
L’Istat sta pubblicando indagini secondo cui i giudizi e le attese dei consumatori sull'attuale situazione economica del Paese migliorano, e l'occupazione a dicembre aumenta dello 0,4%. Per le imprese dei servizi di mercato rinascerebbe il clima di fiducia.
Per il direttore generale di Confcommercio Toscana Franco Marinoni “questa fiducia è da attribuire probabilmente ai recenti provvedimenti di politica monetaria europea, insieme a un lieve aumento di capacità di spesa, dovuto però più che altro alla stagnazione dei prezzi. Non si può ancora parlare di risveglio completo dell’economia, il rischio, anzi, è ancora quello di una stagnazione che si cronicizza, visto che tasse, tariffe e spese obbligate per le famiglie e le imprese sono in continuo aumento”.
“La salute dell'economia reale resta ancora molto fragile e serve una vera svolta per superare gli effetti degli ultimi anni. Una indagine dell’Ufficio Studi Confcommercio condotta sui dati Movimprese ha delineato per ogni regione un quadro sintetico dei principali indicatori socio-economici a livello provinciale, sulla base degli ultimi dati disponibili. Nel 2013, l’annus horribilis dei consumi per la Toscana, si è avuto un calo annuale dei consumi del 3,8% a livello regionale - in linea con il dato nazionale - quando nel complesso dei cinque anni precedenti (dal 2008 al 2012) il calo era rimasto a -1% ( -1,5 in Italia)”.
Il 2013 dei consumi è stato nero in tutta Toscana: dal –3,3% di Siena e Arezzo, al -4,1 di Grosseto e Prato fino al -4,5% di Firenze, che segna il dato peggiore.
“Ormai il 41% del reddito disponibile delle famiglie è assorbito dalle spese obbligate. Se va bene, ogni famiglia resta in media con circa 11mila euro l’anno per fare acquisti, dal cibo alle spese voluttuarie come vacanze, libri e vestiti. Non è un caso se c’è chi taglia addirittura il budget per mangiare o curarsi” spiega Franco Marinoni.
Sul fronte del lavoro, tra le performance 2013 peggiori della Toscana troviamo Arezzo con un tasso di disoccupazione pari al 9,5%, superata solo da Lucca (9,6%), Pistoia (10,5%) e Massa-Carrara (12%), che sorpassano tutte la media regionale dell’8,7%. In poco più di cinque anni il tasso di disoccupazione nella nostra regione è salito di oltre quattro punti percentuali: era infatti al 4,3% nel 2007. E non consola molto il fatto che il dato toscano sia comunque migliore di quello nazionale, al 12,2% nel 2013.
L’occupazione è garantita per una grossa parte dal terziario di mercato, che impiega il 49,4% della forza-lavoro attiva, e che cresce in Toscana di oltre due punti dal 2009 (47,1%).
“Il terziario è diventato da anni il settore che in apparenza offre chance anche a soggetti più deboli, che fanno fatica ad entrare nel mercato del lavoro, come i giovani o le donne, ma negli ultimi tempi è diventato anche campo di autoimpiego per quanti hanno perso il lavoro”, spiega il direttore di Confcommercio Toscana, “è chiaro che questi meccanismi nascondono una fiacchezza dell’economia che è dovere di tutti portare alla luce e prevenire, spingendo sulla formazione manageriale della classe imprenditrice”.
Per tradurre lo spirito di fiducia registrato dall’Istat in effettiva crescita, secondo la Confcommercio c’è una sola strada: “ridurre il bilancio pubblico, togliendo sprechi e inefficienze, e alleggerire il carico fiscale”.
Fonte: Ufficio Stampa Confcommercio Toscana
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