
"Il Comune dovrebbe cercare di ridurre la pressione fiscale e tributaria su quelle attività che ancora forniscono buona e sana occupazione nel paese"
L' imprenditore Amerigo Buti, Presidente dell’Unione CNA Federmoda, ha ricevuto la bolletta della Tares 2013 da parte del Comuen di Buti. La somma da pagare è di 5490 euro, il 49% in più rispetto al 2012 il cui importo ammontava a 3684 euro. Una vera e propria "mazzata" che mette a rischio molte aziende, soprattutto in un momento di crisi economica. Amerigo Buti denuncia questi "aumenti senza giustificazione" scrivendo direttamente al Comune.
Ecco il testo della lettera
Gentili Sig.re e Sig.ri,
Abbiamo ricevuto la Vs. Bolletta n. 3214 del 07/11/2013 e siamo rimasti sconcertati dell’importo che ci richiedete:
Tares Anno 2013 : € 5490,23
Tarsu Anno 2012 : € 3684,00
Incremento percentuale in un anno 49,03%
(n.b. per il 2013 si noti che c’è stato un primo acconto e quindi al totale riportato in fondo alla bolletta va aggiunto il pagamento già effettuato e che il comune ha scalato in alto (bolletta 510 del 16/05/13 di € 2349,23).
Dire che siamo delusi, esasperati è poco, in un contesto di continua e perdurante recessione economica, in cui le aziende chiudono giornalmente per mancanza di lavoro o debiti e mancanza di aiuto finanziario dalle banche, oppure spostano la produzione all’estero come ultima scelta prima di dover chiudere, contesto in cui l’Amministrazione Pubblica dovrebbe cercare di ridurre la pressione fiscale e tributaria su quelle attività che ancora forniscono buona e sana occupazione nel paese e mantengono alto il valore del FATTO A MANO IN ITALIA come presidi per una eventuale e auspicabile ripresa economica, invece ci troviamo queste MAZZATE di aumenti che non trovano alcuna giustificazione se non nell’incapacità della politica attuale di fare scelte nuove e coraggiose di riduzione degli sprechi, di lotta alla concorrenza sleale, di difesa del Made in Italy.
Il comune di Buti soffre come e più di altri comuni dell’enorme problema della disoccupazione, della desertificazione delle attività economica, delle difficoltà economiche di numerose famiglie, giovani, anziani e quindi le aziende che ancora resistono nel territorio e danno sana occupazione dovrebbero essere aiutate a resistere in piedi (non per fare profitti, cosa impossibile…) per poter un domani essere il volano di una auspicabile ripresa economica dei territori e del paese.
Invece con queste scelte e quelle che si annunciano per il 2014 si accompagnerà alla chiusura molte attività economiche avvolgendo il paese in una spirale terribile di povertà e desertificazione produttiva.
Assistiamo increduli e impotenti a tutto questo, nonostante il ns. impegno quotidiano sia fisico che economico nel mettere a rischio tutto quello che di buono abbiamo costruito nella speranza di un futuro nostro e dei ns. figli.
Come presidente della CNA Federmoda della provincia di Pisa insieme alla ns. associazione Prov.le, Regionale e Nazionale denunciamo questo stato di cose da molto tempo e vogliamo far capire che o ci salviamo tutti insieme o moriamo tutti insieme perché senza le attività economiche sane non ci saranno possibilità per nessuno di rimanere in piedi.
Amerigo Buti, titolare Buti Pelletterie e presidente CNA Unione Federmoda Pisa
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