
L’accoglienza dei migranti in Toscana si inserisce nel quadro della cooperazione interistituzionale definita nell’Intesa Stato-Regioni-Enti locali dello scorso luglio. Esiste però, fin dal 2011, un “modello” toscano di “accoglienza diffusa”, secondo il modulo della “piccola dimensione”, per evitare “grandi concentrazioni di migranti e situazioni di criticità”. Lo ha dichiarato la vicepresidente della Giunta regionale, Stefania Saccardi, nella comunicazione su “gestione dell’accoglienza migranti e sistema del welfare” resa in Consiglio.
La vicepresidente ha spiegato che, “in risposta al contesto di emergenza” che si è registrato fin dall’inizio del 2014, i profughi vengono inseriti in percorsi di accoglienza sulla base delle disponibilità raccolte dalle prefetture della regione. Queste persone, inserite nel percorso di accoglienza straordinario, si aggiungono ai richiedenti asilo e rifugiati (549 persone) inseriti nel sistema ordinario di accoglienza in Toscana. I numeri complessivi sono di 2mila 593 presenze in Toscana tra profughi e richiedenti asilo, a fronte di circa 4mila arrivi (dati al 12 dicembre scorso).
In base all’Intesa nazionale tra Stato, Regioni ed enti locali, la distribuzione dei migranti giunti sulle coste italiane avviene secondo contingenti progressivi di 10mila unità e secondo criteri di ripartizione regionale (che contemplano, ad esempio, la percentuale di accesso al Fondo nazionale per le politiche sociali). Premessa l’attività di coordinamento del prefetto del comune capoluogo con tutti i prefetti della Toscana, la Regione è impegnata a realizzare un sistema di “distribuzione delle accoglienze su base provinciale”, con il coinvolgimento degli enti locali e degli organismi del terzo settore. Cercando di sfruttare, ha detto Saccardi, “il sistema di accoglienza che già c’è sui territori”.
D’altra parte, ha chiarito la vice presidente, la dinamica di “criticità” che via via si manifestano è ormai nota: le persone arrivano “nel giro di 24 ore”, si tratta di arrivi non programmati né programmabili: si va evidenziando la necessità di strutture piccole, di circa 50 posti, per la prima accoglienza e lo screening sanitario, idonee a una permanenza di circa 2 mesi.
Sempre nell’ambito della qualificazione complessiva del sistema di accoglienza, Saccardi ha annunciato anche una collaborazione con l’assessore regionale all’agricoltura Salvadori per verificare la possibilità di far svolgere ai migranti attività socialmente utili nel settore ambientale e di recupero del territorio. Un modo per permettere a chi viene accolto, tra l’altro, “di restituire qualcosa alla comunità che ospita”. La Regione è anche impegnata per realizzare un corso di formazione per gestire l’accoglienza e saper rispondere ai bisogni dei profughi e richiedenti asilo (il corso è rivolto agli operatori del privato sociale direttamente coinvolti nei percorsi di accoglienza).
Un capitolo a sé è poi quello che riguarda i minori stranieri non accompagnati. Sul punto, l’assessore ha premesso un’importante novità: “Per la prima volta il Governo si è accollato buona parte della spesa, capitolo dolorosissimo per i bilanci dei Comuni”. Il meccanismo è infatti quello per cui, rinvenuto il minore, il tribunale dei minorenni lo affida al Comune che se ne occupa fino al raggiungimento della maggiore età. Saccardi ha spiegato che la “spesa è molto ingente”, anche perché le strutture preposte hanno requisiti molto alti, adatti ad ospitare bambini di pochi anni (costo: circa 80 euro al giorno a bambino). Ora, per la prima volta, “il Ministero si fa carico di una quota di spesa” (fino a 45 euro al giorno). La Regione ha comunque fatto una delibera (a luglio) che autorizza l’accoglienza di minori in strutture meno costose, adatte a minori cosiddetti emancipati (giovani dai 16 in su, che evidentemente hanno necessità diverse rispetto ai bambini). In più, ha aggiunto Saccardi, la Regione sta predisponendo una delibera per incrementare del 25 per cento le possibilità di accoglienza di strutture per minori sul territorio, vista l’autorizzazione alle Regioni contenuta nella Circolare del Ministero degli Interni del luglio 2014.
“Il fenomeno immigrazione pone tre problemi: spese, sicurezza e sanità”. Lo ha affermato Tommaso Villa (Forza Italia), chiedendo, sul fronte delle spese, cosa accadrà quando saranno terminate le risorse stanziate dal governo. In tema di sicurezza, ha chiesto maggiori controlli sugli immigrati accolti nelle strutture per “evitare problemi di sicurezza” e maggiori controlli ha chiesto sul fronte della sanità, per evitare “problemi anche ai toscani”.
Secondo Antonio Gambetta Vianna (Più Toscana), “dopo quanto accaduto a Parigi e gli allarmi riguardanti l’Italia bisogna alzare il livello di guardia”, perché “tra i profughi, come dice Europol, si nascondono anche alcuni terroristi”. Il consigliere ha aggiunto di essere contrario all’idea di “affondare i barconi”, ma anche “all’accoglienza incondizionata”. Alla Regione ha chiesto di muoversi per garantire maggiore sicurezza ai toscani.
Gabriele Chiurli (gruppo Misto) ha sottolineato che oltre 700 rom e sinti su 2mila 885 vivono in case popolari. “Questo”, ha detto, “è razzismo verso gli italiani” e ha criticato gli investimenti per il superamento dei campi rom, perché “l’emarginazione riguarda anche molti toscani”. Chiurli ha sollecitato infine la discussione di una mozione sulla “sparizione dei minori, perché il fenomeno riguarda anche la Toscana”.
Secondo Monica Sgherri (Rc-Ci), l’informativa dell’assessore “è più ricca del testo consegnato, ma ci sono molti annunci e invece servirebbero fatti più strigenti, per evitare situazioni di ospitalità poco consone”. È positivo, comunque, “aver scelto di utilizzare strutture piccole e non aver realizzato il Cie, che sarebbe stato un inutile spreco di denaro”.
“Da un’indagine conoscitiva sulle mafie emerge con chiarezza che esiste una tratta degli immigrati, funzionale al loro sfruttamento”. Lo ha detto Marina Staccioli (FdI), che ha poi parlato delle condizioni “insalubri del campo nomadi regolare di Viareggio, dove i minori vivono nel fango e non vanno a scuola”. Questo, ha concluso “è accoglienza fatta in malo modo ed emerge solo la volontà di speculare sulla pelle delle persone”.
Secondo Giuseppe Del Carlo (Udc), “la situazione sui territori è diversa da quella descritta dall’assessore”, perché “la gestione dell’accoglienza pone molti problemi, anche di ordine pubblico”. Del Carlo, parlando del problema dei clandestini, ha poi invitato il Consiglio a una riflessione sulla legge regionale sull’immigrazione, perché “in tema di clandestini è troppo permissiva”.
Giovanni Donzelli (FdI) ha dichiarato di aver “apprezzato un passaggio della relazione: quello dove si esprime la volontà di evitare che gli immigrati restino ospiti inoperosi. Spero si trovi una soluzione, senza però aggravare i bilanci con stipendi”. Donzelli ha invitato anche a chiarire quanti richiedenti asilo si rivelino “effettivamente tali” e a proposito dei rom sistemati negli alloggi polpolari ha detto di essere “inorridito, perché non passano dalle graduatorie ma usufruiscono della quota per le emergenze abitative dopo la chiusura dei campi rom”.
Marta Gazzarri (Toscana civica riformista) ha affermato che “le politiche della Regione tengono al centro la dignità delle persone”, ma è necessario che il piano sull’immigrazione si integri con gli altri piani regionali di settore “per garantire diritti alle persone vulnerabili, donne sole e minori per primi”. Gazzarri ha giudicato positiva “l’accoglienza diffusa sul territorio” e ha invitato la Regione al massimo coinvolgimento degli Enti locali.
Per Severino Saccardi (Pd), “i dati e gli interventi proposti dall’assessore sono precisi e puntuali”. Il fenomeno dell’immigrazione, ha aggiunto. “è insito nella natura umana ma certamente va governato concretamente, senza fare inutili contrapposizioni fra socialità e sicurezza, che vanno garantiti entrambi”. Saccardi ha infine invitato a non confondere tra immigrati e profughi, “che sono due categorie di persone ben distinte”. Quello che è necessario in questa fase, ha osservato Stefania Fuscagni (Forza Italia, è portavoce dell’opposizione) è “rispondere ad un fenomeno che si caratterizza come costante e non come emergenza” è essere 8in grado di “verificare l’efficacia delle soluzioni adottate e sulla base delle valutazioni conseguenti aggiustare e correggere il tiro”. La consigliera Lucia De Robertis (Pd) ha rimarcato la caratteristica della gestione in Toscana, dove “la Regione sta facendo politiche corrette, cercando di non creare grandi concentrazioni e coinvolgendo gli enti locali”, con la determinazione di passare “da una logica di ordine pubblico ad una logica di integrazione e accoglienza” e ha richiamato la propria esperienza di amministratore locale per assicurare che la reale portata del fenomeno diventa evidente “quando ti trovi di fronte quelle persone e vedi nei loro volti quello che stanno vivendo”.
Sulla stessa posizione la vicepresidente della Regione Stefania Saccardi, che nella replica ha invitato a “non affrontare in modo ideologico un fenomeno che non è eliminabile e una realtà che è molto complessa e ogni governo si è trovato a dover fronteggiare”. Un fenomeno che “richiede grande impegno, assunzione di responsabilità, senza alzare steccati” e che richiederebbe risposte strutturali a livello internazionale, mentre al momento “le norme europee rendono difficili” la cooperazione e il transito tra i vari paesi dell’Unione. Eppure, ha aggiunto Saccardi “la Toscana ha una filiera straordinaria al propri interno, fatta di associazioni, volontariato e questa filiera vogliamo valorizzare”. Casi di mala gestione “sono sempre possibili”, ha osservato, “ma credo si possa andare abbastanza fieri del modo in cui si fa accoglienza in Toscana”.
Fonte: Consiglio Regionale della Toscana - Ufficio stampa
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