
Sono le relazioni finali della commissione di inchiesta regionale su Mps ad aprire i lavori del Consiglio della Toscana. Tra gli argomenti oggetto di interrogazioni, l'intramoenia, l'eccedenza di donazioni di sangue nella nostra regione, l''interpretazione della riforma costituzionale relativamente al personale dei gruppi consiliari. Numerose anche le mozioni iscritte all'ordine del giorno.
La presentazione della relazione di maggioranza di Marras (Pd)
«Se un merito potrà avere il lavoro svolto, oltre a quello di avere per la prima volta condotto un confronto aperto sulla vicenda, spero sia quello di spingerci a parlare del futuro della banca, del territorio senese e del tessuto economico e sociale della Toscana».
Lo ha detto Leonardo Marras, capogruppo del Pd in Consiglio regionale e vice presidente della Commissione d’inchiesta su Mps, concludendo in Aula la sua presentazione della relazione di maggioranza.
«Il nostro – ha spiegato Marras – è stato un giudizio severo, più asciutto rispetto a quello espresso nell’altra relazione, ma, crediamo, strettamente attinente al nostro ruolo. Volevamo anche sottolineare che era giusto esprimere un punto di vista, un giudizio politico del Pd, che mai come in passato è stato così netto e chiaro. Le responsabilità del disastro che ha portato a dilapidare un patrimonio immenso, quello della banca, costruito attraverso secoli di storia, sono com’è noto attribuibili a più parti. Le operazioni di finanza spericolata e l'acquisizione di Antonveneta sono oggetto del lavoro della magistratura. Vi sono poi responsabilità politiche a partire, ma non solo, dal Pd. Mps era ed è un soggetto internazionale che rispondeva a un cervello e ad esigenze locali, con un difesa della senesità durata fino a pochi anni fa ed è stata trasversale a tutte le forze politiche della città. Un passaggio decisivo c’è stato con l’avvento della legge sull’elezione diretta del sindaco, quando a partire dal sindaco Piccini, il controllo delle istituzioni e quindi della politica sulla banca si fa più stringente.
Da lì in avanti c’è stata una vera e propria ostinazione nel voler mantenere a tutti i costi il 51% delle azioni della banca da parte della Fondazione anche quando non vi erano più le condizioni storiche e di mercato. Siamo poi tardivamente arrivati, come ha scritto Roberto Barzanti, al palindromo con la virgola, dal 51% al 1,5% attuale, senza più alcuni potere e con un patrimonio ridotto ai minimi termini. Ma la risposta – ha detto Marras replicando a Giannarelli (M5S) – non può e non deve essere la nazionalizzazione, non è questa la strada: se davvero si vuole allontanare la politica dalla gestione delle banche bisogna fare l’esatto contrario, decida il mercato.
Il nostro compito, adesso, è diverso: bisogna ensare alle sorti della prima azienda della regione e dei suoi oltre 27mila dipendenti. Pensando al ruolo che avuto in passato la banca anche nei confronti del credito all’impresa, anche grazie al quale la Toscana è diventata la quarta regione industriale del paese e in questo quadro riflettere sugli strumenti che abbiamo oggi, a partire da Fidi Toscana. E, infine, - ha concluso Marras – dobbiamo pensare a Siena, che fino a pochi anni fa era “autosufficiente” proprio grazie alle straordinarie risorse riversata da Mps e che oggi non lo è più e deve essere ricompresa a pieno titolo nelle politiche regionali».
Mps, Giannarelli: "Attivare una commissione d’inchiesta parlamentare"
“Rendere pubblico il lavoro della prima commissione d’inchiesta nella storia istituita sul più grande scandalo finanziario d’Europa, uno scandalo che è avvenuto in Toscana e riguarda la più antica banca del mondo: il Monte dei Paschi di Siena”. Il presidente della commissione regionale d’inchiesta Mps Giacomo Giannarelli (M5S) ha aperto così la sua relazione in aula. “Uno scandalo – ha detto - pagato dai cittadini, dai piccoli risparmiatori, dai lavoratori e dipendenti dell’istituto, dalle piccole imprese e famiglie a cui è stato ridotto il credito, da tutta la comunità toscana e italiana che è stata privata di una ricchezza di circa 50 miliardi di euro”.
Dopo aver ricordato il lavoro della commissione, Giannarelli ha ribadito i nomi dei convocati che non si sono presentati come il “presidente Rossi, l’ex presidente Martini e l’ex presidente del Consiglio regionale Alberto Monaci e poi Ceccuzzi, Grilli, Tremonti, Saccomanni e poi delle figure apicali presenti e passate della banca come lo stesso Viola, Tononi e Profumo. Non è venuto e non ha voluto rilasciare risposte scritte Vegas di Consob”.
Tra le gravi responsabilità accertate dalla commissione, Giannarelli ha evidenziato quelle “della politica nel gestire le risorse e il patrimonio della fondazione e della banca più antica del mondo”; “gli intrecci di poteri forti che hanno causato danni economici ai risparmiatori e minato la stabilità dell’erogazione del credito alle imprese” e “le responsabilità degli organismi di controllo (banca d’italia, consob, ministero del tesoro, bce). Giannarelli è passato poi ai numeri: “50 miliardi, il valore perso dalla privatizzazione MPS, dal 1995 ad oggi”; “47 miliardi, i crediti deteriorati lordi MPS”; “oltre il 56 per cento delle sofferenze nette è relativa ad attività oltre 1 milione di euro”; “99,73 per cento la diminuzione del valore delle azioni MPS dal 26 luglio 2006 al 26 luglio 2016”; “550 milioni, l’attuale patrimonio della Fondazione MPS (nel 2008 era 5,7 Miliardi) circa – 90% in 8 anni”; “9,25 miliardi, il prezzo che MPS pagò a Banco Santader per comprare Antonveneta”; “18 miliardi, il costo complessivo dell’operazione Antonveneta, operazione approvata da Banca d’Italia con governatore Mario Draghi il 17 marzo 2008”; “1,6 miliardi, ottenuti da MPS tramite obbligazione per contribuire al pagamento di Antonveneta: le obbligazioni furono fatte con tagli minimi da 1000 euro per renderle accessibili ai piccoli risparmiatori”; “40mila i piccoli risparmiatori che hanno comprato questi bond”. Infine, Giannarelli ha ricordato gli “8mila esuberi indicati nel piano di risanamento entro il 2017” e gli “8 miliardi bruciati con gli ultimi due aumenti di capitale”.
Il presidente ha parlato dei punti di divisione con la relazione fatta dal Partito democratico, soprattutto in merito alla “responsabilità sulla vicenda Antonveneta e al contesto del dissesto”, al “groviglio armonioso, agli intrecci poteri forti più o meno occulti”, alla “peculiarità toscana del sistema partitico clientelare”.
Tra le proposte avanzate da Giannarelli l’”attivazione di una commissione d’inchiesta parlamentare sulla vicenda per arrivare alla nazionalizzazione della banca MPS con integrale tutela dei risparmiatori”; la “riforma della Banca d’Italia in Istituto di diritto pubblico le cui quote, inalienabili, dovrebbero essere detenute solo dallo Stato Italiano” e la “riforma della Consob che dovrebbe assicurare la tutela dei risparmiatori e la trasparenza sui mercati finanziari”.
Mps, l’intervento di Stefano Scaramelli (Pd)
Nel corso del dibattito sulle relazioni conclusive della commissione d’inchiesta su Mps, è intervenuto in aula anche il consigliere regionale del Pd eletto in provincia di Siena, Stefano Scaramelli.
«E’ vero, uno degli errori compiuti in passato è stato fatto dai governi nazionali che negli anni scorsi non si sono attivati, come invece accaduto in altri paesi europei, per salvare la banca – ha detto Scaramelli -. Oggi, il governo Renzi fa bene a muoversi, perché, non lo dimentichiamo, in questo momento il Tesoro è il primo azionista di Mps. C’è chi pensa alla nazionalizzazione – ha aggiunto Scaramelli rivolto all’opposizione – noi, al contrario, pensiamo che la risposta debba essere il mercato, consapevoli che il quadro normativo europeo è mutato. Il sottoscritto, già nel 2012, chiese il commissariamento della banca e fu un errore non farlo.
Come errori sono stati fatti dalla Fondazione Mps. Mi riferisco in particolare al 2015 quando la Fondazione non avrebbe dovuto partecipare a quell’aumento di capitale con cui ha visto diluire la propria quota nella banca. Una partecipazione all’aumento di capitale che ha portato la Fondazione Mps a bruciare nel mercato 150 milioni di euro. Una cifra che sommata ai 500 milioni di patrimonio che possedeva all’epoca, oggi, le avrebbe consentito di essere il socio di riferimento di Banca Mps. Un soggetto in grado di dare stabilità e relazioni al territorio. Con il lavoro della commissione d’inchiesta è stata fatta un’azione importante: la riflessione sugli errori del passato, indispensabile per evitare di non commetterne altri in futuro.
Ho apprezzato nel dibattito di oggi la correttezza istituzionale e politica, le posizioni differenti e la collaborazione di tutti i gruppi politici tesi all’obiettivo comune, la risoluzione del problema. Le speculazioni politiche, come gli auspici di fallimento, non fanno bene ai risparmiatori, ai lavoratori della banca, ai cittadini, all'Italia. E su questa linea ricordo come più volte, dal 2012 insieme all’attuale capo del governo Matteo Renzi, dicemmo che la politica doveva stare fuori dalle banche. Quella politica che in passato ha determinato non solo acquisizioni sbagliate ma anche ingerenze nelle concessioni del credito. C’è una nuova classe dirigente nel Pd, che sta cercando di cambiare, anche nell’assunzione di errori non derivanti da azioni proprie, ma di chi ci ha preceduti, puntando all’obiettivo di dare un futuro ai risparmiatori e ai 24.000 lavoratori della banca».
Mps: il dibattito sulle conclusioni della Commissione d’inchiesta
“La storia di Mps racconta la storia di un partito che vuole controllare integralmente le attività dei territori su cui governa, è prima di tutto un problema di impostazione culturale e politica” ha osservato Stefano Mugnai (Forza Italia). “I cittadini rimangono attoniti rispetto alla completa impunità di cui godono i responsabili di questa vicenda – ha aggiunto Mugnai -. E’ clamoroso che nessuno sia chiamato a rispondere di un disastro come questo”. E, ha avvertito il consigliere, “è estremamente pericoloso che tutte le scelte del governo riguardo a Mps siano posticipate. Si stanno perdendo settimane preziose e questo sicuramente avrà un costo, a fare le spese di ciò come sempre saranno i correntisti”.
“La responsabilità politica del Pd è oggettiva e la nuova classe dirigente di questo si è fatta carico”. E’ questo il giudizio di Stefano Scaramelli (Pd), per il quale “il passaggio cruciale sta nel governo diretto del credito da parte della politica, fatto questo avvenuto non solo a livello locale ma anche nazionale”. E’ emerso, inoltre, che “la Regione Toscana e il Consiglio regionale non hanno svolto quelle che erano le loro funzioni in questa vicenda”. Scaramelli ha commentato che “la Fondazione ha commesso errori incredibili, fra cui quello di partecipare all’aumento di capitale quando non c’erano prospettive chiare per la banca. Così sono stati bruciati milioni di euro, mentre oggi la Fondazione avrebbe potuto essere primo azionista, un socio stabile legato al territorio”. E la responsabilità di questo, ha concluso il consigliere, “è in primo luogo di chi governava il territorio”. Per Scaramelli “la soluzione proposta dal governo è positiva. Bisogna guardare alla risoluzione del problema e non alla speculazione politica”.
Simone Bezzini (Pd) ha ricordato che le conclusioni a cui si è giunti con il lavoro della Commissione “non sono lontane da quelle autocritiche, e alla conseguente svolta in discontinuità, fatte dalle istituzioni elettive senesi dal 2011. Autocritiche sicuramente tardive, ma che hanno portato a drammatiche battaglie politiche”. Secondo Bezzini c’è stata una miscela esplosiva composta da errori del management, da una crisi generale che ha amplificato gli effetti di questi errori, dal procrastinare scelte “che hanno prodotto un’elevata concentrazione del rischio”. “Ma in quest’ultimo caso – ha aggiunto il consigliere – le responsabilità non sono state solo del Pd e non solo della politica locale, perché non è stata solo la politica a essere coinvolta nella formazione della classe dirigente. Il Pd ha chiesto scusa, altri soggetti dovrebbero fare altrettanto”. Adesso, ha concluso Bezzini, rimangono alcuni interrogativi a cui rispondere, riguardo all’operazione Antonveneta e Banca 121, ma anche “se vi sia stato un costo aggiuntivo dovuto all’approccio sistemico avuto dalla banca”.
Giacomo Giannarelli (M5S) ha sottolineato che “abbiamo ricostruito un mosaico che ci fa puntare il dito contro un intero sistema, contro un intreccio diabolico che porta i risparmiatori a essere sempre le prime e le vere vittime”. “Per questo – ha detto il consigliere – abbiamo chiesto a gran voce ‘fuori i nomi’, fateci avere la lista di chi ha preso i soldi e non li ha restituiti, dei responsabili di quei 47 miliardi di crediti deteriorati. Ma questi nomi non saltano fuori”. “Pretendiamo discontinuità, onestà, terzietà e trasparenza – ha commentato ancora Giannarelli -. Invece Morelli non è idoneo a ricoprire il ruolo, e ci domandiamo perché Renzi lo abbia voluto. Banca Italia lo ha multato nel 2013 per un’operazione legata a Banca Antonveneta. Non possiamo permetterci che si continuino a fare favori a J.P. Morgan, chiediamo che Morelli faccia un passo indietro e che si affronti la questione Mps con strumenti diversi rispetto al passato”.
Al termine del dibattito è stata presentata, e poi ritirata, una proposta di risoluzione del gruppo Sì Toscana a Sinistra, che chiedeva allo Stato di entrare nell’azionariato di Mps e al Parlamento di istituire una Commissione di inchiesta. Da parte degli altri gruppi è stata fatta osservare l’inopportunità di presentare proposte di risoluzione in aula a seguito del lavoro di una commissione d’inchiesta regionale.
Fattori (Sì Toscana a Sinistra): “Il Governo si fa dettare la linea da JP Morgan, ma per evitare il bail-in l’unica strada è la nazionalizzazione e il delisting del titolo”. “Parlamento attivi subito la Commissione d’inchiesta e discuta la separazione fra banche d’investimento e commerciali”.
Intervento di Tommaso Fattori, Consigliere regionale di Sì Toscana a Sinistra, durante il dibattito sulle relazioni finali della commissione d’inchiesta in merito alla Fondazione e alla Banca Montepaschi di Siena e i rapporti con la Regione Toscana.
“Siamo davanti a un sistema bancario interamente privatizzato che fa acqua da tutte le parti, all’incapacità della politica di fare le riforme necessarie, partendo dalla sacrosanta separazione fra banche d’investimento e banche commerciali”.
“La chiave della vicenda MPS, da cui si dovrebbe inevitabilmente partire, è prima di tutto l’elenco dei nomi di chi ha intascato denaro e non ha poi restituito i prestiti, ma nessuna responsabilità è stata finora accertata, così come non è stata attivata una commissione d’inchiesta parlamentare: quindi l’evidenza dell’incapacità dei controllori di controllare e di individuare responsabili e colpevoli”.
“Il problema è che la vicenda non è per niente chiusa, si sono compiuti errori e disastri, e si continua a compierli”. “Le stesse forze politiche che, con pratiche consociative, hanno utilizzato MPS come un bancomat, generando così una montagna di crediti inesigibili, e che hanno coperto e promosso l’acquisto di Antonveneta a un prezzo strabiliante e fuori mercato, oggi stanno avviando il terzo gruppo bancario italiano verso il bail-in, cioè verso il baratro, scaricando tutto su azionisti, obbligazionisti e risparmiatori”.
“Per evitare questa catastrofe l’unica strada possibile è l’immediata cancellazione, delisting, del titolo azionario dal listino di Borsa, per l’assoluta sproporzione fra valore e capitale a bilancio, e la nazionalizzazione di MPS, cui far seguire un rigoroso risanamento con indirizzi chiari da parte del Parlamento”.
“Non c’è, infatti, alcuna possibile soluzione sul mercato privato, dove è impossibile trovare i cinque miliardi necessari per la ricapitalizzazione, per non dire dei dieci miliardi necessari per riassorbire i crediti deteriorati: nessuna banca italiana si può permettere l’operazione e se anche Credit Agricole fosse interessato all’acquisizione, gli converrebbe aspettare bail-in”.
“La strada della nazionalizzazione è stata percorsa negli Stati Uniti Obama con Bank of America, in Gran Bretagna con la Royal Bank of Scotland, e per altre banche tedesche e francesi: mentre i paesi che sono stati colpiti dalla crisi post-Lehman Brothers provvedevano, infatti, a ricapitalizzare le banche, da noi non si è nemmeno abbozzato un piano e si continua con un ostinato pregiudizio ideologico sul ruolo delle Stato”. “Siamo passati in pochi decenni da un sistema prevalentemente pubblico a uno totalmente privato, senza alcun risultato per quanto riguarda il costo dei conti correnti, l’accesso al credito, l’efficienza dei servizi”. “Altresì un sistema sostenuto anche dalla finanza pubblica potrebbe favorire nuove politiche industriali, dallo sviluppo delle rinnovabili alla conversione ecologica delle produzioni, e ridare respiro a particolari settori, stimolando anche la concorrenza col privato”.
“La nazionalizzazione è anche possibile con le nuove norme europee, attraverso uno specifico accordo tra il Governo e l’Unione Europea che autorizzi l’“intervento pubblico precauzionale”, contemplato dalla direttiva europea “Bank Recovery and Resolution Directive” sulle risoluzioni bancarie - cosiddette bail-in, senza che questo sia considerato aiuto di Stato”.
“Dobbiamo evitare che al disastro si aggiunga disastro: un esito negativo della vicenda MPS potrebbe fare nuovamente implodere il sistema bancario italiano e scatenare una nuova crisi finanziaria globale”. “La cessione a prezzi di svalutazione dell’istituto senese a un Gruppo estero è una possibilità concreta allo stato attuale e si tratterebbe di un passaggio che, oltre ad assestare un duro colpo alle possibilità di sviluppo del sistema economico toscano e nazionale, significherebbe da subito un grave rischio per gli attuali dipendenti dell’Istituto, circa 24mila unità tra diretti e indiretti a livello nazionale”.
“Ora quindi il Governo Renzi deve dimostrare di non essere al servizio di JP Morgan, con il cui Presidente Renzi si consulta in incontri poco chiari e trasparenti in nome d’interessi privatissimi”. “Non si possono rimandare irresponsabilmente le decisioni e perdere tempo per non essere costretti a scelte difficili in piena campagna referendaria: Renzi così facendo sarà il responsabile della svendita a prezzi stracciati del terzo gruppo bancario a qualche speculatore straniero, della cancellazione dei risparmi di migliaia di persone e del credito vitale per pezzi della nostra economia”.
Borghi (LN) su Mps
“La mancanza enorme sta in chi doveva controllare, magistratura e Banca d’Italia”. Così interviene nel dibattito il portavoce dell’opposizione Claudio Borghi (Lega Nord). “Si tratta di una storia – ha detto Borghi - che al momento non ha visto colpevoli e questo è segno di una grave deficienza dei sistemi di controllo della Regione, del sistema bancario, dello Stato”. “Come fanno – si è domandato Borghi - a sparire 40 miliardi e non avere almeno un’ala di carcere piena di gente responsabile per questo?”. Borghi ha ricordato che “sulla questione Antonveneta non si volle indagare”, nonostante l’esposto di Lega Nord nel 2008. Il portavoce ha evidenziato le responsabilità di chi attuò questa operazione, dell’opposizione che non fece notare le anomalie, della magistratura e infine, “la responsabilità clamorosa di Bankitalia, che non vigilò e che avrebbe dovuto impedire l’acquisto della banca”.
“Stanno pensando di fare una conversione in azioni, con un inevitabile azzeramento del loro valore – ha concluso Borghi – A pagare è chi non c’entrava nulla”. “La soluzione della vicenda è la nazionalizzazione – ha aggiunto Borghi- l’alternativa è quella di far pagare i risparmiatori. Dovrebbero pagare Banca d’Italia e BCE, invece si è deciso che queste cose le sistemiamo con decisione politica”.
In conclusione, “dov’erano i guardiani, dov’erano i controlli? Tutti hanno dormito anche in presenza di denunce per cui quello che emerge qui è che ci sono carenze gravissime nel nostro sistema. Adesso è necessario trovare i responsabili e dare punizioni esemplari a chi non ha vigilato per assicurae i cittadini e far capire che non saranno loro a pagare”.
Mps, l’intervento di Simone Bezzini (Pd)
Nel corso del dibattito sulle relazioni conclusive della commissione d’inchiesta su Mps, è intervenuto in aula anche il consigliere regionale del Pd eletto in provincia di Siena, Simone Bezzini.
«Proprio in chi fa parte di una classe dirigente che ha responsabilità politiche e si sente il peso sulle spalle di una situazione pesantissima e non lo nasconde, vi è il bisogno di fare chiarezza in via definitiva su una vicenda che ha prodotto una drammatica distruzione di valore. – ha esordito Bezzini - La ricostruzione dei fatti effettuata dalla commissione non porta novità a quanto già conosciuto da anni Eppure non voglio sottovalutare o sminuire il lavoro fatto, anche perché sono consapevole delle difficoltà incontrate e della limitatezza degli strumenti a disposizione. Forse anche la tempistica in cui il lavoro si è collocato non ha aiutato: troppo tardi rispetto all'esplodere della vicenda, troppo presto ad esempio per poter conoscere l'esito delle partite giudiziarie aperte.
Apprezzo lo sforzo fatto da Marras per trarre dagli elementi di conoscenza un giudizio serio, severo e senza sconti per nessuno. Anche nella relazione delle opposizioni vi sono spunti che hanno un fondamento e che fanno riflettere, uniti però ad aspetti caricaturali o intrisi da esigenze di lotta politica che comprendo, ma che forse sarebbe stato meglio aver tenuto fuori da una vicenda così grave e delicata. La discontinuità – ha proseguito Bezzini – com’è stato detto è stata sicuramente tardiva e aggiungo: certamente tardiva, ma comunque precedente a quella di altre istituzioni o autorità che avrebbero potuto agire prima e con più efficacia. Già nell’estate 2011 – ha ricordato Bezzini – le istituzioni elettive espressero le loro preoccupazioni a vertici di banca e fondazione pur non avendo riscontri documentali sulle criticità».
E a, questo proposito, ha citato una sua relazione fatta al Consiglio provinciale di Siena nel giugno 2012 , in cui, parlando di Mps dichiarò che serviva “un’assunzione di responsabilità politica e una chiara e netta autocritica”.
Tornando al dibattito odierno, Bezzini ha poi affermato che «La miscela esplosiva che ha portato a una drammatica distruzione di valore, è composta da tre elementi: gli errori del management nella gestione e in operazioni come l'acquisizione di Antoveneta. Vedremo dall'esito dei processi se vi saranno responsabilità penali, civili e amministrative. Antoveneta e i crediti deteriorati sono senza dubbio i fattori più dirompenti che hanno scatenato la crisi; la crisi generale che ha amplificato gli impatti negativi degli errori; l’aver procrastinato la logica dell’istituto di diritto pubblico in Mps attraverso il controllo maggioritario della Fondazione.
Tale logica ha prodotto guasti in diversi settori: elevata concentrazione del rischio dovuta a una scarsa differenziazione del patrimonio della Fondazione; maggior costo del percorso di crescita dimensionale della banca; costruzione delle classi dirigenti per logiche di appartenenza. Le responsabilità più grandi della politica locale sono legate a quest’ultimo punto e al non aver voluto affrontare con un ragionamento di realismo e verità quel sentire diffuso nella società senese. Un approccio consociativo che andava oltre le logiche maggioranza-minoranza. Dire che il Pd ha responsabilità primarie di natura politica è vero, dire che le ha solo il Pd è falso. Allo stesso tempo – ha affermato il consigliere – sarebbe sbagliato concentrarsi solo sulla dimensione locale. Insomma io credo che il Pd senese debba chiedere scusa, ma molti altri soggetti dovrebbero fare quantomeno una seria autocritica.
Permangono ora due grandi interrogativi: le operazioni su banca 121 e Antoveneta (sulle quali emerge anche la necessità di una riflessione critica sul ruolo delle autorità di vigilanza) e quello sulla cosiddetta logica sistemica, perché anche sulla base di quanto emerso sui crediti deteriorati, bisogna capire se vi sia stato un costo aggiuntivo derivante da usi impropri nell’approccio sistemico avuto dalla banca. Salta sicuramente agli occhi che la grande maggioranza dei crediti deteriorati non sia né ascrivibile al territorio senese né a quello toscano. Di fronte all'autocritica e alla discontinuità avviate in sede locale e all'inizio del percorso di ristrutturazione della banca , non c'è stato un sufficiente sostegno tra il 2012 e il 2013 delle istituzioni nazionali ed europee. Si dice che in Europa gli aiuti di stato alle banche ammontino ad oltre 800 miliardi di euro.
Il supporto che Mps ha ricevuto in quella fase dallo Stato è stato un prestito di 4 miliardi con interessi pari al 9%. Ciò la dice lunga sulla differenza di trattamento che le crisi bancarie europee hanno avuto.
Oggi – ha concluso Bezzini - siamo di fronte certamente a una situazione drammatica che riguarda la più grande azienda della Toscana e il compito primario della politica dovrebbe essere quello di dare risposte per i territori, i risparmiatori, i lavoratori e le imprese. Mi auguro che il lavoro in corso per mettere in sicurezza Mps abbia successo e che per quanto riguarda il territorio vengano preservate le funzioni direzionali e i poli dell’indotto, salvaguardando quindi importanti presidi occupazionali».
Fonte: Consiglio regionale della Toscana
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