Caporalato, il mondo della politica e delle associazioni promette massima attenzione

Di seguito una serie di interventi riguardanti un fenomeno annoso presente purtroppo anche in Toscana:

Simoni (Pd): "Massima attenzione sul caporalato: non ci sono zone sicure"

In questi giorni la procura di Prato ha aperto un’inchiesta su episodi di caporalato in Chianti e a Figline. “Non ci possiamo nascondere dietro ad un ‘qui da noi è diverso’. La criminalità non ha alcun riguardo per i confini territoriali e non si fa problemi ad infiltrarsi ovunque sia possibile” ha dichiarato l’on. Elisa Simoni, membro della Commissione Lavoro della Camera.

“La prima cosa è riconoscere il problema: il Senato ha già approvato e la prossima settimana anche la Camera approverà una legge contro il caporalato” ha aggiunto. Lo sfruttamento dei braccianti italiani e stranieri è stato per anni ignorato, nonostante ci fossero voci dal nord al sud del paese di violenze sessuali contro lavoratrici straniere, orari e paghe inaccettabili, morti sul lavoro per colpa del caldo.

Nel 2015 le ispezioni rispetto al 2014 sono aumentate del 60% e hanno consentito di individuare 6.153 lavoratori irregolari (di cui 35 minori, dei bambini) e 713 casi di caporalato. “In questo caso, alla commistione mafiosa, si aggiunge l’aspetto odioso di sfruttamento di richiedenti asilo, persone in fuga da guerre e devastazione, costretti a diventare schiavi in un circolo di povertà senza fine” ha commentato Simoni.

“Dobbiamo tutti, a partire dai proprietari delle aziende agricole, vigilare e mantenere l’attenzione alta. Il lavoro non può essere dato in sub-affitto a cooperative sospette, non possiamo semplicemente chiudere gli occhi perché conviene. La stragrande maggioranza degli imprenditori che faticano per produrre olio e vino di qualità lo fanno senza ricorre a questi mezzi e competono sui mercati nazionali e internazionali con successo. Loro sono i nostri agricoltori. Chi è costretto a sfruttare degli esseri umani per rimanere a galla non si merita di essere chiamato imprenditore. Piuttosto: criminale” conclude l’on. Simoni.

Luca Sani (Pd): "Il caporalato in agricoltura è ormai un fenomeno nazionale. Il Parlamento ne è consapevole"

"Gli arresti che a Prato hanno riguardato persone che sfruttavano la manodopera reclutata dai caporali – sottolinea l’onorevole Luca Sani, presidente della XIII commissione Agricoltura della camera - danno testimonianza di una realtà preoccupante che evidentemente non riguarda solo il sud Italia, ma che è oramai ramificata anche nel resto del Paese e, come in questo caso, in Toscana.

Lunedì prossimo, 17 ottobre, la proposta di legge sul caporalato arriverà in aula a Montecitorio per la discussione e l’approvazione. La XIII commissione Agricoltura della Camera da parte sua – aggiunge Sani – ha espresso il proprio parere favorevole alla norma nel suo complesso, per favorirne l’approvazione entro i tempi più brevi possibili. Il segno tangibile del fatto che governo e parlamento hanno preso molto sul serio la questione del dilagare delle caporalato nelle nostre campagne, avendo ben presente che questo fenomeno costituisce una minaccia alla reputazione del made in Italy agroalimentare.

Una volta approvata la legge sul contrasto al caporalato – conclude l’onorevole Luca Sani – ci siamo dati l’obiettivo di mettere in campo una strategia di valorizzazione dei nostri prodotti agricoli all’insegna di una certificazione sociale, che garantisca la produzione nel rispetto negli standard di sicurezza sul lavoro e della normativa contrattuale e contributiva".

Caporalato, Cenni (Pd): "Qualità deve camminare con legalità certa, lavoro pulito e trasparenza"

La prossima settimana la legge sul caporalato arriverà in aula alla Camera grazie all'impegno dei ministri Martina e Orlando nonché a numerose iniziative parlamentari. Proprio alla vigilia di questo importante passo giunge il blitz delle forze dell'ordine a Tavarnelle Val di Pesa, che svela una rete di sfruttamento di immigrati come braccianti nel Chianti, con notizie di comportamenti gravissimi.

L'indagine ovviamente precisa che si tratta di una sola azienda, ed è bene sottolinearlo, come evidenzia lo stesso Procuratore Sangermano dicendo che il 99,9 delle aziende del Chianti non è toccato dall'indagine. Certo la vicende non sorprende più di tanto, purtroppo, da anni i sindacati denunciano la presenza di forme di sfruttamento in agricoltura, nelle nostre vigne, ed io stessa ho più volte presentato interrogazioni.

Ed ancora, negli anni, quando i prezzi del Chianti calavano, si sentiva parlare, più o meno sottovoce, delle modalità con le quali alcuni commercianti approfittavano delle giacenze di vino presso le cantine per lucrare sull'urgenza di liberare le cantine stesse, mettendo in ginocchio i produttori con prezzi stracciati. Forme diverse di sfruttamento e di illegalità che rischiano di inquinare e danneggiare una grande qualità e importanti sforzi se non sradicati con decisione e riconoscibilità.

Stiamo ancora festeggiando i meritati compleanni di Chianti e Vernaccia, i loro primati e la qualità. Si guarda a nuovi traguardi sul fronte della sostenibilità, dei Biodistretti, del paesaggio. Io credo che assieme a tutto questo sia giunto il momento di aggiungere un grande investimento sulle filiere etiche, rimettendo al centro dei messaggi che veicoliamo assieme alle nostre bellissime e meritevoli etichette, il lavoro pulito, di qualità e gli uomini e le donne che lo fanno.

Le leggi sono importanti, ma i comportamenti, forse, lo sono anche di più. In questa terra di Toscana abbiamo anticipato spesso le buone cose. Io penso che ci siano intelligenze ed energie per farlo anche adesso.

Decreto di legge sul caporalato, la posizione di Paolo Rossi (Confagricoltura Grosseto)

"A rischio l’occupazione per una norma che colpisce indiscriminatamente il sistema produttivo agricolo. In una fase delicata del rinnovo del contratto di lavoro provinciale degli operai agricoli, quanto si discute in questi giorni in Parlamento crea una inevitabile preoccupazione. Perciò occorre che tutte le parti sociali trovino una sintesi tale da salvaguardare le imprese oneste e quell’occupazione, che in provincia di Grosseto interessa oltre 10mila operai, che sicuramente non è sfruttata o ancor peggio discriminata".

E' questa la riflessione posta dal direttore di Confagricoltura Grosseto, Paolo Rossi, che al contempo si dice preoccupato per quanto è in discussione a Roma, circa il disegno di legge sul caporalato che va ad implementare l’articolo 603 bis del Codice Penale, introducendo pene pesanti anche per chi recluta un lavoratore senza minaccia o intimidazione, con la reclusione da 1 a 6 anni e una multa da 500 a 1000 euro per ogni lavoratore irregolarmente reclutato.

"Premettendo che condivido l’intento perseguito dal nuovo ddl, che punta a contrastare il caporalato e lo sfruttamento in agricoltura – spiega Rossi –, dobbiamo stare ben attenti a non colpire, sulla base di semplici violazioni formali, le aziende che assumono in modo regolare i dipendenti".

Secondo Confagricoltura Grosseto è dunque tutto chiaro e condivisibile, se non fosse che il ddl individua una responsabilità anche nelle imprese che incorrano in una trasgressione di tipo formale, che viene inclusa sotto la voce generica di sfruttamento e come tale sanzionata. "La legge infatti – aggiunge il direttore – compara alle altre forme di sfruttamento violazioni come la corresponsione di retribuzioni in maniera difforme dai contratti collettivi di lavoro, oppure la violazione della normativa relativa in materia di orario di lavoro, ferie, permessi, periodi di riposo, aspettativa, sicurezza e igiene sui luoghi di lavoro.

E' sufficiente anche un solo indice di sfruttamento per far scattare la sanzione o la reclusione, oltre alla possibilità per il giudice di disporre il sequestro dell’azienda. Ragione per cui anche per i datori di lavoro che assumono regolarmente i propri dipendenti possono scattare pesanti conseguenze sanzionatorie, se incorrono in qualche mancanza nella gestione dell’orario di lavoro, come ad esempio straordinari o ferie. Esiste dunque il rischio reale di trattarli con lo stesso rigore punitivo che viene riservato a chi, con violenza e minaccia, sfrutta i lavoratori e li sottopone a trattamenti degradanti e disumani". Rossi conclude auspicando che le due Camere del Parlamento concordino tempestivamente le opportune modifiche affinché il disegno di legge sia più equilibrato e vada a colpire i veri criminali.

"E’ necessario che l’ipotesi delittuosa scatti in presenza di almeno due indici di sfruttamento – puntualizza il dirigente confagricolo –, e che vengano limitate le ipotesi di sfruttamento solo a quelle gravi e reiterate. In caso contrario rischieremo una inevitabile riduzione delle coltivazioni che richiedono un maggiore impiego di manodopera, e conseguentemente un aumento della disoccupazione".

Notizie correlate



Tutte le notizie di Toscana

<< Indietro

torna a inizio pagina