettuare le necessarie valutazioni idrogeologiche, sia la possibilità di conflitto d’interesse che può nascere quando il Comune è sia soggetto richiedente sia concedente della concessione e i bacini di ricarica delle falde di acqua termale, in alcuni casi, si estendono in aree che comprendono più territori comunali; infine, di prevedere un rafforzamento delle attività di promozione e valorizzazione delle risorse termali regionali, anche con strumenti di carattere finanziario, recuperando le città termali come identità tipiche toscane e dedicandogli una tutela particolare, prevedendo, altresì, tra gli obiettivi di valorizzazione del termalismo il recupero di risorse e stabilimenti termali esistenti ma non in uso”.
Programmazione regionale: novità nelle procedure contabili
Passa a maggioranza la modifica alla legge regionale in materia di programmazione economica e finanziaria e relative procedure contabili (legge numero 1 del 2015). Il nuovo testo normativo ha ottenuto il voto favorevole del gruppo del Partito democratico e il voto contrario dei gruppi di opposizione. Per garantire il pieno funzionamento del modello di programmazione, in particolare della gestione della spesa, il Consiglio regionale ha così introdotto la possibilità di aggiornare il contenuto del Documento ed economia e finanza regionale per l’anno in corso. Lo scopo è di adeguare lo strumento di attuazione delle politiche alle variazioni finanziarie. È stato il presidente della prima commissione Giacomo Bugliani (Pd) ad illustrare il provvedimento in Aula.
Gli strumenti di programmazione di settore, previsti dal Piano regionale di sviluppo 2011-2015 e non confermati dal Piano regionale di sviluppo approvato in questa legislatura, vengono prorogati fino al 31 dicembre 2016 per consentire l’adeguamento delle norme al nuovo modello di programmazione, che attribuisce al Documento di economia e finanza regionale un ruolo particolarmente significativo. Successivamente, “non verrà rielaborata tutta una serie di piani e di programmi – ha spiegato Bugliani –, cito tra questi il piano della cultura, il piano integrato delle attività internazionali, il piano di indirizzo integrato sulle politiche dell’immigrazione, il piano regionale dello sviluppo economico, il piano regionale sulla cittadinanza di genere e il piano di indirizzo per la tutela e la difesa dei consumatori e degli utenti”.
Novità anche nel procedimento di adozione della legge di stabilità, delle leggi ad essa collegate e della legge di bilancio. La Giunta dovrà presentare le proposte al Consiglio entro il 31 ottobre di ogni anno e “comunque non oltre trenta giorni dalla presentazione del disegno di legge di bilancio dello Stato”. Tale modifica, insieme all’abrogazione della disciplina per le assegnazioni con vincolo di destinazione, rappresentano l’adeguamento puntuale alla sentenza 184/2016 della Corte costituzionale dello scorso 21 giugno. Viene infine introdotta una procedura semplificata per le variazioni di piani e programmi a carattere manutentivo.
“Questo provvedimento è la conferma di un ritardo: il ritardo nella presentazione del piano regionale di sviluppo. Per porre rimedio si rimandano e si prorogano i piani”, ha dichiarato il consigliere Enrico Cantone (capogruppo M5s). Secondo il consigliere Claudio Borghi (Lega Nord, portavoce dell’opposizione) “questa è la conseguenza dell’incertezza finanziaria: non sappiamo quali sono i saldi, se ci saranno tagli. Non solo: i quadri di finanza pubblica italiani, che a cascata arrivano fino ai nostri Comuni, sono sottoposti a vincoli esterni, perché abbiamo gli ispettori dell’Unione europea al Ministero. Per una volta possiamo provare ad alzare la voce e dire che le Regioni devono essere lasciate libere?”. “Ben venga una programmazione organica più complessiva e unitaria – dichiara il consigliere Tommaso Fattori (capogruppo Sì-Toscana a sinistra) –. Qui di fatto avremo la cancellazione di dieci piani regionali, con la conseguenza che il Piano regionale di sviluppo diventa enorme. Il rischio per il Consiglio è di non poter discutere più di niente in modo separato e nel dettaglio. Il problema di fondo diventa definire garanzie di procedura per l’analisi in commissione e in aula, per non limitare possibilità di modifica e discussione e non ridurre gli spazi di confronto”.
Fonte: Ufficio Stampa
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