
“Una decisione storica per un’operazione di sistema, crescita e rafforzamento”. Lo ha detto l’assessore alle Partecipate Lorenzo Perra in merito all’approvazione oggi in Consiglio comunale della delibera di fusione tra Centrale del latte di Firenze, Pistoia e Livorno e Centrale del latte di Torino, con nuovo statuto e patto parasociale.
“Un’operazione – ha spiegato Perra - in cui un territorio, diverse forze politiche e diversi soggetti istituzionali si ritrovano a condividere un percorso nato su iniziativa di alcuni, ma poi diventato patrimonio di tutti. Questo percorso porterà alla nascita del terzo polo italiano del latte, subito dopo i colossi italiani ed europei di Parmalat e Granarolo. È un’operazione in cui vengono rafforzati i legami con il territorio e i marchi identitari per la città di Firenze e per un’intera area, fino a riguardare tutta la regione. Un percorso quindi di rafforzamento a dimensione nazionale di quelli che sono gli aspetti locali. Ma la centrale del latte di Firenze non è solo tradizione, non è solo l’invenzione di La Pira, è anche innovazione. In questo nuovo polo, Firenze sarà infatti al centro del settore ricerca e sviluppo perché tale è la sua vocazione: i prodotti del latte, al di là del latte fresco, sono già di invenzione della Centrale del Latte di Firenze e saranno esportati, mentre i nuovi prodotti saranno con grande probabilità tutti creati dall’inventiva della Mukki. Il gelato, che sarà lanciato a breve, va in questa direzione. Con questo spirito affrontiamo gli anni futuri con aspettative crescenti: la principale tutela dell’occupazione è la crescita della produzione. E noi con la fusione intendiamo crescere. Ci piacerebbe che i lavoratori diventassero anche azionisti della società per condividere questo obiettivo”.
La fusione dovrà essere ora votata dall’assemblea straordinaria della Centrale del Latte.
Silvia Noferi e Arianna Xekalos (M5S Firenze): “Essere soli e contrari al Pensiero Unico è la specialità del M5S”
“Inizialmente avevamo creduto che la fusione con la Centrale del Latte di Torino fosse l’unica strada per proteggere lo stabilimento di Firenze, i lavoratori, la filiera dei piccoli produttori locali e i consumatori. I consumatori adesso sono garantiti dalla produzione di latte e derivati di qualità, fatti con latte toscano, anzi addirittura delle zone circostanti Firenze come il Mugello. Durante i lavori nelle Commissioni – spiegano le consigliere del Movimento 5 Stelle Silvia Noferi e Arianna Xekalos – è stata presentata come l’unica strada per scongiurare la vendita alle grandi aziende del nord che usualmente tendono a livellare diritti e prodotti per questo anche il M5S aveva votato a favore.
Dalla lettura dei patti parasociali e tutti gli altri documenti si evince che la soluzione adottata dal PD non offre nessun vantaggio rispetto alla vendita tout-court.
I lavoratori e i loro diritti acquisiti, non sono menzionati in nessun documento, come se non esistessero. Non viene data nessuna garanzia sul loro futuro come non viene data alle centinaia di piccoli allevatori locali che sopravvivono vendendo il loro latte alla Centrale di Firenze e che sono la base indispensabile per preservare la qualità dei prodotti del marchio storico Mukki.
Non vengono menzionati perché non è stato fatto un piano industriale.
Ogni operazione straordinaria di simile portata, richiede un progetto, un indicazione sulla gestione aziendale futura, sulle politiche che si riterrà opportuno perseguire, sui vantaggi che ne deriveranno ai soci, ai lavoratori e in questo caso anche ai consumatori.
La proposta di patti parasociali che indicano con dovizia di particolari i dettagli relativi alla composizione del nuovo cda della CLI, comprendendo già i Nomi del Presidente e del vice-presidente, guarda caso dei soci privati della CLT, mentre tutti gli altri dovranno essere designati successivamente ci mette in allarme.
Come mai è stato deciso di accettare questa subalternità palese fin dall’inizio all’odierno management aziendale di Torino?
Perché nella stima del valore della CLF non è stato considerato il reale valore di mercato del marchio Mukki che è oggi notevolmente superiore al suo costo storico a bilancio? Si tratta di un valore di diversi milioni di Euro che è stato ignorato portando al calcolo di un rapporto di concambio nettamente a favore della Centrale del Latte di Torino.
Perché sono stati scelti metodi di valutazione che non hanno correttamente valutato il valore e l’importanza degli stabilimenti e dei macchinari del moderno stabilimento di Firenze?
Rimane il fatto – proseguono le consigliere del Movimento 5 Stelle Xekalos e Noferi – che in seguito a questa fusione non sapremo cosa deciderà il nuovo cda al cui interno ricordiamo siede Elsa Fornero e non sappiamo, perché non è scritto da nessuna parte come verrà costituito il ramo d’azienda Centrale del Latte di Toscana.
Sappiamo che avrà un suo cda e potrebbe essere l’occasione per garantire le poltrone ai soliti noti.
Per la Centrale del Latte di Firenze niente di diverso della mancanza di garanzie connesse alla semplice vendita ad un grosso gruppo industriale, anzi, forse in questo modo l’azienda viene svenduta a favore di qualche privato.
Vista la mancanza di alternative ci chiediamo anche come mai non è stata considerata strategica questa Centrale? Poteva essere strategico per un’Amministrazione Comunale, proteggere i 160 lavoratori e 2500 produttori locali per evitare ripercussioni negative sul tessuto sociale e sui consumatori?
Un’azienda pubblica – concludono le consigliere del Movimento 5 Stelle Noferi e Xekalos – deve sempre e solo perseguire il bene collettivo e tutelare gli interessi dei cittadini, non di quelli dei consigli di amministrazione.
Come non terminare con il dubbio, fortissimo e sempre più chiaro che la CLF si trova in una posizione cruciale all’interno del triangolo d’oro dell’urbanistica fiorentina; è infatti collocata in un’area fra il sito del nuovo aeroporto e dal nuovo stadio/cittadella commerciale. Sarà più facile spostarla in un altro luogo? Magari in un altra regione, per togliere questo impiccio?
I consiglieri del PD continuano a meravigliarsi che il M5S sia l’unico gruppo politico a non adeguarsi al pensiero unico e a prendere decisioni diverse e autonome rispetto alle loro eppure non è una novità”.
Grassi (Frs): “Trovata una giusta soluzione con la fusione con la centrale del latte di Torino”
“Oggi, votiamo con convinzione, la fusione di Mukki con la centrale del latte di Torino. Convinti e contenti del percorso che l'intero Consiglio comunale ha fatto. Abbiamo deciso di tutelare un patrimonio storico ed economico di tutta la regione Toscana”. Così Tommaso Grassi, capogruppo di Firenze riparte a sinistra, motiva il voto favorevole alla delibera presentata dall'assessore Perra. E spiega: “Lo facciamo perché in questo periodo abbiamo lavorato nelle commissioni per tutelare i livelli occupazionali e retributivi, e anche integrativi dei lavoratori. La garanzia del mantenimento dello stabilimento fiorentino sotto il controllo della società toscana e la salvaguardia del marchio Mukki tanto amata dai fiorentini”.
Il capogruppo rivendica il ruolo attivo di Fas: “Ci siamo battuti per il diritto di prelazione alla filiera produttiva, dalle stalle ai lavoratori, qualora i soci, ora o tra anni, dovessero vendere le proprie quote. Insomma non abbiamo svenduto la nostra società a un privato qualsiasi ma siamo riusciti a mantenerla pubblica”.
“L'unica pecca – conclude Grassi – sta nel non essere riusciti a trovare unanime direzione con Pistoia e Livorno. Le altre amministrazioni non hanno colto che stiamo parlando di un bene che appartiene a tutta la Toscana. Insomma adesso non manca che dare gambe a quanto approvato. Si rispettino gli impegni presi e si nominino persone capaci nelle società fuse e non raccomandati o amici di amici”.
Pezza e Milani (PD): "Buon viaggio Mukki!
"La centrale del latte di Firenze, Pistoia e Livorno sta per iniziare un altro percorso della sua storia industriale e sociale.
Oggi in Consiglio Comunale abbiamo deliberato per la fusione con la centrale del latte di Torino andando a costituire il terzo polo lattiero-caseario d'Italia,
con un fatturato di 200 Milioni di euro. Si mantiene comunque l'autonomia dello stabilimento di Firenze, la valorizzazione del marchio Mukki e la salvaguardia dei lavoratori e degli allevatori della filiera per un latte sempre di qualità". Questo il commento dei consiglieri PD Luca Milani e Cecilia Pezza.
"Abbiamo richiesto inoltre che dipendenti e lavoratori della filiera allevatori compresi possano essere oggetto di prelazione in caso di cessione di quote da parte degli attuali soci; anche questo è un passo avanti verso nuove e più moderne forme di partecipazione dei lavoratori nella gestione della società.
Siamo soddisfatti di questo percorso intrapreso e condiviso con ampia parte del Consiglio comunale, a dimostrazione di quanto la Mukki sia davvero un patrimonio comune della nostra citta e della nostra regione" concludono Pezza e Milani.
Torselli (FdI-An): "L'importante era evitare che l'azienda finisse nelle mani dei colossi che perseguono solo il profitto"
"Con la fusione della Centrale del Latte di Firenze con quella di Torino, abbiamo centrato perlomeno l'obiettivo minimo, ovvero evitare che Mukki finisse nelle mani di colossi industriali che ne avrebbero snaturato il carattere familiare per perseguire unicamente il profitto". Questo il commento del capogruppo di Fratelli d'Italia Francesco Torselli.
"Il voto di astensione è motivato dai dubbi che comunque persistono riguardo al futuro dell'azienda. Un soggetto che si appresta a diventare il terzo operatore italiano nel settore latte-caseario, potrà riuscire a mantenere rapporti con i piccoli allevatori del territorio anche quando questi si riveleranno palesemente anti-economici? E ancora: nel futuro si continuerà ad investire nello sviluppo e nella crescita dello stabilimento fiorentino?" ha aggiunto l'esponente dell'opposizione.
"La grandezza di Mukki è stata quella di essere fino ad oggi patrimonio non solo di lavoratori e allevatori, ma anche dei consumatori: i fiorentini scelgono sugli scaffali i prodotti Mukki senza neppure guardare il prezzo, semplicemente perché si identificano con un marchio che è sinonimo della nostra città. Lo resterà anche dopo la fusione con Torino?" ha concluso Torselli.
Fonte: Comune di Firenze - Ufficio Stampa
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