
Le politiche di gestione dei fondi comunitari sono efficaci? Un loro migliore utilizzo, in termini di destinazione, selezione, spesa, che cosa richiede? L’interrogativo è stato al centro questa mattiina di una tavola rotonda, con la quale il presidente Marco Taradash (Ncd), ha voluto concludere l’attività di legislatura della Commissione per le politiche dell’Unione Europea.
E’ stato Albino Caporale, autorità di gestione Por Creo Fesr, ad introdurre i lavori, sottolineando che molte politiche regionali, dopo il varo della legge di stabilità, sono possibili solo grazie ai fondi strutturali, con le rigidità ed i vincoli propri di questi finanziamenti, come i controlli su cosa e come viene fatto, che assicurano tempi certi di esecuzione. Il ciclo di programmazione che si conclude, ha sottolineato Caporale, vedrà il nostro paese con circa 2 miliardi di euro non utilizzati e quindi da restituire alla Commissione. Per superare questa difficoltà, a suo parere, è necessario concentrare gli interventi ed evitare la frammentazione, con strategie unitarie, ad esempio sulla banda larga e sulla politica industriale, con una più chiara definizione delle competenze tra Stato e Regioni.
“Cosa fare? Molto meno. I finanziamenti sarebbero utilizzati meglio per ridurre il cuneo fiscale” ha sintetizzato l’ingegner Francesco Ramella, docente di trasporti e logistica all’università di Torino e fellow dell’Istituto Bruno Leoni. A suo parere gli investimenti in infrastrutture non sono così determinanti per la crescita economica, quanto in senso negativo gli oneri burocratici ed amministrativi. Spesso, inoltre, hanno un effetto distorcente, perché gli interventi non reggono ad una corretta analisi costi/benefici, ma sono realizzati solo “per non perdere i finanziamenti europei”. E’ il caso, ad esempio, dell’Alta Velocità ferroviaria, che interessa una fetta minoritaria della popolazione, con un reddito non certo basso.
Secondo Ramella molti degli assunti che sono alla base delle scelte europee, come gli effetti della congestione, delle emissioni di gas serra, del prezzo del petrolio, non reggono ad un’analisi critica ed hanno un peso del tutto marginale. Lo stesso riequilibrio intermodale risulta di fatto inattuabile.
Secondo l’avvocato Andrea Ciaffi, dirigente per i rapporti con l’Unione europea della Conferenza delle Regioni, è necessario un “adattamento” a livello organizzativo ed a livello giuridico-amministrativo, per superare le difficoltà di coordinamento tra Stato e Regioni, che determina un assetto “competitivo e non cooperativo”. “Una politica di sviluppo delle aree interne – ha osservato a titolo di esempio – passa necessariamente dal mantenimento degli ospedali e delle scuole sul territorio. Ecco che la politica di gestione delle risorse comunitarie si intreccia alle politiche regionali per la sanità e la scuola”. L’Italia, inoltre, sconta a suo giudizio una scarsa credibilità (accountability) a livello europeo, causata anche dall’alto numero di procedure d’infrazione.
“La burocrazia europea è un imputato minore rispetto alla burocarazia italiana – ha concluso Marco Taradash – Ho voluto lanciare un sasso in acque un po’ stagnanti. E’ necessario rivedere i dati acquisiti, sia culturali che politici, alla base delle politiche europee”.
Fonte: Ufficio Stampa Consiglio regionale della Toscana
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