Nuovo incontro per Polaris ex Dismi 92, Cgil: "Quadro resta grave". L. Pucci, 40 posti in bilico: decisione entro giugno

La Dismi 92 Allegri di Vinci (foto gonews.it)

Il panorama nel settore tessile e manifatturiero nell’Empolese Valdelsa è preoccupante ma qualche eccezione esiste.

I casi che più preoccupano al momento sono la ex Allegri (Polaris, ex Dismi 92) e la L. Pucci di Castelfiorentino.

Per la Polaris Dismi 92, la vecchia Allegri, la situazione è ancora critica. Ieri, lunedì 2 marzo, sindacati e azienda si sono incontrati con l’obiettivo di chiarire alcuni dei punti emersi nella conferenza stampa del 13 febbraio.

“Dovremo rivederci a breve – ha detto Silvia Mozzorecchi, responsabile della Filctem Cgil – perché ci sono questioni aperte. La situazione si conferma comunque molto grave”.

Attualmente nello stabilimento di Vinci lavorano 60 persone, di cui 45 in cassa integrazione. L’azienda aveva assicurato che non ci sarebbero stati esuberi al termine del periodo di cassa integrazione. Nei giorni scorsi, però, sono stati annunciati almeno una cinquantina di licenziamenti e la conseguente riduzione del personale a 10-15 unità.

Traballa anche la situazione della L. Pucci di Castelfiorentino che vede a giugno la scadenza del contratto di solidarietà per una ventina di dipendenti.

“Se queste due situazioni non verranno risolte – ha detto Silvia Mozzorecchi – è probabile che avremo circa 50 esuberi a fine anno”.

In questo panorama critico, fatto di fine attività e di firme di cassa integrazioni per moltissime aziende piccolissime e che, di solito, ‘non fanno notizia’, c’è una piccola fetta di aziende che resistono.

“Vanno meglio – prosegue Mozzorecchi – le ditte che lavorano con le griffe e con la moda, sia franchising che no”.

“Le donne vivono una condizione di marginalità rispetto alla cronaca delle lotte per il lavoro perché non fanno gesti eclatanti e perché erroneamente si considera lo stipendio femminile come un reddito ‘secondario’. Io però incontro ogni giorno donne sole che devono mandare avanti la famiglia, o magari con mariti disoccupati. Le donne che incontro si chiedono cosa andranno a fare dopo che hanno perso il lavoro, hanno bisogno di imparare, di ricevere una ‘formazione mirata’”.

Alice Pistolesi

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