
"Dopo che il centro della città di Firenze è stata teatro del film “Inferno”, e questi giorni è stata proiettata la prima, giustamente si è aperto un confronto sulle probabili conseguenze economiche per il nostro maggiore prodotto, il turismo. A parte gli aspetti da provincialismo di balera che talvolta si registrano su titoli e commenti e proposte, la questione é di notevole importanza perché si corre il rischio di interessarsi ad aspetti marginali che, tralasciando quelli di una certa consistenza, condannino questi ultimi alla marginalità… per poi esserne travolti tra un po', senza preparazione, con i soliti allarmi, le fatiscenti proposte proibizioniste (come quelle dei numeri chiusi) e la conseguente negativa ricaduta su tutta la città metropolitana.
Prima di tutto, i commercianti e gli albergatori devono capire che la città non é loro. Quando leggo di chi vuole solo fare politiche per quello che chiamano turismo di qualità (cioé quelli che spendono minimo 150 euro per una notte di albergo o minimo 70 euro per mangiare -magari male, in qualche ristorante dove tutti sono appiccicati agli altri)… quando leggo questo mi viene il voltastomaco. E già mi vedo Firenze trasformata in Venezia, in quelle stradine dove per fare 50 metri ci vogliono trenta minuti dando spintoni a destra e manca e dove se prendi un caffé ti ci vuole un mutuo (cosa che in arte accade già in alcuni locali del centro).
Per quanto mi riguarda, la qualità o é per tutti o non é. Anzi, se non diventa per tutti é solo snobbismo economico con negative ricadute metropolitane.
La preparazione della città dovrebbe vertere sulla libertà e non sulla esclusività e sul divieto. Sull'organizzazione di questa libertà e non sull'esclusione. Esempi ce ne sono a iosa, ma alcuni ne valgano per tutti:
- la netta opposizione dell'amministrazione comunale all'apertura di un ristorante Mc Donald's in piazza del Duomo, nonostante progetto e garanzie di un impatto architettonico armonioso e conforme al contesto. In tanti non amano dover spendere tanti soldi per mangiare in ristoranti li' accanto o -peggio- dover sottostare a delle qualità molto dubbiose che, li' solo per il fatto di non chiamarsi Mc Donald's, hanno invece dritto di cittadinanza;
- i biglietti da visita di ingresso alla città sono fondamentali. Cosa c'é di peggio di arrivare alla stazione SMN e fare anche un'ora di coda per prendere un taxi? Dobbiamo sempre credere a quello che ci dice la specifica corporazione? Cioé che il numero di vetture é più che sufficiente e che i rallentamenti sono dovuti solo all'imbottigliamento della città per i lavori della tramvia (in parte vero, ma non in assoluto, come ci vuole far credere questa corporazione)? No. Le vetture sono poche e le politiche del Comune gia programmate in merito sono insufficienti e minimaliste;
- l'aeroporto di Firenze/Peretola é una burletta, soprattutto rispetto alle aspirazioni e scadenze di cui stiamo parlando. Il Vespucci, oltre ai noti problemi della pista corta e in quella posizione, talvolta é chiuso: basta che ci sia una folata di vento più forte della media o una qualche intemperia di quelle che oggi sono molto frequenti visto il disastroso cambio climatico in corso per il riscaldamento dovuto ai gas ad effetto serra. Perché non riprendere in considerazione un velocissimo collegamento ferroviario con Pisa (e anche Bologna, nei limiti del possibile), senza doverlo affidare come oggi alle sfide dei pullman su strade già di per sé intasate e, di conseguenza, con incerta puntualità?
- i lavori in corso per la tramvia, utili anche per i collegamenti con alberghi non in centro e nell'area metropolitana (e quindi meno costosi), dovrebbero essere raddoppiati/triplicati per la tempistica: se fra un anno, per esempio, offriamo al turismo crescente una città nelle condizioni attuali, il caos e l'emergenza e i provvedimenti proibizionisti saranno l'unica realtà con cui confrontarsi;
- facilitare l'acceso a quei musei che oggi, per entrarci, impongono ore di coda spesso sotto le intemperie. Facilitazione numero uno é quella dell'acquisto dei biglietti in più punti possibile, senza onerosi ricarichi;
- la diffusione capillare del bike sharing. Diffusione che presuppone un intervento massiccio sulla praticabilità delle piste ciclabili (attualmente una sorta di cattedrali nel deserto) e sulla pavimentazione delle strade;
- raddoppio o triplicamento dei controlli e della presenza di polizia urbana contro la mini-delinquenza e l'abusivismo commerciale, nonché per la “gestione” civile della movida che, in alcuni quartieri come S.Croce, é diventata incubo per residenti e frequentatori;
- i gabinetti pubblici sono praticamente inesistenti. Oltre alla loro creazione e/o riapertura dove sono stati chiusi, occorrono incentivi ai pubblici esercizi perché mettano i propri servizi igienici a disposizione di chiunque e non solo dei clienti.
Queste sono solo alcune idee e suggerimenti di un comune mortale che vive in questa città e che guarda la sua fruizione con l'occhio del consumatore e dell'utente. Saranno parole al vento, a cui -se qualcuno si degnerà di prenderle in considerazione- verrà frapposta la solita odiosa e inefficiente e polverosa burorcrazia, nonché la necessità di equilibri politico-economici con le varie corporazioni che, proprio perché tali, non guardano mai al di là del proprio naso?
Per concludere, ripeto: il principio di partenza e “qualità per tutti e dovunque”. Un esempio? Ne faccio solo uno: New York".
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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