Il 5 Marzo 2015 resterà per la nostra regione una data da ricordare negli annali della Meteorologia.
La violenta tempesta di vento che ha colpito la Toscana, apportando ingenti danni alle case e sradicato centinaia di alberi è stata definita dai media un "Uragano", accostandolo con paragoni altisonanti alle violente tempeste che scorrono sull'America Centrale.
Scientificamente, possiamo davvero considerarlo tale?
Partiamo da alcuni dati oggettivi:
Le correnti collegate al nucleo depressionario in approfondimento sul Tirreno, hanno raggiunto e superato ampiamente in diverse località, la velocità dei 118 km/h, che nella Scala Di Beaufort (quella relativa alla forza dei Venti), classifica tali raffiche al livello di Uragano.
In realtà però, il sollevamento dei forti venti di Grecale, è la conseguenza di una depressione di natura ciclonica che non ha niente a che vedere con i minimi barici che un Uragano riesce a scavare nell'atmosfera sopra di noi.
Le differenze sostanziali fra i due fenomeni sono evidenziabili nel definire una depressione ciclonica, un violento movimento rotatorio di masse d’aria, combinato con un moto di traslazione, intorno a un centro di bassa pressione (il cosiddetto occhio del ciclone) il cui senso di rotazione è antiorario nell’emisfero nord e orario in quello sud, per effetto della rotazione terrestre, con una superficie occupata dal minimo barico molto ristretta, quindi meno potente rispetto ad un Uragano.
Discorso diverso per gli Uragani, hanno un diametro di centinaia di chilometri (l’uragano Tip raggiunse i 2.200 km), si formano sugli oceani a cavallo dell’Equatore e curiosamente vengono chiamati con nomi diversi a seconda di dove si dirigono: Uragano (hurricane, negli Usa, da hurican o huracan, voce caraibica che designa il dio del male), Willy-Willy (in Australia), Tifone (typhoon, in Asia), Baguyo (nelle Filippine).
Cosa è quindi accaduto realmente nella notte a cavallo fra il 4 ed il 5 Marzo?
Con l'approfondimento sul Mar Tirreno di un nucleo ciclonico in movimento antiorario si sono attivati i forti venti di Grecale direttamente dai Balcani.
Quando tali violente correnti superano i rilievi appenninici che di solito ci proteggono, la loro definizione Meteorologica è quella di "Venti di Caduta" e sono causati dalla massa di aria fredda che supera una catena montuosa (l'Appennino), per poi ricadere violentemente a valle, accelerata anche dalla presenza di una massa di aria più calda a terra e della quale prende gradualmente il posto.
In questo singolare caso, combinata da un mix di fattori barici, come la forte differenza di pressione atmosferica tra il Nord-Ovest della penisola ed il Tirreno Centrale, che ha ulteriormente richiamato forti correnti settentrionali verso l'Italia, incrociandosi con l’improvviso svalicamento dell’Appennino, dell'aria fredda Balcanica.
Concludendo abbiamo scoperto che non è eticamente scientifico definire "Uragano" una avvezione di "Venti di Caduta";anche se enfatizza maggiormente l'evento (specie su tanti media locali tale parola è stata e viene ripetuta continuamente nei titoli di testa).
Per fortuna tali eventi, pur nel turbine dei cambiamenti climatici, hanno bisogno di ben altre condizioni, per formarsi ed evolversi.
Ne riparleremo più avanti, quando la loro stagione avrà inizio e faranno bella mostra di se, immortalati dai satelliti geostazionari che dall'alto vigilano ed informano su ciò che accade al di sopra delle nostre teste.
Baldacci Gordon
Tutte le notizie di GoBlog








