Immobili Asl: il dibattito in Consiglio

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Il consiglio regionale

Il dibattito ha preso il via con l’intervento di Gabriele Chiurli, gruppo Misto, che ha affermato che “la prima contraddizione è che la Regione sborsa i quattrini ma non può interferire su come vengono spesi”. In altre parole, secondo Chiurli, “la Regione tira fuori soldi pubblici per finanziare acquisto e manutenzione di beni immobili delle aziende sanitarie secondo i piani elaborati dalle aziende stesse, ma non può sindacare su come vengono spesi”. Sulla Asl 10, quella fiorentina, Chiurli ha affermato che “ha un patrimonio immobiliare di immenso valore ma non lo sa gestire”. Ci sono complessi storici lasciati “cadere a pezzi come il Luzzi”, alla mercé di occupazioni abusive “come il caso della Bice Cammeo”, appartamenti in zone di prestigio affittati per poche centinaia di euro l’anno “come in via della Pergola” e “fondi commerciali dai canoni ridicoli o neanche riscossi”. Inoltre, secondo Chiurli, ci sono gli “ottimi affari” come la vendita di Villa Basilewsky alla Regione. Ma il problema, secondo il consigliere, si estende a tutta la Toscana: “Emblematico è il caso di Prato. Mentre è in corso una riforma sanitaria che mira a ridurre le Asl a tre ed a tagliare ancora le risorse per i servizi, a Prato si regalano 23 milioni di euro a un privato solo perché avevano sbagliato a fare i conti dieci anni fa, quando fu firmato il Project per la costruzione del nuovo ospedale. Come si fa a dire che tutto ciò viene fatto nell’interesse dei cittadini?”.

Marco Carraresi, Udc, ha sottolineato l’importanza del lavoro svolto dalla commissione d’inchiesta che ha indagato sulle operazioni immobiliari delle aziende sanitarie toscane a partire dalla Asl di Firenze. Ha affermato Carraresi: “Il patrimonio immobiliare delle aziende rimane in gran parte ancora da alienare”. E ha messo in guardia sul fatto che “si rischia di lasciare un’eredità pesantissima in Sanità a chi verrà dopo di noi”. Le vendite del patrimonio immobiliare delle aziende sanitarie, ha fatto notare Carraresi, sono bloccate, mentre si tratta di un patrimonio immenso, stimato tra i 600 e i 700 milioni, spesso di grande valore storico e architettonico. Carraresi ha ricordato che “occorre penetrare un mercato difficile come quello immobiliare con la necessaria aggressività ed incisività, senza arrendersi alle pressioni territoriali e ai microinteressi particolari”.

Simone Naldoni, Pd, ha affermato di “apprezzare il lavoro svolto dalla commissione” ed anche la decisione di Mugnai di “non presentare oggi un ordine del giorno o quant’altro favorendo così un dibattito nel merito della questione”. Il materiale scaturito dall’inchiesta, secondo Naldoni, sarà utile al Consiglio regionale per il lavoro che sarà chiamato a svolgere in futuro. “Il grande patrimonio immobiliare delle Asl”, ha affermato, “deve essere valorizzato e se possibile alienato senza essere svenduto nell’interesse della collettività toscana”. E ha concluso: “Non mancano le criticità, ma nel complesso il giudizio sulla conduzione del patrimonio immobiliare è positivo perché la commissione d’inchiesta si è concentrata sulle criticità, mentre tante altre operazioni sono andate a buon fine e gli immobili sono gestiti bene”.

Maria Luisa Chincarini, gruppo Misto, ha espresso “ringraziamenti verso Mugnai che è stato capace di sintetizzare una relazione finale condivisa”, cosa “più unica che rara in una delicata commissione d’inchiesta”. Secondo la Chincarini, la commissione ha percepito l’inadeguatezza, da parte della Asl fiorentina, a gestire un patrimonio immobiliare cospicuo e di valore, sia nella sua conservazione che nelle operazioni di alienazione o di valorizzazione. A ciò, ha sottolineato la consigliera, “devono aggiungersi tempi burocratici biblici e strategie gestionali meno rapidi del degradamento per abbandono, incuria ed inutilizzo”.

Giovanni Donzelli, capogruppo FdI, ha sottolineato che “siamo partiti per fare chiarezza sugli immobili della Asl di Firenze, ma poi alla fine l’indagine si è estesa”. Quello che è emerso, secondo Donzelli, è che “vi è stata e c’è una cialtroneria a tutti i livelli”. Ed è una “vicenda inquietante”, sempre secondo il capogruppo, il fatto che “tutti gli artefici di questo disastro hanno fatto carriera, dall’ex assessore alla Sanità che è diventato presidente della Regione al direttore generale della Asl fiorentina che è diventato assessore alla Sanità”. Donzelli ha ricordato che “la pessima gestione non riguarda solo Firenze ma tutta la Toscana”. Nel suo complesso, ha chiosato il consigliere, “in una vicenda come questa è impossibile pensare che vi sia della buona fede”.

Marco Manneschi, Tcr, è partito dalla constatazione che “la tutela dei beni pubblici è ovunque difficile” per affermare, dopo aver sottolineato che la situazione degli immobili delle aziende sanitarie “è da tempi difficili e complicati”, che “dall’inchiesta svolta dalla commissione emerge la necessità di un cambio di passo”. Manneschi ha in ogni caso auspicato che il controllo pubblico non venga meno e ha invitato a “non rassegnarsi al declino”. Dando una valutazione alla relazione svolta da Mugnai, che ha definito “completa e condivisibile”, ha chiuso l’intervento chiedendo alla Giunta regionale “un immediato cambio di passo”.

Ha concluso il dibattito Monica Sgherri, capogruppo Rc-Ci, la quale ha affermato che “la commissione ha svolto un buon lavoro, approfondito, tanto che non è prevalso l’interesse di parte e si è arrivati ad un’unica relazione finale”. Nel merito, secondo la Sgherri, “emerge una profonda inadeguatezza per come la questione è stata ed è gestita, sia da parte dell’apparato direttamente coinvolto che dalla parte istituzionale e politica”. Ha detto la Sgherri: “L’indifferenza di fronte a questa inadeguatezza oggi pare plasticamente vedersi nell’Aula consiliare con l’assenza al dibattito della Giunta e queste non paiono essere le migliori premesse rispetto all’appello che veicola la relazione, ossia un radicale cambiamento nella gestione del fenomeno da parte della Giunta stessa”. E la conclusione: “Il quadro che emerge è grave”.

Fonte: Consiglio Regionale Toscana - Ufficio Stampa

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