
"Possibile che siamo costretti a subire una offesa così grave, senza poter far nulla? Ma che Paese è quello che consente a conduttori televisivi di emittenti di Stato di insultare le vittime di 'Cosa nostra' per mere ragioni che ci rifiutiamo di prendere in considerazione?". E' quanto chiede Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, che in una nota critica Bruno Vespa e la Rai per la partecipazione del figlio di Salvatore Riina a 'Porta a Porta'. Salvo Riina è stato invitato per presentare il libro scritto sulle "azioni buone che 'Totò U Curto' ha fatto per la sua famiglia, ovvero la vita familiare dell'uomo di 'Cosa nostra' - aggiunge Maggiani Chelli - che in questo Paese ha fatto eseguire sette stragi terroristiche eversive in meno di un anno". "Sette stragi terroristiche eversive ben spiegate in fiumi di verbali processuali e anche in un libro intitolato 'Storia d'Italia in sette stragi', documenti che nessun conduttore della Rai di Stato si è mai fatto venire in mente di proporre agli italiani in una trasmissione seguita da milioni di cittadini", prosegue la presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime dei Georgofili. "Insomma il figlio del macellaio di Via dei Georgofili, la strage del 27 maggio 1993, sarebbe sulla Tv di Stato a sponsorizzare un suo libro - conclude - e un conduttore che va per la maggiore stipendiato anche con soldi pubblici, contribuirebbe alle vendite del testo"
Anche la Fondazione Caponnetto esprime tutto il suo dissenso:
"La Fondazione Antonino Caponnetto esprime la propria totale contrarietà al fatto che i media pubblici e privati stiano dando alla presentazione del libro del figlio di Riina un enorme risalto. È ovvio che un figlio può ricordare il padre come meglio crede, ma ciò rimane una questione personale. Non è accettabile che un libro che elogia il capo dei capi della mafia sia presentato con tutti i crismi. Questo dimostra che in Italia si subisce ancora il fascino perverso della mafia.
La Fondazione Caponnetto si associa alla indignazione di Maria Falcone e chiede altresì che la trasmissione di Bruno Vespa venga bloccata dalla Rai. La Fondazione Caponnetto chiede inoltre che si appuri l'eventuale sussistenza di connessioni tra le visibilità che vengono con periodicità concesse ai figli dei boss e la lotta per conquistare la leadership di cosa nostra".
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