
"Era un venerdì sera normalissimo, il mio compagno di scuola David, irlandese, non voleva perdersi i playoff della sua nazionale contro la Bosnia per la qualificazione all'Europeo" racconta a gonews.it Francesco Diomajuta, studente empolese di 21 anni, in Erasmus a Parigi.
Un venerdì sera, quello del 13 novembre 2015, che però ha sconvolto la città di Parigi e il mondo intero. "Siamo usciti alle 8 e mezzo dal nostro residence a Cergy - prosegue nel suo racconto Francesco - e abbiamo preso la RER, il treno locale, per raggiungere un locale irlandese nel centro della città".
Francesco racconta ancora gli attimi di terrore: "Una volta arrivati alla fermata abbiamo capito subito che qualcosa non andava. L'Irish Pub dove eravamo diretto era a pochi passi dal 'Le Petit Cambodge', dove ci sono state le esplosioni. La gente correva verso di noi, chi non correva camminava comunque molto in fretta".
I dubbi aumentano ad ogni passo per Francesco e i suoi amici: "Mentre noi continuavamo a chiederci cosa stesse succedendo ad un certo punto abbiamo cominciato a sentire il rumore delle sirene. Polizia, ambulanza, pompieri. Ci siamo avvicinati al ristorante per capire che cosa stesse accadendo, e Martin, un altro ragazzo insieme a noi, ha capito che si trattava di un attentato".
Da qui in poi il panico: "Ci siamo spaventati, abbiamo pensato che potesse succedere qualcos'altro. Avvertiamo subito più compagni di scuola che possiamo di stare lontani da Parigi e cerchiamo di spostarci. I mezzi pubblici non volevamo prenderli e i taxi disponibili non si trovavano".
Così i tre ragazzi hanno preso la decisione: entrare in un bar per cercare un televisore per potersi aggiornare sulla situazione. "Subito i notiziari hanno cominciato a parlare degli ostaggi del Bataclan. I morti sono passati da 25 a 40, continuavano ad aumentare e l'uomo della sicurezza del locale ci ha chiusi all'interno. Ci siamo affacciati e abbiamo visto tre poliziotti effettuare un arresto" racconta Francesco.
"Siamo usciti dal pub dopo circa 45 minuti - conclude la storia Francesco - e ci siamo diretti verso l'appartamento di alcune nostre amiche. Avevamo paura a spostarci perché sapevamo che gli attentatori sparavano a chiunque senza un target, potevamo trovarceli ovunque. Uno dei ragazzi tra l'altro era in stampelle: lo abbiamo caricato sulle spalle e siamo andati di corsa. Alla fine siamo arrivati sani e salvi, per fortuna".
Nel weekend non si è parlato di nient'altro. Gli attentati di venerdì hanno scosso il mondo e forse, dopo le dichiarazioni di quest'oggi del presidente francese Hollande, scatenato una guerra. "Il clima in questi due giorni è stato surreale - ci spiega Francesco - Dopo gli attentati la città era tappezzata da militari e forze dell'ordine e anche all'università ci hanno controllato uno ad uno".
Francesco ci ha detto di non aver sentito spari o esplosioni venerdì, nè di aver visto alcun cadavere: "E meno male" ha aggiunto lui, facendo capire che già così la serata era stata terribile per lui e per tutti i parigini. "Oggi però tutto è tornato, quasi, alla normalità. I mezzi funzionavano e le lezioni erano regolari. Ci sono state marce e commemorazioni nel weekend - termina il suo racconto Francesco - stamani (lunedì 15 novembre) abbiamo osservato un minuto di silenzio prima di entrare in classe".
Nonostante il dolore e la paura vissuti in quegli attimi, scaturisce dalla storia di Francesco anche una nota lieta: "Questa sera (sempre lunedì 15) abbiamo visto la partita di ritorno dell'Irlanda, che ha battuto 2-0 la Bosnia e ha passato il turno. Abbiamo festeggiato con David". La vita, di questi ragazzi e di tutti i parigini, riparte.
Giorgio Galimberti
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