
Le vicende dell’Unione dei Comuni della Valdera hanno riempito, in questi mesi, le pagine dei quotidiani locali, con un susseguirsi di dichiarazioni da parte di esponenti politici di vari livelli.
In questo periodo ho deciso di evitare uscite pubbliche sul tema poiché alle discussioni per mezzo stampa, ho sempre preferito quelle nelle “sedi di Partito”, i luoghi in cui sono cresciuta e che mi hanno insegnato essere i più adatti per decidere e discutere sulle scelte politiche che poi ricadono sulle nostre comunità. In quelle sedi, nelle scorse settimane, ho esposto più volte la mia opinione, evitando altri tipi di uscite appunto che rischiano di apparire ai cittadini come lontane dai loro reali bisogni e frutto di inutili beghe interne che rischiano di finire, a mio avviso, solo per alimentare quella disaffezione alla politica che purtroppo si riscontra.
Però adesso credo di non potermi più sottrarre ad una riflessione pubblica sul tema, cercando di dare un contributo politico e non solo meramente amministrativo sull’intera vicenda.
Il quadro istituzionale odierno è in piena evoluzione e vede la nostra Regione impegnata in un processo di profonda razionalizzazione e semplificazione, giocando un ruolo da protagonista a livello nazionale: siamo la prima Regione ad avere attuato e reso operativo il riordino delle funzioni delle Province, ad aver elaborato la prima proposta organica di riassetto delle regioni lanciando l'idea dell'Italia Centrata (o Italia di Mezzo), stiamo ridefinendo la zonizzazione di funzioni e servizi, ed attuando la più significativa riforma sanitaria del Paese, con un ridisegno dei confini che superi quelli tradizionali delle province, ormai in via di estinzione.
In questo contesto avrei voluto che la Valdera avesse un ruolo da protagonista, mentre i fatti ci mostrano una realtà contradditoria che si sta frammentando: da un lato la Società della Salute, riconosciuta un’eccellenza a livello regionale, che riunisce perfettamente in sė tutti i Comuni del territorio in una gestione integrata di servizi che vede un raggiungimento costante degli obiettivi ed un’armonia di intenti da parte dei comuni coinvolti.
Dall’altro lato stiamo disperdendo l’esperienza dell’Unione dei Comuni, che ci aveva resi un'apripista all’interno del panorama regionale, mirando a creare una gestione associata di servizi che migliorasse la qualità delle proprie risposte ai bisogni dei cittadini.
Il nostro obiettivo era chiaro: ridurre costi e sprechi, fornire servizi più efficienti, realizzare economie di scala in grado di migliorare le prestazioni, costruire una visione strategica della nostra realtà che andasse aldilà delle mere scelte amministrative e puntasse ad una progettualità di lungo periodo che consentisse alla Valdera di assumere quel ruolo di rilevo che le spetta all'interno del panorama pisano e toscano.
Negli ultimi tempi questo slancio riformista ė andato perso e ha ceduto il passo di fronte alla forte crisi politica dell’Unione, iniziata già alcuni mesi fa con l’uscita di quattro dei sei Comuni dell’Alta Valdera, ai quali adesso si andrà ad aggiungere anche il Comune di Ponsacco, il comune più grande dopo Pontedera.
Una profonda autocritica su quanto sta accedendo, credo sia veramente urgente, doverosa e necessaria, perché se i risultati della Società della Salute sono lì a ricordarci il potenziale della nostra Valdera, l’Unione dei Comuni continua a perdere pezzi e quindi risulta evidente che nel secondo caso qualcosa non ha funzionato.
Prenderne atto e fare in modo che un momento critico diventi l’occasione per ripensare nuovamente, e non solo a parole, un progetto politico in cui tutti si possano riconoscere, ritengo sia segno di onestà intellettuale e volontà di investire davvero nel futuro di questo territorio.
Già negli scorsi anni, con la precedente segreteria provinciale PD, si era sentita la necessità di individuare e analizzare le criticità emerse nel tempo, per superarle e permettere all'Unione di svolgere così al meglio il compito per cui era nata.
Un percorso prezioso e lungimirante, che se portato a termine avrebbe potuto scongiurare l’attuale situazione in cui tristemente versiamo, soprattutto se, in particolare negli ultimi tempi, la politica non avesse abdicato al suo ruolo: il governo dei processi.
È un male di questa stagione, quello in cui il Partito non riesce più a dare una visione al governo delle proprie comunità, dove i Circoli si svuotano ed il Partito rischia di parlare ed esistere solo per mezzo dei suoi sindaci.
In Valdera stiamo pagando proprio questo: lo scarso coinvolgimento di tutti gli eletti, a partire dai consiglieri del più piccolo Comune fino agli assessori, e soprattutto la mancanza di un reale coordinamento politico in cui si discutesse e delineasse lo sviluppo di questa area.
Il mio contributo ha proprio questa ambizione: sollecitare il mio Partito, il Partito Democratico, a ritrovare quel protagonismo che lo faccia percepire come il soggetto che sostiene e stimola le amministrazioni e che non si appiattisce solo sulle scelte dei suoi amministratori, ma che anzi sappia valorizzare e coinvolgere la sua base, chiamata non solo a ratificare e “difendere” le scelte prese, ma a ricoprire un ruolo attivo e propositivo.
Un Partito che sappia riunire i propri amministratori attorno ad un tavolo, superando logiche correntizie e protagonismi e che sappia rilanciare, anche con forme e metodi nuovi, un territorio che, al netto delle diverse posizioni, nessuno sa realmente immaginare separato nella costruzione di una nuova progettualità che lo veda protagonista in Toscana.
Il mancato governo di situazioni di criticità come quelle che stiamo vivendo sono lì a ricordarci che adesso in Valdera serve la Politica.
Anziché riempire le pagine dei giornali proviamo a riprendere un dialogo costruttivo con tutti, che definisca le priorità del nostro territorio, in termini di servizi, trasporti, infrastrutture, politiche e sostegno alle imprese, visione strategica di area.
Siamo la cerniera fra la Città Metropolitana e la Costa, sta a noi decidere se continuare ad alimentare questa perpetua guerra fratricida fra comuni e amministratori vicini oppure scegliere di cambiare davvero, provando a immaginare un futuro unito per le nostre realtà.
Per la Valdera, per l’unità del nostro territorio, per trovare una soluzione ai problemi emersi e per un rilancio in termini di visione strategica di questo territorio sono disposta a spendere il mio tempo all'interno del Consiglio Regionale e all'interno del Partito.
Lo devo alla nostra comunità politica ma soprattutto a tutte quelle cittadine e quei cittadini che vivono o vogliono vivere nei nostri territori e si aspettano dalle Istituzioni efficienza, vicinanza, servizi, ma soprattutto un’idea di futuro.
Alessandra Nardini, Consigliera Regionale Pd
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