
La grande crisi del 2009 era stata ampiamente superata nel quinquennio successivo, con uno sviluppo particolarmente significativo nel settore lapideo, grazie ad un trend molto favorevole consolidato nel lungo periodo.
Non altrettanto positiva è stata la congiuntura del 2015: la produzione ed i consumi mondiali sono aumentati in misura contenuta rispetto al passato, giungendo a 140 milioni di tonnellate nette ed ascrivendo una crescita nell’ordine dei due punti percentuali, ma l’interscambio quantitativo ha fatto registrare un regresso pari a quattro milioni di tonnellate, con un calo del sette per cento: assieme a quelli del 1998 e del 2009, il solo ad essersi verificato nella storia settoriale degli ultimi 25 anni.
L’utilizzo di marmi e pietre ha continuato a progredire sui mercati domestici, sia pure con un tasso ridotto: ciò, a fronte di una domanda sempre in tensione soprattutto nei grandi Paesi protagonisti, a cominciare dalla Cina, ma nello stesso tempo, quale conseguenza della maggiore offerta derivante dal regresso dell’export.
Si deve aggiungere subito che la flessione dell’interscambio risulta limitata ai soli volumi. Al contrario, il giro d’affari ha sostanzialmente confermato quello dell’esercizio precedente, con un fatturato pari a circa 23 miliardi di dollari, ed un valore medio per unità di prodotto che nella sua espressione globale, sia geografica che merceologica, è cresciuto del 7,5 per cento.
In questa ottica, non è azzardato affermare che il consuntivo del 2015 sia stato contraddistinto da un potenziamento assai visibile delle politiche di redditività: un fenomeno positivo nella misura in cui possa indurre un apprezzabile sviluppo di investimenti autofinanziati, con un rovescio della medaglia costituito dal rallentamento di quella democratizzazione degli impieghi che aveva caratterizzato parecchi esercizi del passato.
Nei confronti degli altri settori collegati all’edilizia ed in particolare di quelli contigui, il bilancio del comparto lapideo resta competitivo, con un rapporto di forza rispetto alla ceramica ed al grés porcellanato sostanzialmente stazionario.
Risultano in crescita, invece, i consumi della cosiddetta pietra artificiale, che peraltro è costituita dal prodotto lapideo naturale in misura largamente maggioritaria, quasi a confermare il gradimento dei mercati per i valori tecnologici ed estetici che sono caratteristica essenziale di marmi, graniti e materiali affini.
In assoluto, l’estrazione mondiale del 2015 è stata pari a circa 290 milioni di tonnellate al lordo delle perdite di cava e dei cascami di trasformazione: avuto riguardo al consumo di cui si è detto, pari ad oltre un miliardo e mezzo di metri quadrati equivalenti, riferiti allo spessore convenzionale di cm. 2, risulta di tutta evidenza come la questione degli scarti sia sempre prioritaria. L'impiego pro-capite, dal canto suo, è salito a 243 metri quadrati per mille unità, a fronte dei 237 dell’anno precedente e dei 135 del 2003.
Nonostante il considerevole regresso quantitativo, Il ruolo più importante nel quadro della mondializzazione è svolto sempre dall'interscambio: tenuto conto degli apporti di grezzo e lavorato, si è tradotto in un flusso pari a 780 milioni di metri quadrati equivalenti. Giova precisare che la quota del grezzo è ulteriormente diminuita, pur conservando il 50,1 per cento del totale, ed evidenziando la ripresa di una vecchia
modificazione strategica che aveva privilegiato l’economia di trasporto riveniente dalla maggiore movimentazione ponderale del prodotto lavorato.
Dalle cifre indicate emerge un’altra costante realtà significativa del lapideo: la maggioranza assoluta dei consumi mondiali si riferisce a materiali estratti e spesso trasformati in Paesi diversi da quello di posa in opera, alimentando un indotto di grande rilevanza economica, in primo luogo nel campo dei trasporti.
I primi sei produttori (nell’ordine: Cina, India, Turchia, Brasile, Iran, Italia) hanno espresso il 70 per cento dell'estrazione mondiale, superando di trenta punti la quota del 1996. Ciò conferma la tendenza storica ad una progressiva concentrazione, generalmente estesa alle fasi trasformatrici ed alla distribuzione. In particolare, la Cina, con circa 45 milioni di tonnellate estratte, ha consolidato il primato produttivo, portandosi a circa un terzo del volume di marmi e pietre estratti nel mondo.
I prezzi, alla luce delle opzioni gestionali di cui si è detto, sono stati caratterizzati da una buona crescita media. La stessa Cina, dove la quotazione media del prodotto finito ha fatto registrare una costante ripresa dal 2003 in poi, per accusare una flessione di qualche rilievo soltanto nel 2009, è pervenuta al nuovo massimo di 41,70 dollari per metro quadrato esportato, contro i 34,40 dollari dell’anno precedente, per non dire dei 24,30 del 2011 e dei 13 del 2003.
Il fenomeno, cui non è estranea la dinamica dei cambi, sia pure in misura complementare, conferma che l’avvento di una forte strategia di redditività è diventato sistematico anche nei Paesi terzi, pur dovendosi confrontare, in regime di prezzi competitivi, con mutevoli equilibri di offerta e domanda, ma senza compromettere un differenziale di notevole ampiezza nei confronti delle economie mature, ed in particolare, di quelle dell’Europa occidentale.
Sul piano merceologico, il 2015 ha visto un nuovo recupero marginale del prodotto siliceo, soprattutto grazie agli apporti dell’India e della stessa Cina, ferma restando la prevalenza quantitativa del calcareo, la cui incidenza sul consumo mondiale rimane intorno a tre quinti del totale. La destinazione prevalente è sempre quella degli impieghi nell’edilizia, con quote importanti destinate all’arredo urbano ed alla funeraria.
A proposito della Cina, si deve specificare che la sua esportazione in volume è diminuita di circa 600 mila tonnellate, con un regresso del 4,4 per cento; tuttavia, quella di prodotti finiti è rimasta stazionaria, mentre è notevolmente calato il grezzo siliceo. I lavorati ad alto valore aggiunto hanno costituito il 72 per cento dei volumi cinesi spediti all’estero ed oltre il 98 per cento del valore.
Sono ulteriormente diminuite le loro vendite in Giappone, mentre hanno trovato ottime conferme quelle in Corea del Sud, negli Stati Uniti e nell’Unione Europea. Il fatturato estero delle spedizioni cinesi è pervenuto ad un nuovo primato, con quasi 7,6 miliardi di dollari ed una crescita in cifra assoluta di circa un miliardo, pari al 13,9 per cento.
Nell’ambito dei maggiori Paesi lapidei il consuntivo dell’Italia è stato sostanzialmente stazionario, con una flessione produttiva marginale ed un nuovo calo dell’export in quantità - netto da sottoprodotti - pari al 2,7 per cento, dovuto soprattutto ai grezzi; si è conseguentemente ampliato il differenziale negativo rispetto al massimo del 2000, salito ad oltre venti punti.
L’importazione, dal canto suo, ha fatto registrare una diminuzione del cinque per cento, cosa che sembra inquadrarsi in una rinnovata stasi del mercato interno, condizionato da un ristagno ormai cronico dell’edilizia.
Giova evidenziare che il giro d’affari dell’Italia, relativo all’esportazione lapidea, è diminuito di circa dieci punti nel riferimento al dollaro, mentre si è incrementato, sia pure in misura contenuta, nel ragguaglio alla moneta unica europea: si tratta di un fenomeno comune agli altri Paesi dell’Unione, che dimostra quanto possa essere significativa l’incidenza del fattore monetario in una congiuntura di cambi volatili.
Il disaggregato regionale italiano, confermando il primato della Toscana e del Veneto nell’ambito dell’export, sottolinea il ruolo trainante dei due distretti tradizionali, che hanno espresso due terzi del volume d’affari all’estero. Nondimeno, il comparto lapideo si caratterizza anche per una diffusione capillare sul territorio nazionale, con talune crescite significative come quelle fatte registrare da Lombardia e Lazio.
Un ruolo settorialmente fondamentale resta quello dell’indotto ed in particolare delle tecnologie di lavorazione (macchine e beni strumentali). Per quanto riguarda l’impiantistica, il 2015 si è chiuso con una produzione mondiale stimabile in circa tre milioni di quintali, oggetto d'interscambio nella misura di due terzi, e la conferma del primato italiano, forte di un’esportazione in valore che assomma al 67,2 per cento di quella europea, contro il 63 per cento del 2014, ed a circa un quarto di quella mondiale, coprendo la maggioranza assoluta della domanda in diversi Paesi dell’Unione, senza contare taluni extra-europei di forte rilevanza lapidea, con punte significative in Turchia e Brasile, e con alcuni progressi di particolare entità, come quelli che nel 2015 hanno caratterizzato il giro d’affari della tecnologia italiana in Svizzera, Etiopia e Nuova Zelanda.
L’export italiano di macchine ed impianti per la trasformazione di marmi e pietre ha interessato spedizioni nell’ordine dei 700 mila quintali, con un volume d’affari per oltre 780 milioni di euro, ed un valore medio per unità di prodotto che ha raggiunto il nuovo massimo di 1112 euro/quintale, contro i 1030 dell’anno precedente, i 1058 del 2013 ed i 974 del 2012. Ciò, confermando una competitività consolidata, pur nel contesto di una concorrenza mondiale in crescita altrettanto costante.
Il consuntivo della tecnologia italiana è completato dai beni strumentali, dove primeggiano tradizionalmente gli abrasivi e gli utensili diamantati, le cui esportazioni in valore hanno dato luogo ad un fatturato per oltre 310 milioni di dollari, che nell’ambito europeo risulta superato soltanto da quello tedesco.
La movimentazione internazionale è stata caratterizzata, come in passato, da una larga e logica prevalenza dei mezzi navali. Si è confermato, peraltro, il ruolo importante dei trasporti ferroviari, sia a breve che a lungo raggio (ad esempio, negli approvvigionamenti cinesi di grezzi silicei provenienti dall’Europa settentrionale, peraltro in flessione pur essendo avvantaggiati dai nuovi tratti di Alta Velocità) mentre il numero di quelli su strada, spesso complementari ai primi due, è cresciuto in misura sostanzialmente proporzionale alle produzioni, con una stima pari ad oltre 50 milioni di carichi e scarichi..
L'esame differenziato per Paesi dimostra che lo sviluppo del mondo lapideo è governato da processi assai variabili: se gli aumenti maggiori di estrazione e trasformazione sono stati conseguiti dalla Cina, dall’India e dagli altri produttori asiatici, in Europa non sono mancati apprezzabili spunti reattivi come in Grecia ed in Portogallo, attestando la permanente idoneità ad elidere gli effetti di una congiuntura economica certamente non facile.
Consuntivi di segno negativo, in controtendenza rispetto ad un lungo trend di crescita, sono stati registrati in Brasile, nonostante la forte politica di valorizzazione delle pietre locali, con particolare riferimento al granito, e soprattutto in Turchia, che ha scontato la minore propensione all’acquisto di calcarei grezzi da parte cinese, mentre la ripresa dell’export di manufatti verso quello statunitense non ha fatto registrare uno sviluppo conforme alla potenzialità della domanda.
In aumento, sia pure circoscritto, risulta l’export dall’Iran, il solo Paese di rilievo ad avere incrementato le spedizioni di grezzo in Cina, mentre l’Egitto ha potenziato la politica del valore aggiunto, al pari di quanto accade, sia pure in misura quantitativamente meno ampia, in Giordania e nella stessa Palestina, Paese in cui l’incidenza del lapideo sul prodotto interno lordo si colloca ormai da tempo ai vertici mondiali.
Una crescita interessante del prodotto finito ha caratterizzato anche il Sudafrica, a spese sia pure relative del grezzo, che peraltro era reduce da un aumento dell’export siliceo particolarmente consistente, come quello del 2014. Si può confermare che lo sviluppo dei lavorati sudafricani ha saputo coniugare i caratteri cromatici del granito domestico e quelli di una domanda internazionale propensa all’acquisizione di colori forti, con la tradizionale strategia di valorizzazione della qualità e dei volumi estratti, le cui destinazioni prevalenti hanno continuato ad interessare l’Europa, ed in modo particolare l’Italia, ma con ottime posizioni anche in Polonia, dove l’uso funerario del Nero fruisce di tradizioni consolidate.
Per quanto riguarda le prospettive di sviluppo del settore, le previsioni produttive, pur improntate a criteri opportunamente prudenziali rivenienti dall’estrapolazione delle serie storiche e dal ristagno dell’interscambio verificatosi nel 2015, ma anche da uno scontato incremento demografico seguito da quello dell’edilizia, restano favorevoli, tanto che nel 2020 il volume dei lapidei di pregio estratti nel mondo dovrebbe salire a circa 170 milioni di tonnellate, con un impiego non lontano dai due miliardi di metri quadrati equivalenti, mentre il quantitativo oggetto di scambio internazionale andrebbe a definirsi in misura proporzionale, e quindi oltre il miliardo di metri.
E' fondato presumere che il trend del comparto lapideo mondiale, superata la strozzatura indotta dalle situazioni di ristagno presenti nel sistema, possa riprendere con un tasso conforme a quello di lungo periodo; si porranno, tuttavia, maggiori problemi di creazione delle infrastrutture, di adeguamento impiantistico e di collocazione dei cascami, a tutti i livelli nazionali e regionali.
Sono problemi da affrontare tenendo conto del ruolo decisivo degli investimenti - e quindi del credito - e della necessità di potenziarli sul piano aziendale attraverso adeguati incentivi: ciò, sia per il momento produttivo sia per quello della comunicazione e della promozione, con attenzioni particolari per la questione degli scarti, le cui difficoltà di stoccaggio e di compatibilità ambientale costituiscono una strozzatura di evidenza prioritaria.
Il settore lapideo possiede contenuti professionali molto alti e la possibilità di creare posti di lavoro con mezzi finanziari limitati, tanto che da quasi mezzo secolo è stato ritenuto ufficialmente idoneo - anche da parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite - ad avviare processi di espansione laddove altri comparti non potrebbero esprimere analoghe capacità strategiche e tattiche.
Quindi, ha diritto ad essere oggetto di consapevoli attenzioni sia nei Paesi terzi, dove costituisce un’occasione importante di incremento del valore aggiunto, sia in quelli maturi, dove si traduce in aggregati di notevole importanza dal punto di vista economico, tanto più importanti in permanenza
di una congiuntura economica ed occupazionale obiettivamente complessa.
Fonte: Ufficio Stampa
Notizie correlate
Tutte le notizie di Carrara
<< Indietro





