
Chi lo avrebbe immaginato che un gioco sul soccorso, ideato dai Volontari della Misericordia di Montelupo, avrebbe avuto tale successo.
Si potrebbe pensare che parlare di manovre e strumenti di soccorso a bambini di 4 anni possa essere un po’ precoce, ma la prova concreta ha dimostrato che è solo necessario scegliere il giusto approccio, perché sottoforma di gioco diventa un’ottima occasione di divertimento oltre che un momento molto utile per far capire anche ai più piccoli come comportarsi quando ci si fa male e a non avere timore di persone in divisa e mezzi di soccorso.
Per parlare del progetto gioco soccorso e delle iniziative con i bambini delle scuole, abbiamo pensato di fare qualche domanda a due Volontari della Misericordia di Montelupo: Monica e Matteo, che hanno sviluppato l’idea e che si impegnano per coinvolgere e far divertire i bambini portando il gioco soccorso nelle scuole e ad eventi per famiglie.
Domanda: com’è nata l’idea del gioco soccorso? Da quanto viene fatto?
Monica: abbiamo pensato di creare un gioco sul soccorso nel giugno 2015. In occasione della festa di fine anno della scuola pubblica di Montelupo, ci è stato chiesto dall’Associazione dei genitori di Montelupo (Genimon) di prendere parte all’evento con attività che potessero intrattenere i bambini. In occasione di quell’evento è nata l’idea del gioco soccorso.
Domanda: che tipo di approccio usate per coinvolgere e far divertire i bambini?
Monica: il modo migliore per catturare l’attenzione dei bambini è coinvolgerli con l’aspetto ludico, un gioco che permetta loro di sperimentare e di imparare facendo. Per “rompere il ghiaccio” partiamo con alcune domande alle quali tipicamente i bambini fanno a gara per rispondere: “sapete chi siamo e cosa facciamo?”, “avete mai visto passare un’ambulanza“ “secondo voi perché viene chiamata l’ambulanza?”. Cerchiamo di mantenere viva l’attenzione facendo sperimentare che attraverso il gioco è possibile raccontare situazioni che si possono anche vivere nella realtà, senza averne paura.
Domanda: che reazioni hanno i bambini di fronte a prove simulate e strumenti del soccorso?
Matteo: i bambini si dimostrano molto interessati e stupiti e partecipano con entusiasmo prestandosi a fare a turno feriti e soccorritori nelle varie situazioni di soccorso/gioco che descriviamo loro, anche attraverso l’uso dei presidi come stecco bende, ghiaccio secco, maschere per l’ossigeno, tavola spinale etc.
Domanda: in quale progetto siete stati recentemente impegnati?
Matteo: abbiamo appena portato a termine un progetto di introduzione al soccorso attraverso il gioco, sviluppato per la scuola materna di Capraia. Abbiamo intrattenuto i bambini per quattro incontri della durata di due ore ognuno. Prima di questo impegno siamo stati per due incontri alla scuola elementare Santa Teresa del Bambin Gesù di Montelupo (marzo 2016), per un incontro alla scuola Materna Primaria Suor Maria Martelli di Sammontana (giugno 2015) e alle manifestazioni “aspettando il Natale” in Piazza Unione Europea a Montelupo (novembre 2015), Bosco in Festa nella Frazione di Turbone (ottobre 2015), al “Move Social” a Montelupo nel settembre 2015 (in tali manifestazioni il gioco soccorso è stato affiancato dalle dimostrazioni delle manovre salvavita da parte dei formatori della Misericordia, rivolte ai genitori) e alla festa di fine anno della scuola di Montelupo del giugno 2015, dove tutto è iniziato.
Domanda: Quali sono i progetti per il futuro di questa attività di gioco soccorso che ha come destinatari i bambini?
Monica e Matteo: la risposta entusiasta dei bambini alla nostra iniziativa ci rende felicissimi e ci incoraggia a continuare a metterci a disposizione per parlare di soccorso ai più piccoli, perché guardino ai volontari in divisa con fiducia e perché possano capire che quando capita di farsi male, ci sono alcune semplici nozioni di base che anche loro possono mettere in pratica subito.
Per far capire come i più piccoli vivono il gioco soccorso ecco le risposte di Marco e Pietro, due bambini della scuola Materna a Capraia, ai quali è stato chiesto cosa gli era rimasto impresso dei pomeriggi passati con i Volontari della Misericordia:
Pietro: “…mi è piaciuto essere quello malato e il soccorritore, prima avevo fatto il malato poi anche il soccorritore. Mi è piaciuto soccorrere Diletta…gli ho messo la garza alla gamba e il disinfettante. Ho imparato che quando qualcuno si sente male io devo chiamare l’ambulanza o il 118. La cosa più divertente è quella di dirmi il numero del 118: uno uno otto. L’ambulanza è grande, abbiamo prima visto quella piccola, poi anche quella grande. Dentro c’erano gli attrezzi, la mascherina, la garza, lo scoth, la stecco benda (che si mette al braccio quando uno si fa male)…”
Marco: “…hanno preso due bambini li hanno messi sdraiati in terra con un tovagliolo sotto la gamba, poi gli hanno messo un ghiaccio tutto a pallini e buttato il ketchup su un ginocchio poi con un “divisintettante” gli hanno levato tutto il ketchup (n.d.r. usiamo il ketchep per simulare il sangue) fino a quando non c'era più la ferita e poi con uno scotch gli hanno fasciato la gamba… il collare si usa quando fa male la testa e si è picchiata e quando fa male il collo… hanno detto un sacco di parole strane come il ragno, il cucchiaio che servono per alzare le persone…”
Fonte: Gruppo PR Misericordia di Montelupo Fiorentino
Notizie correlate
Tutte le notizie di Montelupo Fiorentino
<< Indietro








