
I contorni della malagestione di Banca Etruria diventano sempre più torbidi: la relazione del commissario liquidatore, nelle scorse settimane, ha fatto emergere: "la concessione di finanziamenti da milioni di euro senza avere adeguate garanzie di rientro", l'autorizzazione di "prestiti ad aziende in conflitto di interessi visto che erano riconducibili ad alcuni consiglieri e allo stesso Presidente", la concessione di "consulenze inutili per oltre 17 milioni di euro".
Inoltre è acclarato che venivano corrisposti lauti stipendi e regalie ad amministratori e dirigenti di primo piano, imparagonabili a quelli corrisposti da banche di analogo livello.
Ora emergono ulteriori ed inquietanti notizie, per come riportato dalla stampa, secondo le quali i vertici di Banca Etruria, per porre rimedio ai guasti, avrebbero scientemente spinto a vendere le obbligazioni subordinate ai piccoli risparmiatori e non solo agli "istituzionali", omettendo di informare dei reali rischi in cui incorrevano e promettendo ad inconsapevoli clienti una sicurezza sugli investimenti impossibile da garantire.
Di fronte ad un quadro così grave, ci pare importante porre l'accento su alcuni fatti.
Il primo riguarda i compiti della Magistratura, chiamata a fare chiarezza per intero sull'intera vicenda e sull'operato dei vertici delle varie gestioni, senza veli e senza sconti.
Il secondo riguarda il Governo nazionale: a maggior ragione se fosse confermato l'inganno perpetrato ai risparmiatori, il decreto volto al risarcimento, giustamente contestato, ora dovrebbe essere completamente riscritto senza distinzioni e a totale copertura del maltolto.
Il terzo riguarda l'inadeguatezza, se non la deresponsabilizzazione, della Consob, la quale non ha svolto il suo ruolo volto a garantire correttezza e trasparenza a tutela dei clienti e la buona gestione della banca stessa.
Il quarto riguarda le istituzioni tutte, dal Comune al Governo nazionale. Il nostro Comune pare solo osservare il dipanarsi di una grave vicenda che richiederebbe una presenza assai più incisiva e perentoria. Il Governo, fino ad ora, ha svolto un’azione meramente difensiva e propagandistica, mentre dovrebbe avere un ruolo ben più pregnante per sostenere i validi sforzi del nuovo corso di Banca Etruria, come delle altre banche fallite, e per garantire con tutti gli strumenti a disposizione che l'iter della vendita approdi all'acquisto da parte di un soggetto forte e capace di dare risposte positive e rassicuranti ai lavoratori della banca e al nostro territorio.
Infatti, malgrado i gravissimi errori compiuti dalle vecchie gestioni, la nuova Banca Etruria mantiene al proprio interno valori importanti: radicamento in un largo territorio, grande professionalità dei lavoratori della banca, rapporti fondamentali con il vasto tessuto economico, sociale e produttivo della nostra realtà, fatto di piccole e medie imprese che, al pari di tante famiglie, fin qui hanno avuto nella banca locale il proprio riferimento e desiderano continuare ad averlo.
Fare chiarezza fino in fondo, dunque, è un dovere verso i risparmiatori, i lavoratori dell'istituto, l'intera Città ed il suo tessuto produttivo, ed è condizione imprescindibile per ridare fiducia e credibilità alla nuova Banca, nell'interesse dell'intera nostra comunità.
Fonte: SEL - SINISTRA ITALIANA FEDERAZIONE DI AREZZO
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