“Non vogliamo che il referendum sia usato per una contesa interna al PD. E’ un’occasione per il Paese, ha sbagliato Renzi a personalizzare all’inizio, sbaglia ora chi vota no perché vuole dare un segnale. Per quello ci sarà il congresso.Vogliamo un sistema decisionale più efficiente, meno conflitti tra Stato e Regioni, nuovi spazi di democrazia diretta: di questo vogliamo discutere, non con toni da “populismo costituzionale” per cui cambiamo la carta per risparmiare gli stipendi dei Senatori né accusando di deriva autoritaria la riforma che invece sposta il potere verso il Parlamento, quindi i cittadini.
Non ci piace una campagna che arriva al populismo costituzionale facendo del taglio delle poltrone e di alcuni enti il fulcro del racconto della riforma, e siamo troppo rispettosi della Costituzione per piegare questo referendum a strumento per esprimere un giudizio sul Governo o su Renzi, ancorché per farne un momento di legittimazione o di dialettica interna a un partito.
Ci sarà tempo per mettere in discussione la linea politica e le politiche del PD, oggi siamo a chiamati a discutere di Costituzione, nel merito, cercando di evitare il tifo da stadio e la demagogia.
In questi anni abbiamo applaudito la legge sulle unioni civili, il reddito di inserimento sociale, la legge sul dopo di noi, la battaglia di umanità sui migranti, ma anche criticato passaggi come l’abolizione della TASI anche per le famiglie benestanti, gli attacchi al sindacato, l’invito all’astensione al referendum sulle trivelle, l’Italicum.
Lo abbiamo fatto stando nel merito, e vorremmo continuare a farlo.
Il referendum non sia uno scontro tra tifoserie, ma una discussione sul futuro dell’Italia.
Per questo promuoveremo dibattiti tra posizioni differenti: perché siamo convinti che non si possa dividere il Paese in buoni e cattivi ma che si debba cercare di offrire un confronto di merito che trasformi questo passaggio in una prova di maturità e civismo.”
I promotori sono il segretario regionale dei GD Raffaele Marras, il coordinatore della segreteria metropolitana del PD Andrea Giorgio, il consigliere comunale Cosimo Guccione, la segretaria cittadina dei GD Camilla Ricottini, i consiglieri di quartiere Filippo Ferrraro (Q5), Marco Burgassi (Q4), Edoardo Amato (Q1), il segretario provinciale dei GD Alessio Franchino, il coordinatore dell’associazione studentesca CSX-Firenze Alessandro Lombardi.
APPELLO
Una carta per il futuro!
I primi articoli, la parte fondamentale e non modificabile della carta, sono bellissimi e attuali.
Potremmo trovare li, oggi, le risposte a tanti dei problemi che viviamo, quello di cu c’è bisogno sta scritto li: uguaglianza, lavoro, diritti e dignità per le persone, rispetto per chi è diverso, attenzione al sapere e alla cultura, all’ambiente.
Per noi, cambiare la seconda parte della Costituzione serve a rendere l’Italia più in grado di attuare quei valori, di farlo grazie ad istituzioni più efficienti e in grado di offrire risposte alle sfide della modernità.
Votiamo si per avere:
1- Un sistema decisionale più efficiente, senza rinunciare a nessuno dei contrappesi che i costituenti vollero, serve a riportare potere nelle mani del Parlamento, quindi dei cittadini. Se i Parlamenti non decidono lo fanno altri per loro,i mercati, le grandi reti finanziarie, i gruppi di potere. Per cambiare il primo passo è ridare efficienza alle istituzioni e metterle in condizione di funzionare meglio, il secondo è dare loro forza a livello continentale, costruendo l’Europa politica.
Oggi l'80% delle leggi sono di iniziativa Governativa anche perché il Parlamento è lento e ingessato.
Superare il bicameralismo perfetto vuol dire dare più potere al Parlamento, più potere ai cittadini.
2 - Meno conflitti tra Stato e Regioni e diritti uguali per tutti, non è accettabile stare anni a risolvere i litigi tra Stato e Regioni bloccando nuove politiche per i servizi, per lo sviluppo, per l’ambiente o con un sistema in cui l’autonomia ha prodotto enormi differenze nei servizi ai cittadini, inaccettabili in uno Stato che invece dovrebbe garantire a tutti le stesse prestazioni. Dal 2001 al 2015 sono aumentati di 8 volte i casi di conflitto di attribuzione ed oggi occupano il 40% del lavoro della Corte Costituzionale.
Le scelte strategiche non possono più aspettare.
3 - Nuovi spazi per la democrazia diretta, per rispondere alla voglia di partecipazione e per rompere la distanza tra cittadini e istituzioni viene rivista l’assurda norma sul quorum: serviranno più firme ma basteranno meno votanti; ci sarà una data certa per esaminare le proposte dileggi di iniziativa popolare; sarà poi previsto, per la prima volta, il referendum propositivo e di indirizzo, uno strumento con cui i cittadini potranno farsi sentire e indirizzare le grandi scelte del Paese riportandolo al passo con la realtà.
Sarà più difficile fermare il cambiamento se chiesto dai cittadini.
Un modo per dire che la Repubblica è cosa loro.
Non ci piace una campagna che arriva al populismo costituzionale facendo del taglio delle poltrone e di alcuni enti il fulcro del racconto della riforma, e siamo troppo rispettosi della Costituzione per piegare questo referendum a strumento per esprimere un giudizio sul Governo o su Renzi, ancorché per farne un momento di legittimazione o di dialettica interna a un partito.
In questi anni abbiamo applaudito la legge sulle unioni civili, il reddito di inserimento sociale, la legge sul dopo di noi, la battaglia di umanità sui migranti, ma anche criticato passaggi come l’abolizione della TASI anche per le famiglie benestanti, gli attacchi al sindacato, l’invito all’astensione al referendum sulle trivelle, l’Italicum.
Lo abbiamo fatto stando nel merito, e vorremmo continuare a farlo.
Il referendum non sia uno scontro tra tifoserie, ma una discussione sul futuro dell’Italia.
Per questo promuoveremo dibattiti tra posizioni differenti: perché siamo convinti che non si possa dividere il Paese in buoni e cattivi ma che si debba cercare di offrire un confronto di merito che trasformi questo passaggio in una prova di maturità e civismo.
Fonte: Sinistra per il Si - Firenze
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