
"Cari colleghi,
ribadisco l'importanza della commissione di inchiesta sul Forteto e la necessità di far luce, senza ipocrisie e difese d'ufficio, sui rapporti tra la setta, la politica, le istituzioni e la pubblica amministrazione in generale.
Questo lavoro deve aiutare ulteriormente a fare chiarezza, a stimolare l'ultimo passo della giustizia e porre fine alle angosce lunghe anni delle molte vittime che hanno vissuto in quella comunità.
Per noi è importante anche che possa essere arrivato il momento, finalmente, di dare speranza e libertà a chi lavora nella cooperativa - soci e non soci, conferitori, tutto l'indotto - e guardare al futuro con la serenità che finora non c'è stata.
Il Partito Democratico non si è tirato indietro: ha dichiarato, in una recente conferenza stampa, di auspicare la conclusione unitaria della commissione e ha richiamato la Cooperativa a una discontinuità ancora più forte nell'azione di “bonifica” e rilancio, avviata dalla nuova gestione.
Detto questo, il testo della relazione è insoddisfacente. L'unanimità ottenuta così non ha alcun valore e rischia di non cogliere gli obiettivi che ci eravamo prefissi ma ne mette davanti altri, seguendo un preciso disegno politico che appartiene solo ad alcuni, ma che, sono convinto, possa essere deposto in favore della verità.
È inaccettabile, lo dico con crudezza, che dalla commissione sul Forteto, con l'accertamento delle responsabilità personali degli adepti, di funzionari pubblici, di amministratori o di alcuni dirigenti politici, si possa ricavare il teorema del “marciume toscano”, fatto di blocchi e connivenze, quasi fossero caratteristiche costitutive di tutta la Toscana, di tutta la politica che l'ha governata, di tutte le cooperative, di tutte le associazioni di categoria, di tutti i sindacati. Un giudizio sistemico che va respinto totalmente, semplicemente perché falso: una sorta di sentenza che rischia di offuscare il lavoro di accertamento del vero e l'impegno profuso dalla commissione.
Voi stessi, in qualità di commissari, siete stati più misurati nelle dichiarazioni alla stampa di quanto non sia il tenore di alcuni passi delle conclusioni della relazione che, per toni e contenuti, sono a tratti eccessivi, carenti e fuorvianti.
Per esempio: perché non tiene conto del fatto che proprio il Consiglio regionale ha permesso di far luce sulla vicenda e che anche il Partito Democratico ne è stato protagonista.
Perché parla di “coperture politiche” in generale, cosa ben diversa da quelle “colpevoli superficialità” come, insieme a Bambagioni, le abbiamo definite nella richiamata conferenza stampa di giorni fa, definizione più rispondente alla realtà dei fatti accertati.
Perché non si apprezza minimante il percorso realizzato dal nuovo corso della Cooperativa Il Forteto, che seppur insufficiente, ha prodotto alcuni risultati proprio grazie all'intervento del movimento cooperativo e al contributo del sindacato.
Perché la generalizzazione dei giudizi nei confronti di partiti di sinistra, sindacati, categorie economiche e organizzazioni del movimento cooperativo, è una forzatura strumentale che chiama direttamente o indirettamente a responsabilità gran parte della società toscana che non è mai entrata nemmeno in contatto con il Forteto.
Perché la richiesta perentoria del commissariamento della cooperativa, la cui competenza è ministeriale, messa così, senza legarla all'obiettivo della salvaguardia dell'attività e dell'occupazione, rischia di apparire soltanto distruttiva e di causare un danno, invece del beneficio necessario.
Perché il giudizio così generalizzato nei confronti del Tribunale dei minori senza alcuna distinzione di valore e attribuzione diretta di responsabilità appare irriguardoso e propone una sfiducia ingiustificata nei confronti di una istituzione che ha operato, al di fuori della vicenda del Forteto, sicuramente con coscienza, puntualità e rispetto di leggi e compiti istituzionali. Lapidare, poi, la figura di Meucci, oltre i fatti direttamente ascrivibili, quale ispiratore di comportamenti di altri verificatisi successivamente, quasi a scagionarne l'opera, appare ingiusto e offensivo verso una persona che, scomparsa, non può ribattere alle accuse rivolte.
So di dire cose per le quali, il rappresentante del Partito Democratico in commissione potrebbe ritenersi messo in discussione e per questo me ne assumo personalmente tutta la responsabilità. Non è una critica nei suoi confronti, né nei confronti degli altri colleghi della commissione. Sappiamo del lavoro svolto, dell'intensità e della cura che è stata messa in tutti questi mesi da tutti i membri della commissione ed in particolare dal presidente. E, tuttavia, se la relazione fosse stata asettica, necessariamente dura, schematica e diretta, non avrei avuto parole ma solo applausi.
È dunque importante rimediare perché il patrimonio di conoscenze e la restituzione di queste appartenga giustamente a tutti senza che rimanga in sospeso alcun dubbio.
L'esigenza di sintesi può aver tagliato concetti importanti e me ne scuso, ma spero che sia chiaro il senso di questa mia richiesta. So che in fondo la volontà di completare il lavoro nella direzione giusta riguarda tutti noi e con questo spirito vorrete accettare i miei rilievi e suggerire i passaggi indispensabili di miglioramento".
Leonardo Marras, consigliere regionale Pd
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