
“Quando una pianta nasce storta, è quasi impossibile farla tornare dritta”. Così Claudio Marignani (Forza Italia) ha aperto questa mattina in aula il dibattito sul piano del paesaggio. “Le teorie ideologiche applicate ad un ambiente vissuto e fonte di reddito, – ha detto il consigliere regionale – non potevano che far alzare il polverone che si è levato sul pit”. Marignani, da componente della commissione Agricoltura si è soffermato sulle necessità del settore: “In agricoltura – ha continuato – occorre semplificare, favorire la multifunzionalità, la dinamicità collegata all’innovazione e alla ricerca, garantendo credito e infrastrutture. Credo giusto tutelare l’ambiente, senza però creare problemi a chi lavora e produce”. Il consigliere ha chiesto chiarimenti all’assessore Marson, sul perché in commissione si fosse espressa in modo negativo sull’emendamento di Forza Italia che precisava “le criticità contenute nelle schede di ambito costituiscono valutazioni scientifiche non vincolanti a cui gli enti territoriali non sono tenuti a fare riferimento nell’elaborazione degli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica”. L’emendamento viene riproposto oggi perché “lo spirito – ha concluso – è quello di non esporre i Comuni a contenziosi senza fine, vista la possibile interpretazione prescrittiva e vincolante delle criticità”. Marignani ha chiesto perché il pit non contenga valutazioni dell’impatto sociale, demografico ed economico che si avranno con la sua approvazione.
Il capogruppo Udc Giuseppe Del Carlo: "Il Piano così come è stato concordato dal Presidente Rossi ed il Ministro non dovrebbe essere approvato. Nei punti fondamentali mantiene gli aspetti negativi della prima versione e non tiene conto delle modifiche introdotte dalla VI^ commissione. Sul Parco delle Apuane reintroduce nuovi vincoli per le cave di marmo che sono inaccettabili ed espropria i Comuni delle proprie funzioni sui piani attuativi. Viene ribaltato il concetto identitario del lapideo che viene riconsiderato una criticità anziché un punto di sviluppo per tutta la Toscana. Non ci è stato dato neppure il tempo per un confronto più approfondito sugli emendamenti di Rossi. Sarebbe stato più opportuno revocare il provvedimento per procedere ad una nuova adozione".
Di “pasticciaccio maturato tra palazzo Sacrati Strozzi e via del Colle Romano” e di “piano archeologico del paesaggio della Toscana, frutto di un’ideologia astratta ed inefficace” ha parlato la portavoce dell’opposizione Stefania Fuscagni nel suo intervento in aula. La consigliera regionale di Forza Italia si è “arrabbiata”, perché il lavoro fatto dalla commissione in oltre “100 riunioni è stato buttato al macero”. “Faccio mia la protesta – ha detto – perché il lavoro portato avanti in commissione, con passione e competenza è stato distrutto a Roma. Lo spirito che anima questa legge è quello di umiliare gli enti locali”. “La mia protesta – ha concluso – sarà fortissima anche fuori dal palazzo ed è animata dal sentimento di chi crede nelle istituzioni”.
Marta Gazzarri, capogruppo di popolo toscano è intervenuta in difesa del pit, “definito ingiustamente portatore di vincoli”. “Non è così – ha detto – questo piano permetterà la crescita con regole certe e sarà visto con interesse da altre regioni”. “Il paesaggio – ha aggiunto – rappresenta un interesse prevalente rispetto ad altri interessi, pubblico o privato, e deve essere anteposto alle esigenze urbanistico-edilizie”. Gazzarri ha parlato di “economia sostenibile come leva di sviluppo”, di “un piano che vuol tenere insieme due mondi: le imprese e l’ambiente”.
“Pasticcio inestricabile toscano”, così il pit è stato definito dal capogruppo Ncd Alberto Magnolfi, “un piano che giunge all’attenzione del Consiglio nell’ultima seduta utile della legislatura”. “Da questi banchi – ha detto il consigliere regionale – si è voluto accedere ad una finzione giuridica, si è ritenuto ammissibile il maxiemendamento della Giunta, che ammissibile non era perché sono state riscritte intere parti e questo avrebbe dovuto imporre una nuova adozione. Noi l’abbiamo accettato per un senso di responsabilità”. “Il pit – ha detto Magnolfi – è uno strumento che resterà nel tempo, guida nelle scelte del territorio”. “Non si è scelta la strada del dibattito politico – ha concluso Magnolfi – si è preferita la politica furbesca del tatticismo”. Magnolfi ha apprezzato la mole del lavoro e la qualità della documentazione conoscitiva prodotta, “non sono solo ombre”, ha osservato in riferimento al piano. Plauso conclusivo all’intervento del collega Pellegrinotti, che mercoledì, a giudizio di Magnolfi, ha invocato “una politica diversa, capace di ascoltare e rispondere ai bisogni della gente semplice e di emozionare ed emozionarsi ancora, per un problema che si risolve e per i segni di un’identità da salvare”.
“Si è voluto cambiare all’ultimo momento un testo che, pur con i suoi problemi, era la sintesi migliore possibile”. Questo il giudizio di Nicola Nascosti (FI), il quale ha ricordato alcuni dati: nella provincia di Massa Carrara il settore lapideo consente a 10 mila lavoratori di guadagnare 210 milioni di euro ogni anno, mentre le monocolture in Toscana, soprattutto nel settore vitivinicolo e florovivaistico, sebbene in calo continuano ad essere uno dei settori portanti dell’economia. “Il piano mette in discussione questi settori – ha detto Nascosti -. Si tratta di un piano dirigista che è entrato nel modo di fare impresa. Si finisce per limitare anche l’esistente; inoltre il sistema privilegia i grandi imprenditori che potranno sostenere le spese per finanziare l’organizzazione della filiera corta”. In definitiva, per Nascosti, “si è sposato l’ideologia e non l’amore per la Toscana, imponendo con un atto di forza una linea che è un salto all’indietro”.
Andrea Agresti (Ncd) si è domandato se “questo, che è stato definito il piano del paesaggio di Rossi, sia ancora il piano dell’assessore Marson”. “Dove erano il presidente e l’assessore – ha proseguito il consigliere – quando le associazioni, le istituzioni e gli addetti ai lavori in questi anni hanno lanciato numerose grida di allarme? La partecipazione c’è stata solo a parole, mentre sarebbe stato opportuno prevedere la compartecipazione di Province e Comuni alla fase di redazione dello strumento”. Secondo Agresti l’intera operazione “è stata politicamente un fallimento nei confronti della Toscana e anche nei confronti del partito di Rossi, che ha dovuto ingoiare a malincuore questo piano”.
“In commissione è stato fatto un grande lavoro di buon senso per sottolineare alcuni aspetti, dare maggiore comprensione, facilitare la lettura di un Piano difficile anche dal punto di vista del linguaggio”. Così il consigliere Aldo Morelli (Pd) che ha definito l’integrazione al Paesaggio uno “strumento ordinatorio più che prescrittivo”. “Uno strumento per definire come leggiamo la Toscana, come la vogliamo nel futuro, consapevoli della necessità di una salvaguardia che, comunque, garantisce sviluppo”. Sull’obiettivo di semplificazione che il Piano intendeva perseguire, Morelli ha ammesso che “non abbiamo fatto tutto quello che si doveva fare”, ha inoltre evidenziato come “nelle prime versioni” era “abbastanza esplicitata” la “non affidabilità degli amministratori locali. Una filosofia che non posso condividere”. “Il nostro compito non è quello di condizionare, ma di orientare le scelte dei Comuni”, ha spiegato, convinto della necessità di “costruire un sistema integrato”.
Di piano “difficile da partorire” per le “tantissime divergenze in seno alla maggioranza” ha parlato Antonio Gambetta Vianna (capogruppo Più Toscana) che tuttavia ha ammesso di essere “molto stupito” della “rincorsa negli ultimi giorni utili di questa legislatura” e ha definito “vergognoso” il ritardo nella consegna degli atti. Gambetta ha quindi illustrato, seppur brevemente, alcuni emendamenti presentati su “accoglienza organizzata, qualità per l’alta formazione e la ricerca”, ma anche sulla “pianificazione territoriale in materia di commercio”. Emendamento che il presidente ha spiegato essere “opportuno” e teso a “favorire gli sgravi fiscali o incentivi contributivi a chi mantiene o ricostituisce il tessuto commerciale e dei servizi di interesse delle comunità nelle aree montane, rurali e insulari”. Chiudendo sulla “ennesima pugnalata inferta al mondo balneare”, Gambetta ha annunciato il voto contrario al Piano del Paesaggio.
Di Piano “bombardato da oltre 600 osservazioni”, che ha “scontentato tutti”, a “dimostrazione” di una “incapacità” e di una “visione scellerata di una Toscana che non esiste e che forse non è mai esistita”, ha parlato Paolo Marcheschi (FdI). “Considerare il paesaggio un bene intoccabile a prescindere, è sbagliato”, ha continuato rilevando come esso “non sia immutabile. È anche opera dell’uomo”. “Tutte le belle cartoline della nostra Toscana sono il frutto intelligente – secondo Marcheschi – dell’uomo, non per meri fini estetici ma per ragioni economiche seppur guidate da un innato gusto per il bello”. Secondo il consigliere è stato “tradito il vero fine del Piano: ordinatorio e semplificatorio”. “Poteva essere un nuovo approccio – ha detto - più culturale che normativo. È solo un Piano ridondante di grossolani errori, di generalizzazioni pericolose e di nemici sbagliati”. La “Toscana produttiva che ha generato ricchezza e lavoro nei decenni precedenti”, secondo Marcheschi lo ha “fatto non grazie ma nonostante questo governo”.
“Sono fra i pochi, in quest’Aula, ad aver provato a contrastare le varie derive della sinistra, prima verso l’ambientalismo sostenuto dai Verdi e poi verso un’idea di sviluppismo che cedeva troppe azioni di intervento a corpi intermedi e all’imprenditoria”. Lo ha detto Pieraldo Ciucchi (Gruppo misto), aggiungendo che “davanti ad alcuni giudizi che ho sentito sono rimasto perplesso, perché del presidente Rossi e della maggioranza si può dire di tutto, ma non che non abbiamo svolto un’azione di governo per recuperare e riaffermare certi valori e certi principi”. E tra queste azioni in positivo Ciucchi inserisce il Piano del Paesaggio. “Certo”, ha aggiunto, “non è che in Toscana tutto vada bene, ma giudico il Piano del paesaggio buono, perché trovo giusto, ad esempio, salvaguardare il sistema degli arenili e delle dune e aver deciso di affrontare la questione dei beni estimati a proposito delle cave delle Apuane”. Ha quindi annunciato il suo voto positivo, “perché in questo piano io intravedo una chiara impostazione socialista”.
Secondo Severino Saccardi (Pd), “il Piano del paesaggio è figlio di un principio preciso già assunto con altri atti: limitare il consumo del suolo”. Saccardi ha sottolineato “alcune stonature nel dibattito, in cui si sono contrapposte troppe dicotomie, prime fra tutte quella tra ambiente e lavoro, e che non ha tenuto di conto che il paesaggio toscano è il frutto del lavoro dell’uomo”. Il centrodestra, ha aggiunto, “insiste nel chiedere un allentamento della presa della politica sulla società, ma è anche vero che è necessario che la politica dia indirizzi precisi e forti”. Nel merito, ha spiegato, si doveva “lavorare di più sulle aree vincolate ex lege, magari ridefinendole. E bisognava individuare le aree compromesse e degradate. Ma questo Piano”, ha concluso, “è complessivamente da approvare”.
Citando Piero Calamandrei, “definito uno dei padri del concetto del paesaggio toscano”, Marco Manneschi (Il popolo toscano – riformisti 2020) ha definito utile il dibattito approfondito sul Piano e ha sottolineato che “se dopo settant’anni dalle parole di Calamandrei siamo ancora a parlare di paesaggio, significa che esiste ancora e che ancora ha un valore”. Secondo Manneschi, il Piano tenta “di preservare il paesaggio coinugandolo con le attività umane e con lo sviluppo, un terreno su cui non può esistere una verità assoluta”. Il Piano, ha aggiunto, “rientra nel capitolo degli atti coraggiosi assunti dal governo toscano in questi anni e guarda al futuro in maniera positiva”.
Pier Paolo Tognocchi (Pd) ha parlato di un percorso che si apre e che deve continuare in positivo. “Il paesaggio”, ha detto, “è il frutto del lavoro agrario dell’uomo e in futuro è destinato a cambiare, ma questo dovrà accadere preservandolo in un senso dinamico della realtà”. Secondo Tognocchi, il Piano, unito con la legge urbanistica, “rischia di creare una separazione pericolosa tra campagna e città e io sono convinto che avrebbe dovuto esistere anche un piano paesaggistico urbano”.
Per Matteo Tortolini (Pd), il Piano è frutto di “un confronto tra impostazioni diverse, che fornisce un grande affresco della Toscana e che dovrà trovare una corretta applicazione”. Il paesaggio, ha ricordato, è una risorsa essenziale, “intendendolo però non solo come natura, ma come natura umanizzata. Per questo va governato nella sua complessità, anche nelle parti urbanizzate”. Il Piano, ha ricordato Tortolini, “non è solo frutto della politica ma, per come è venuto modificandosi e mgiliorandosi, è frutto delle osservazioni della società toscana e secondo me non c’è una differenza marcata tra il Piano che avevamo adotatto e quello in discussione oggi”. Tortolini, sottolineando che “il contributo del ministero è stato troppo penetrante per quel che riguarda le schede di ambito”, ha concluso affermando che la vera partita della tutela del paesaggio e dello sviluppo sostenibile “inizia da oggi, con l’attuazione del Piano”.
Giovanni Santini (capogruppo Forza Italia) si è detto “perplesso, perché dopo un lungo lavoro in Consiglio e poi in commissione mi aspettavo un’illustrazione più dettagliata degli interventi contenuti nel maxiemendamento della Giunta che butta all’aria il lavoro serio e proficuo che era stato fatto in commissione”. Santini ha ricordato che gli emendamenti del suo gruppo avevano “significativamente modificato il Piano, ma adesso tutto è stato cancellato”. Per questo, ha aggiunto, Forza Italia presenterà un pacchetto di 241 emendamenti “per riaffermare alcuni principi, come l’inaccettabilità che sopra i 1.200 metri non sarà più consentita l’attività delle cave e che questo porterà alla loro chiusura”. Santini ha ricordato che “noi intendiamo sottolineare che l’attività estrattiva è strategica per la zona apuo-versiliese, così come intendiamo riaffermare che i Comuni non possono essere esautorati della loro autonomia in materia urbanistica e territoriale”. Santini ha concluso sottolineando che il Piano “può configuarsi come l’atto che determina la fine dello sviluppo in Toscana”.
“Il presidente Rossi ha fatto bene a cercare una soluzione per salvaguardare gli elementi di buon senso emersi con il lavoro del Consiglio ed allo stesso tempo allinearsi alle indicazione del Ministero”, ha sottolineato Rosanna Pugnalini (Pd). A suo parere è stata corretta una visione troppo rigida sull’agricoltura ed è stata fatta “una riforma epocale” per le cave delle Apuane, introducendo complessivamente importanti elementi di semplificazione. “Abbiamo fatto un salto notevole, anche sotto l’aspetto culturale – ha concluso – È un piano equilibrato, frutto del lavoro di tutti. Non è il piano del Ministero, né il piano dei doppi estremismi, ma un piano che serve alla comunità toscana”.
Secondo Marina Staccioli (Fratelli d’Italia) è mancato un reale confronto con il territorio ed un maxiemendamento presentato quarantotto ore fa butta nel cestino tutto il lavoro di mesi fatto dalla commissione. “Si mettono a rischio posti di lavoro in tutta la Toscana, dai cavatori ai balneari – ha rilevato, rivolgendosi ai banchi della maggioranza – Sulle Apuane non vi interessa realmente la filiera: lo dite a parole, ma siete smentiti dai fatti”.
Un giudizio condiviso dal capogruppo FdI Giovanni Donzelli, secondo il quale anche i vivaisti ed i viticoltori sono penalizzati da questo piano. “Non capisco la filosofia, tipica della sinistra, che contrappone l’uomo al paesaggio – ha affermato – Come se il paesaggio non fosse plasmato dal lavoro dell’uomo”. A suo parere è vero che si raggiunge “un equilibrio”, ma “solo tra lobby di potere, alla vigilia della campagna elettorale”.
Il capogruppo Pd Ivan Ferrucci ha sottolineato che “la Toscana è l’unica Regione che giunge ad approvare un piano con una visione complessiva del territorio ed un chiaro modello di sviluppo sociale ed economico”. Secondo Ferrucci non deve essere visto come “un’opera d’arte intoccabile per i prossimi venti anni”, ma piuttosto come “uno strumento di confronto per la programmazione degli enti locali”. “È un piano – ha dichiarato – che mette la Toscana in condizione di uscire dalla crisi. Una risposta seria ed equilibrata per un chiaro modello di sviluppo”.
L’assessore Anna Marson ha precisato di non riconoscersi nelle parole a lei attribuite e riportate in Aula dal capogruppo di Forza Italia, Santini.
“E’ una bella pagina per il Consiglio regionale. Siamo la prima Regione che approva un piano nell’assemblea elettiva”, ha affermato il presidente Enrico Rossi, sottolineando la “tenacia” dell’assessore Marson, “determinante” per giungere a questo risultato. Il presidente ha precisato che sul testo della Giunta sono state presentate seicento osservazioni, e non migliaia come in altre Regioni. Di queste seicento osservazioni, l’ottanta per cento è stato sostanzialmente accolto. Rossi ha ricordato che, anche alla luce delle sentenze della Corte costituzionale, le Regioni sono autonome nelle scelte di governo del territorio, ma tali scelte devono essere in linea con il Codice del paesaggio.
“Il maxiemendamento cerca un punto di equilibrio, alla luce di questo confronto in sede ministeriale” ha detto, ricordando che “il paesaggio è la Toscana, è la nostra identità, il nostro marchio”. “Parlando di paesaggio, evochiamo il massimo del localismo ed il massimo dell’universalità – ha rilevato il presidente – Le comunità locali sentono il territorio come proprio, perché lo hanno fatto loro, e reagiscono. Allo stesso tempo la Toscana è l’idealizzazione del paesaggio umanistico, archetipo nel mondo”. Per questo, a suo giudizio, è necessario farsi carico di osservazioni e sollecitazioni, perché “a noi viene chiesto di più”.
Rossi ha rilevato che certi allarmismi del settore agricolo sono del tutto ingiustificati, perché lo scopo è mantenere una certa maglia agraria all’interno delle trasformazioni imposte dall’agricoltura moderna, con indicazioni meno restrittive di alcuni regolamenti attualmente in vigore per alcuni comuni. Inoltre, l’interpretazione data al vincolo paesaggistico della legge Galasso sui boschi permetterà di recuperare all’attività agricola 200mila ettari. “Sulle cave siamo per l’attività estrattiva, che non blocchiamo – ha aggiunto – Pensiamo però che vada regolata ed abbiamo deciso di intervenire per quelle situate al di sopra dei 1200 metri”. A suo parere i lavoratori non devono temere nulla, perché si incentiva la lavorazione sul posto del 50% del materiale estratto. Sono inoltre previsti ampliamenti legati a piani di recupero. Il presidente si è infine pronunciato sulla sussidiarietà e sul rapporto con i Comuni “A volte essere più vicini ai problemi permette di trovare soluzioni migliori – ha affermato – A volte non consente di trovare risposte adeguate”. “Penso che con il varo della disciplina sul paesaggio si concluda una legislatura importante – ha concluso Rossi – Una legislatura di riforme serie, a servizio di questa regione e degli interessi generali. Il Consiglio regionale è stato un protagonista in tutto questo”.
Romanelli (SEL): “Siamo tornati ad una mediazione condivisibile, grazie soprattutto ai cittadini che si sono mobilitati"
“Dopo settimane di difficile discussione sul Piano Paesaggistico, voglio iniziare il mio intervento con una serie di ringraziamenti assolutamente dovuti” dichiara il Consigliere Mauro Romanelli di Sinistra Ecologia e Libertà nel suo intervento in aula.
“In un periodo in cui attaccare e offendere i dipendenti pubblici è la prassi, un plauso particolare va alle strutture tecniche del Consiglio Regionale della Toscana, i cui Uffici ci hanno supportato con professionalità e pazienza. Un ringraziamento poi va certamente all’Assessore Marson, che ha elaborato e difeso quest’atto così importante, dimostrando tenacia politica oltre che bravura tecnica, e alla mia collega della Sinistra Monica Sgherri per il suo importante ruolo in Commissione Ambiente. E non ultimo un riconoscimento al fondamentale ruolo dei cittadini, delle associazioni e dei comitati, degli intellettuali, come Montanari, De Lucia e Asor Rosa, che hanno messo in campo una positiva e legittima pressione a difesa degli interessi diffusi della collettività toscana, dei nostri crinali e delle nostre coste”.
“Oggi, se non vi saranno emendamenti last minute, possiamo finalmente votare un atto di cui ci dichiariamo tutto sommato soddisfatti. Non abbiamo mai tifato, nonostante l’imminente campagna elettorale, per il “tanto peggio tanto meglio”, e siamo contenti che sia prevalsa una mediazione, un testo che sa coniugare positivamente ambiente e lavoro, beni paesaggistici e impresa, senza ripetere in negativo le contrapposizioni di anni passati, nella consapevolezza che la tutela e il rispetto per ciò che ci circonda sono la base fondamentale per un’economia virtuosa”.
“Certo il pessimo riflesso del Partito della Nazione, degli inciuci fra Partito Democratico e centrodestra, ha sminuito il dibattito democratico, le prerogative dell’aula, e si è rischiato di scrivere una bruttissima pagina politica in nome di pochi interessi corporativi e speculativi. Per fortuna invece oggi, come già ha fatto la Regione Puglia, consegniamo uno strumento che nei prossimi anni dovrà diventare vivo, essere applicato con attenzione sui territori. Fondamentale sarà il ruolo degli ecologisti, del mondo della cultura, dei cittadini nel vigilare: anche noi come Sinistra ci impegneremo in tutte le Istituzioni a tutela di quanto deciso oggi” termina Romanelli.
Ferrucci (Pd): “Diamo modello di sviluppo alla Toscana, unica Regione a farlo”
“Un fondamentale strumento di programmazione della Regione Toscana, il principale, in grado di porre le basi per uscire dall’attuale crisi economica e affrontare al meglio le sfide future”. Definisce così il Piano del paesaggio Ivan Ferrucci, capogruppo Pd Regione Toscana, intervenendo in aula durante il dibattito in Consiglio regionale. “Siamo l’unica regione a votare questo atto, il che è già di per sé un risultato, ma soprattutto siamo riusciti a dare un modello di sviluppo alla Toscana, basato su un presupposto concreto, conciliare sviluppo economico e sociale e difesa del territorio. – spiega Ferrucci - Abbiamo raggiunto un equilibrio importante definendo linee di indirizzo adeguate e precise per ogni settore. Credo che ogni scelta vada contestualizzata nella fase in cui si prende: per questo il piano non è un’opera scalfita sulla pietra ma un punto di partenza, uno strumento di ottima qualità, per portare avanti un confronto continuo e costante sullo sviluppo della nostra Regione, con i cittadini, con le imprese, con il governo nazionale, con le associazioni, con tutti gli enti coinvolti. Un confronto che abbiamo doverosamente intrapreso e portato avanti per arrivare al risultato di oggi e che purtroppo in questa ultima fase è stato condizionato da dannosi ideologismi e da strumentalizzazioni da campagna elettorale da parte di molti. Ho trovato riduttiva e sterile la discussione che ha visto contrapporsi pasdaran da una parte e dell’altra, pronti a darci, alla bisogna, di ‘cementificatori’ o, al contrario, ‘bloccatori’ dello sviluppo e che si è concentrata unicamente sul necessario lavoro di questi ultimi giorni con il Mibact, tralasciando quello imponente realizzato dal Consiglio e dalla Commissione Ambiente, di cui ringrazio in particolare il presidente Venturi e il consigliere Pellegrinotti”.
“Mi auguro quindi che chi sarà in aula dopo di noi grazie a questo piano prosegua quest’opera di confronto, nel merito, non viziata da pregiudizi e visioni strumentali ma volta a un equo sviluppo della Toscana, con passione e impegno civile”, conclude Ferrucci.
Sgherri (PRC): "Il contenuto del maxiemendamento è un buon risultato. Se non saranno accolti gli emendamenti di Forza Italia allora il voto sarà favorevole”.
Piano paesaggistico. Il testo che emerge dopo la presentazione del maxiemendamento è un buon risultato, perché riporta il Piano stesso sostanzialmente a quanto adottato a luglio, quindi cancellando quello stravolgimento (su tutti in tema di escavazione sulle Apuane e sulla salvaguardia delle coste) che si è perpetrato in Commissione.
Stravolgimento contro cui mi sono strenuamente battuta e contro il quale avevo presentato emendamenti la cui sostanza è presente nel maxiemendamento.
Quindi se si votasse nel momento in cui scrivo – metà pomeriggio, durante la seduta del Consiglio – il voto sarebbe favorevole.
Uso il condizionale perché la verifica dovremo farla rispetto all’esito del voto sugli emendamenti di Forza Italia, che se approvati riporterebbero il testo indietro tutta, cioè sostanzialmente a quanto è uscito dalla commissione, e riproporrebbero sul Piano le “larghe intese” già viste in commissione. In quel caso non potrei certo approvare il Piano.
Così Monica Sgherri – esponente di Rifondazione Comunista e capogruppo in Consiglio Regionale. Certo – prosegue Sgherri – stupiscono le dichiarazioni di alcuni consiglieri PD oggi in aula, secondo cui col maxi emendamento non vi sarebbero modifiche sostanziali rispetto a quanto uscito dalla commissione. Ma sono daltonici ? Prendendo in prestito e adattando un vecchio detto potremmo affermare che non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere: non vedono nel testo le modifiche – sostanziali – che il maxiemendamento introduce col colore blu ?
Chiurli (Democrazia Diretta), “Il maxiemendamento? Una maxi supercazzola” Presentati subemendamenti per reintrodurre stop marmo sopra i 1200 metri e tutela falde e fiumi
“Il maxiemendamento al Piano paesaggistico non è altro che una maxi supercazzola. Il Consiglio regionale dichiari apertamente se sta dalla parte dei toscani o delle lobby del cemento, del marmo e dell’energia”. Il consigliere regionale Gabriele Chiurli (Democrazia Diretta) attacca il nuovo testo del Pit, in discussione oggi in Aula e presenta tre subemendamenti alle parti modificate a seguito dell’incontro tra il Presidente Rossi e il Ministro Franceschini.
“Il risultato delle ‘giornate romane’ – sottolinea Chiurli - non è altro che una revisione del drafting: si è messo in bella calligrafia quello che le lobby avevano annotato a margine del Piano. Sono saltate le limitazioni per cave e geotermia. Si apre di nuovo all’escavazione di marmo sopra i 1200 metri, alle costruzioni nell’alveo dei fiumi (basta che non siano a scopo abitativo) e allosfruttamento indiscriminato della geotermia: sono infatti sparite tutte le limitazioni in questo ambito”.
Garanzie che il consigliere di Democrazia Diretta adesso vuole reintrodurre attraverso tre subemendamenti per “evitare ogni nuova estrazione di marmo sopra i 1200 metri, tutelare le falde acquifere e i reticoli idrografici nello sfruttamento della risorsa geotermica e mettere un freno a nuovi insediamenti estrattivi e produttivi nelle aree di pertinenza di fiumi e torrenti”.
“Chiediamo che il Consiglio – conclude Chiurli – vada oltre alla retorica e alla campagna elettorale già in corso e prenda una posizione chiara: o si sta con le lobby o si sta con i cittadini”.
Fonte: Ufficio Stampa
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