Riforma costituzionale, il documento di Matteo Brotini del Parlamento regionale degli studenti

Premessa

Il desiderio di affrontare questo tema è stato manifestato nella riunione provinciale del gruppo di Firenze, ma questo documento è frutto di una sola penna, la mia, e vuole essere soltanto uno spunto di riflessione.

Documento

Buongiorno cari colleghi e colleghe del Parlamento Regionale degli Studenti della Toscana, istituzione del Consiglio Regionale, che come sapete si prefissa di essere apartitica ma non apolitica. Perché ho voluto aprire con questa affermazione? Semplicemente perché mi si potrebbe obiettare che non sia questo il luogo per parlare di una riforma che interessa una buona parte della nostra Carta Costituzionale, frutta della lotta della Resistenza contro l’oppressione autoritaria, ma non è così.

Non dobbiamo vedere la discussione sulla riforma come una presa di posizione contro i proponenti, ma dobbiamo chiederci se sia lecito che un qualsiasi governo, preposto a un potere esecutivo, di qualsiasi colore sia, possa calare un testo di riforma di tale entità. Una riforma costituzionale, utopisticamente parlando, dovrebbe essere frutto di una discussione parlamentare, possibilmente di un parlamento eletto con una legge non giudicata incostituzionale dalla Consulta con sentenza n° 1/2014, e che rappresentasse una richiesta del Popolo, come detentore della sovranità: “La sovranità appartiene al popolo..” Art.1 c.c. 2 Costituzione della Repubblica Italiana.

Il padre Costituente, Piero Calamandrei, in un celebre discorso del 26 gennaio1955, pronunciato di fronte a degli studenti, a quell’epoca poco più grandi di noi, invitava ad attuare in pieno i dettami della costituzione, conscio forse, visto tutto ciò che il paese aveva passato, della necessità di avere una tripartizione dei poteri come affermava Montesquieu; infatti con queste parole informava del grande lavoro che quella stessa platea doveva compiere per rendere realtà tangibile quella Carta promulgata nel 1947: “..E allora voi capite da questo che la nostra costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di lavoro da compiere. Quanto lavoro avete da compiere! Quanto lavoro vi sta dinanzi!..".

Queste parole e questi insegnamenti dovrebbero far parte del nostro percorso didattico scolastico, alla pari di un epistolario Ciceroniano, così da formare dei veri Cittadini, che conoscono i loro diritti e doveri, e comprendere appieno la drammaticità di un paese non democratico "Dietro a ogni articolo di questa costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, questo è un testamento, un testamento di centomila morti".

In questa stessa seduta parleremo della prossima plenaria che si terrà in un luogo di ricordo di una strage nazi-fascista, presso il Parco Nazionale della Pace di Sant’Anna di Stazzema, tutti consci quindi della nostra grande fortuna: essere nati in una democrazia e fieri di ricordare le migliaia di morti per la libertà! Mi risulta difficile, al di là di un contrasto con il partito del governo, appoggiare una riforma che rende la nostra Carta, adesso molto chiara, di non facile lettura e, oserei dire, interpretazione.

Nel documento per il 16° congresso Nazionale dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), leggiamo alla pagina 12 “ Si tratta di impegnarsi a fondo contro riforme che incidano non solo sul tessuto costituzionale, ma sulla struttura dello Stato e sui diritti dei cittadini”; idealmente potrebbe continuare Stafano Rodotà, costituzionalista, che in una intervista per Il Fatto Quotidiano ha affermato: "proseguono [riferendosi al governo Renzi] nella direzione della concentrazione del potere al vertice delle istituzioni; eliminano i pesi e contrappesi".

Cosa intendo suscitare con questo breve documento? Innanzitutto una riflessione personale sulla conoscenza della nostra Costituzione, dopodiché una richiesta a questo Parlamento e all’Ufficio di Presidenza che ci si possa confrontare su questo argomento, istruendoci vista la nostra giovane età, e in un secondo momento, dopo una votazione democratica, che si prenda una posizione in merito alla validità e attualità della nostra Carta.

Non voglio che sia una presa di posizione sulla riforma ma l’espressione dell’opinione di 60 studenti, che rappresentano 140000 coetanei delle scuole superiori della Toscana, e che hanno la forza di dire se vogliono o meno rispondere a quella chiamata [di Calamandrei] frutto della Resistenza, per rendere quel programma una realtà in tutte le sue parti. p.s. Non mi sono voluto addentrare nei meandri della riforma perché questo mio documento vuole essere il più possibile “laico” tra le posizioni politiche.

Matteo Brotini - Membro del Parlamento Regionale degli Studenti della Toscana

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