
Fa piacere in modo particolare alla redazione di gonews.it ospitare oggi, lunedì 21 ottobre, questa storia che un po' ci lega a nostra volta. Andiamo in Cile per incontrare Silvia Carradori e il suo compagno Daniele Tardani, insieme nella capitale Santiago per lavoro. Silvia, tra l'altro, ha lavorato per Radio Lady e per gonews.it occupandosi negli anni passati della pubblicazione degli eventi culturali e sociali in tutta la Toscana. Daniele invece è un geologo in America Latina intento nello studio della Terra. Entrambi vengono da Signa e hanno studiato a Empoli. Ecco le loro storie.
Nome e Cognome: Silvia Carradori / Daniele Tardani
Anni: 31
Cresciuta a: Signa
Studi: Entrambi diplomati al Liceo Scientifico “Il Pontormo” di Empoli, Silvia ha conseguito una Laura triennale in Lingue e Letterature Straniere all’Università degli Studi di Firenze e una magistrale in Linguistica all’Università di Siena. Daniele ha conseguito una Laura triennale in Scienze Geologiche e una magistrale in Scienze e Tecnologie Geologiche, entrambe all’Università degli Studi di Firenze.
Residenza e professione: Residenti a Signa, adesso vivono stabilmente a Santiago del Cile. Silvia è professoressa di italiano e sta preparando una candidatura a un Master in Letteratura alla Universidad de Chile. Daniele sta terminando il suo Dottorato di Ricerca in Geologia nella Universidad de Chile.
Lavoro in Italia: Dopo la laurea magistrale, Silvia ha fatto uno stage presso un’Associazione Culturale di Siena che si occupava di migranti. Poi, dopo qualche lavoro sporadico come commessa, ha lavorato nella redazione di gonews.it ed è stata speaker e tecnico radiofonico per Radio Lady. Daniele, dopo la laurea magistrale, ha lavorato per sei mesi in un progetto di bonifica ambientale per l’Università di Firenze, finché non ha vinto la borsa di dottorato a Santiago del Cile.
Prima esperienza all'estero: Daniele è stato in Costa Rica per la sua tesi magistrale. Per Silvia questa è la prima esperienza.
Perché ha deciso di andare all'estero?
Siamo sempre stati attirati dall’idea di lasciare il ‘nido’ conosciuto per poter fare un’esperienza diversa e entrare in contatto con una cultura lontana dalla nostra. L’occasione è arrivata con la borsa di dottorato di Daniele, che sempre aveva avuto un interesse per l’America Latina. Silvia non aveva mai pensato al Cile come possibile meta di un’esperienza all’estero, ma, dopo un anno passato distanti, ha deciso di raggiungere Daniele.
Quali sono le principali differenze fra il mondo del lavoro italiano e quello estero?
Fermo restando che la situazione economica, soprattutto adesso, non è idilliaca, qui abbiamo trovato maggiori opportunità per metterci alla prova, sbagliare, imparare, insomma, crescere a livello professionale e personale; un tipo di opportunità che in Italia sembra non esistere più, soprattutto se si è alle prime armi. Ad esempio, Daniele, dopo il primo anno di preparazione, ha potuto gestire autonomamente il suo progetto, ricevendo feedback dal suo advisor; Silvia ha potuto fin dall’inizio insegnare ai propri studenti, fare da interprete in alcune riunioni aziendali, tradurre testi, imparando un nuovo lavoro direttamente ‘sul campo’.
La vita e il lavoro all'estero sono diversi dall'idea che ti eri fatta prima di partire?
In realtà quando siamo partiti non ci siamo fatti troppe domande su come sarebbe stato, abbiamo colto l’occasione e basta. Certo, all’inizio non è stato facilissimo, soprattutto (ri)definirsi in un contesto totalmente nuovo e senza l’appoggio di famiglia e amici di una vita: 12.000 km di distanza a volte si fanno sentire!
Cosa ti manca dell'Italia?
Dopo tre-quattro anni lontani da casa, e con la possibilità di tornare solo una volta all’anno, ti mancano tante piccole cose. Fra tutte, condividere la quotidianità con famiglia e amici, anche se, nonostante la distanza, siamo riusciti a mantenere i vari rapporti, e alcuni si sono addirittura rafforzati! E poi i profumi e i sapori della nostra vita in Italia: la mozzarella, il Mediterraneo, l’autunno in Toscana!
Torneresti a lavorare in Italia?
Per ora non è nei nostri piani. Non pensiamo che la vita all’estero sia necessariamente migliore, ma abbiamo voglia di conoscere e di fare ancora nuove esperienze.
Hai qualche aneddoto sulla permanenza all'estero?
Le code interminabili fino dalle 6 di mattina per ottenere il visto, rituale che si ripete ogni anno; il tono di voce ‘italiano’ che all’orecchio cileno a volte suona un po’ ‘aggressivo’ (vedi il tedesco per noi!); i primi voli di 14 ore fra turbolenze interminabili; i controlli alla dogana dove passa solo il formaggio di latte pastorizzato; i terremoti frequenti; ritrovarsi a tavola fra italiani, cileni, colombiani, costaricensi, tedeschi, francesi e inglesi e capirsi tutti perfettamente.
Se vuoi aggiungere qualcosa di te, sulla tua storia, particolari curiosi.
Quello che ci sentiamo di aggiungere è che ne è valsa la pena e che chi ancora sta pensando se partire o no, lo faccia senza porsi troppe domande. E’ un’esperienza unica: la crescita personale e l’incontro con gli altri ti ripagano di ogni difficoltà.
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