Riassetto della sanità, Fabricacomune per la Sinistra: "E' una riforma azzardata, pericoli per il nostro territorio e per la Regione"

Di certo si sa che la riforma delle USL che vedrà confluire la USL 11 insieme a quelle di Firenze Prato e Pistoia, nella USL Toscana Centrale: 1.600.000 abitanti, 3 miliardi di bilancio, è stata decisa in fretta e furia.  Non ha alla base nessun studio delle possibili conseguenze, nasce per tamponare gli ennesimi tagli del governo centrale (a cui evidentemente non ci si poteva opporre dato il periodo in cui si decidevano le candidature per le regionali) e va ad impattare su un sistema già stremato da anni di ristrettezze finanziarie e diminuzione di personale. Saranno 2000 si dice gli ulteriori esuberi che verranno dichiarati, la maggior parte medici ed infermieri con tanta anzianità lavorativa e quindi esperienza professionale. Un impoverimento brusco che si aggiunge a quello realizzatosi negli anni col blocco del turnover. In tutto sarà un 10% di organico in meno.

Che vorrà dire servizi sanitari in meno per i cittadini. Liste di attesa, ambulatori, posti letto. L’assessore si affanna a sostenere che questa è l’unica strada per salvare il sistema, ma ha pochi dati per rispondere a chi sottolinea che la maggior parte delle esperienze di fusione di grosse organizzazioni da risultati fallimentari, senza determinare neppure risparmi finanziari. E quando Gavino Maciocco, docente di sanità pubblica dell’università di Firenze presente come esperto invitato dal gruppo di FabricaComune, ricorda che i finanziamenti della USL di Area Vasta non garantiranno più a questo territorio la certezza di risorse che aveva con la distribuzione per abitante, chi ha conosciuto le lotte fatte in passato per ottenere l’autodeterminazione in tema di salute per questo territorio, è preso dall’amarezza.

Anche perché nessuno può negare che i risultati della USL 11 sono tra i migliori della regione, come ricorda garbatamente la direttrice generale dott.ssa Piovi e forse proprio per la dimensione adeguata alla possibilità di controllo e governo della comunità. Che dai prossimi mesi non avremo più.

Preoccupazioni, che serpeggiano anche per i ripetuti richiami che si sentono in giro da postazioni autorevoli (l’ultimo da parte di Stefania Saccardi in odore di essere il prossimo assessore alla sanità della regione) alla necessità di affiancare al sistema pubblico sistemi integrativi di tipo assicurativo o mutualistico, magari gestiti dal terzo settore, che andrebbero comunque ad intaccare il modello universalistico pubblico del nostro sistema sanitario. Modello che, lo vogliamo ricordare, è il meno costoso ed il più efficace, come tutti i dati dimostrano. Ma gli appetiti sul business sanità sono molti e sembra sempre più difficile tenerli a freno. Specie quando a manifestarli sono gli ambienti elettoralmente vicini a chi governa. I pacchetti integrativi che vanno per la maggiore sono di Unipol e le mutue in Emilia Romagna le sta facendo Legacoop ed in Toscana le stanno proponendo Misericordia e Anpas. 

Se si aggiunge che il consiglio comunale è rimasto chiuso alla voce delle confederazioni sindacali per volere della maggioranza e ci mettiamo anche che si è rifiutato di farlo di sabato ed in locali più ampi (quasi che si volesse ostacolare anziché favorire la possibile partecipazione dei cittadini) a noi le preoccupazioni aumentano.

Infine: è la prima volta che su un tema di così grande peso non c'è stato neanche un intervento della Giunta comunale.  Erano imbarazzati oppure hanno ormai introiettato  che questi temi sono cose "da tecnici" e la politica non deve dire niente?

FabricaComune per la Sinistra

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