
Duro intervento del saggista e firma di Panorama, Libero e Il Giornale a pochi giorni dalla presentazione del suo ultimo libro 'Libertà di cultura. Meno Stato e più comunità per arte e ricerca'
Giovedì 28 novembre, ore 18, a Cascina, presso la Biblioteca comunale Peppino Impastato (Via Comaschi 67, Cascina), Luca Nannipieri (saggista, firma di Panorama, Il Giornale e Libero, membro della Fondazione Magna Carta del Ministro Gaetano Quagliariello) discuterà del suo libro "Libertà di cultura. Meno Stato e più comunità per arte e ricerca", dedicato a come i cittadini possano riappropriarsi dei loro territori e della cultura che in essi si esprime.
Dialogheranno con lui Piero Pierotti, professore di Urbanistica dell'Università di Pisa, gli archeologi Lorenzo Bacci e Irene Buggiani. Introduce il sindaco di Cascina Alessio Antonelli. Alla fine, il Centro studi umanistici offrirà a tutti un buffet con specialità toscane.
Per l'occasione Luca Nannipieri critica le associazioni di volontariato culturale come gli Amici dei Musei:
"Oggi la sussidiarietà viene concepita come una funzione compensativa della sfera pubblica. Dove non arriva lo Stato o l'amministrazione pubblica, si sussidia. Non ci sono i soldi per i custodi e per tenere aperti i musei? Si chiamano i volontari. Le soprintendenze non riescono a restaurare un polittico? Si chiamano i volenterosi del territorio e si incoraggia una colletta. Così la sussidiarietà crea corpi puramente ancillari. Quando servono, sai che sono a disposizione. Un simile volontariato non si propone come vero protagonista della conservazione e della vitalità comunitaria del patrimonio, ma soltanto come un gregario che accetta il ruolo secondario, di supporto, di supplenza, come un infermiere che rimpiazza per certe azioni il dottore quando lui va in bagno. Il volontariato nella cultura va totalmente ripensato. Donare se stessi senza un tornaconto personale è un gesto che gli uomini faranno sempre come sorridere o baciare. Ma ad oggi i volontari, soprattutto quelli coinvolti nella salvaguardia del patrimonio storico-artistico, sono relegati ad una pura funzione domestica: devono coprire le carenze di uno Stato sempre più incapace, con Ministero e Soprintendenze, di prendersi cura di ciò che la legge gli assegna. Così facendo, quella forza immensa di dono, gratuità e condivisione, che è il "volontariato", viene spenta in una funzione di stampella. Questo è una visione fallimentare del volontariato, che le associazioni esistenti perseguono e tramandano. La mia visione è opposta: nel momento in cui si lascia alle comunità e ai territori la libertà di autodeterminare il proprio patrimonio e di gestirlo, saranno queste comunità a scegliere il modo più giusto e sempre rivedibile (dal volontariato al profitto alla coabitazione di gratuità e guadagni) per rendere massimamente vivo e fertile ciò che amano e che chiamano patrimonio. Non vi sarà uno Stato che si affida ai volontari per coprire i tantissimi buchi che non riesce a tappare da solo, ma saranno i territori a miscelare liberamente, nel più fecondo dei rapporti, associazioni di volontariato, cooperative, consorzi, fondazioni, tutte coinvolte nella gestione e nella conoscenza di ciò che hanno deciso debba essere il loro patrimonio"
Fonte: Ufficio stampa centro studi umanistici dell'abbazia di San Savino
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