Nencini ricorda Massimo Bogianckino: "Sindaco atipico di rigore francescano"

Riccardo Nencini (foto gonews.it)

Benché trattenuto a Roma da impegni di governo, il sottosegretario ai trasporti Riccardo Nencini ha voluto comunque partecipare al memorial dedicato a Massimo Bogianckino in occasione della presentazione del libro dello storico Zeffiro Ciuffoletti sui suoi quattro anni di sindaco di Firenze (1985-1989). Ecco il testo del messaggio, letto oggi in Palazzo Vecchio nel corso della cerimonia, in cui Nencini ricorda quella promettente stagione di cui fu lui stesso protagonista.

‘IN RICORDO DI MASSIMO. L'ho conosciuto bene. Massimo era sindaco da quattro anni, io ero stato appena eletto segretario del PSI fiorentino. Lo incontrai nel suo studio. Elegante, raffinato, cosmopolita. Sul tavolo, in bella vista, una foto con Mitterrand e Jack Lang. Sullo sfondo Parigi, la città che amava di più con Firenze. All'Opera di Parigi aveva dedicato la sua creatività artistica, il suo genio musicale, e ne era stato ricambiato con tutti gli onori.

Quando tornò a Firenze, lo fece sulla scia di un prestigio straordinario. Era conosciuto più nel mondo che nella sua regione. Non c'è dubbio, fu un sindaco atipico in un tempo in cui la politica occupava molti spazi. Forse Argan, a Roma, può essere paragonato a Bogianckino.

Uomini di cultura prestati al servizio pubblico. Non ne approfittò mai. Di una sobrietà francescana e di un rigore impareggiabile. Governò la città con una maggioranza 'eretica': i liberali in una giunta di centro-sinistra col PCI al posto della Dc non si erano mai visti. Ma la formula funzionò e Scarlino, il re degli eretici, il suo mestiere lo fece dignitosamente.

Devo dirlo: furono decisivi Michele Ventura e Nicola Cariglia, i due vice sindaci e 'uomini di fatica' dell'esecutivo. Rattoppavano, raccordavano, pacificavano. Funzionò fino al 1989 quando la segreteria di Occhetto - era primavera inoltrata - fece franare l'impegno già assunto dalla Giunta sullo sviluppo a nord/ovest. Con quel voltafaccia, la giunta si spense. Massimo, nell'estate, si ammalò gravemente.

Andai a trovarlo in ospedale, a S. Moritz. Parlava appena. Fu un incontro brevissimo, ma mi fu sufficiente a capire che la forza per proseguire l'aveva abbandonato. È' stato un sindaco giusto che ha dato il meglio di sé nel binomio con Giorgio Morales, allora assessore alla cultura. Una bella coppia.

Massimo restò socialista fino alla fine dei suoi giorni. Del socialismo aveva un'idea romantica, turatiana. Era un riformista pronto alle sfide. È' grazie a quel filone, il filone del 'socialismo umanitario', che l'Italia è diventata un paese più libero e più civile. Firenze non fu affatto da meno. Riccardo Nencini’.

Fonte: Ufficio Stampa

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