
Sì, incondizionato, alle fusioni istituzionali. Arriva dal direttore generale Cna Firenze Franco Vichi il parere favorevole sul “dimagrimento” di Regioni, Comuni e Province. Proprio queste ultime secondo Vichi dovrebbero confluire in strutture istituzionali già esistenti che, all’insegna dell'ottimizzazione delle risorse, trasferiscano competenze e servizi adeguati, con un processo costante e coerente, anche al privato.
«Nel caso della realtà fiorentina, l’abolizione della Provincia insieme alla nascita della nuova realtà della Città Metropolitana, deve offrire a tutti un terreno per maggiori semplificazioni: sia sotto l’aspetto burocratico che nel campo delle risorse umane e dei servizi offerti al cittadino e alle imprese – spiega il direttore generale Cna Firenze -.
Troppi doppioni. Ancora si annidano troppi sprechi nella Pubblica Amministrazione; troppe interpretazioni fuorvianti di leggi e provvedimenti vari che mettono al tappeto il nostro sistema imprenditoriale. Ancora c'è molto da fare. Davvero tanto.
Sulla Tari il caso è emblematico. Si commenta da solo: pur in presenza di una importantissima e chiara circolare interpretativa di una legge dello Stato, precisamente del Ministero dell'Economia e delle Finanze, che mette in luce la specificità delle superfici da tassare sui rifiuti, le nostre imprese saranno costrette nei prossimi giorni a intavolare trattative serrate con i Comuni per recuperare quanto già versato ingiustamente. In Italia, e la realtà fiorentina non ne è esclusa, le imprese pagano troppe tasse».
Secondo uno studio di Cna a Firenze da gennaio fino al 15 settembre 2015 ogni imprenditore lavora esclusivamente per il pagamento dei tributi e delle imposte con nessun guadagno e con il rischio di non usufruire dei piccoli spiragli di ripresa che si aprono in questo momento (timidamente, ma in modo abbastanza costante).
«Come fanno a investire, questi imprenditori, con una tassazione che in poco più di 5 anni ha visto esborsi superiori al 430% della media europea e che si mangia più del 60% della loro produzione? – si chiede Franco Vichi - Per questo motivo, se vogliamo ricreare fiducia e crescita d’impresa, occorre razionalizzare la spesa pubblica, senza toccare i servizi, riorganizzando in chiave moderna le Istituzioni. Consci che da ora in avanti le risorse a favore di Regioni, Province e Comuni saranno quasi dimezzate nel giro di 2-3 anni dal Governo centrale. Stare al passo dell’Europa ci imporrà questa tipologia di interventi».
E allora avanti tutta nella trasformazione delle unioni intercomunali in fusioni vere e proprie, magari per zone di riferimento già consolidate (zona Val di Sieve, Valdarno, Piana con Firenze, Mugello, Empolese, Valdelsa, ecc.).
«Possiamo, in tale contesto – incalza il direttore generale - pensare esclusivamente alla fusione istituzionale per attrarre risorse dai fondi europei come è nei desideri dichiarati pubblicamente da parte di qualche amministratore locale? Non dovremmo invece riorganizzarci complessivamente e strategicamente per avere istituzioni più snelle e meno autoreferenziali, che ottimizzino davvero la domanda e l’offerta dei servizi pubblici e creino le condizioni per far pagare meno tasse già a partire
dal 2016, a cittadini e imprese? Il decoro urbano e la manutenzione delle città, le grandi opere infrastrutturali e i loro appalti o subappalti, tanto per essere concreti, saranno sempre più oggetto di attenzione e di competizione urbana nel prossimo futuro. Sta a noi associazioni di categoria proporci alle Amministrazioni Comunali, alla Città Metropolitana e alle grandi stazioni appaltanti, consorziando gli imprenditori in strutture più robuste economicamente e facendo rete fra le imprese stesse, per entrare a pieno titolo nella sfida del cambiamento. Non sappiamo se il dimagrimento proposto dallo studio Irpet nel passaggio da 280 a 50 Comuni sia la soluzione conclusiva. O se l’idea del governatore Rossi delle macro Regioni sia foriera di successi immediati. Siamo tuttavia consapevoli che dovremo innalzare il livello della proposta al pubblico, in tutte le sedi istituzionali. E per farlo occorrerà una aggregazione vera, non effimera, dei livelli istituzionali, con imprese private che sappiano cogliere questi segnali onde dialogare a sostituirsi al pubblico, con un’offerta davvero di qualità e di efficientamento organizzativo e strutturale. Conosciamo la riluttanza pubblica, il “New deal”, nel programmare tavoli e confronti con noi privati. Ma se vogliamo davvero cambiare strada, oggi, conclude Franco Vichi - quella della collaborazione e della condivisione fra questi due diversi livelli d’interlocuzione diventa una strada obbligata! Noi, ci siamo. Cna c'è!»
Fonte: Cna Firenze - Ufficio Stampa
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