Profondo rosso per l'agricoltura, parola del direttore di Cia Berti

Stefano Berti

Si chiude un anno che gli agricoltori pisani ricorderanno tra i peggiori degli ultimi 30. A rendere il 2014 come un anno da dimenticare c’è il fatto che nessun settore della nostra agricoltura si è salvato dai suoi effetti negativi.

Alle consuete difficoltà strutturali legate al mercato, quest’anno si sono aggiunti eventi atmosferici avversi, attacchi di parassiti di ogni genere.

I cereali hanno avuto perdite di produzione che vanno dal 40 al 70%. Il mercato ha avuto segnali positivi per il grano duro a partire dal mese di Ottobre, ma oramai gran parte del prodotto non era più nelle disponibilità degli agricoltori molti dei quali si sono trovati costretti a vendere alla raccolta per fronteggiare l’indebitamento con i fornitori e con le banche.

La produzione di vino è stata penalizzata dalle piogge e dalle basse temperature estive che ne hanno penalizzato il grado zuccherino ed hanno fatto lievitare i costi dei trattamenti per combattere gli attacchi fungini di peronospora e oidio.

Particolarmente drammatico il bilancio della produzione di olio extravergine. C’è stata una perdita media dell’80% quantificabile in circa 8 milioni di € in meno per gli olivicoltori senza contare i danni all’indotto (frantoi, settore commerciale, mezzi tecnici, manodopera). La causa principale è stata l’attacco abnorme di dacus oleae (la mosca dell’olivo) che ha trovato condizioni ambientali particolarmente favorevoli.

Non si sono salvati gli ortaggi, a cominciare dal pomodoro, anche loro colpiti dalle conseguenze dell’elevata piovosità e delle basse temperature estive.

La zootecnia, sia bovina che ovicaprina, non ha invertito il trend negativo che la affligge da diversi anni. Ci sono tuttavia segnali interessanti che lasciano ben sperare per il futuro. C’è ad esempio Granarolo che sta investendo in Val di Cecina per la lavorazione e la trasformazione di latte ovino e c’è Mc Donald’s che ha dato un buon impulso alla produzione di carne Chianina con il lancio dell’Hamburger a base di carne DOP proprio chianina.

Tiene l’agriturismo, anche se i costi di gestione legati agli adeguamenti alla varie normative ed il carico fiscale sempre più opprimente rischiano di far chiudere diverse strutture.

A preoccupare gli agricoltori non sono soltanto le annate negative, ma anche un contesto nel quale operare sempre più pesante e opprimente.

La burocrazia è ormai considerata una vera e propria calamità. Assorbe dal 25 al 30& del tempo e dei costi di produzione e sempre più spesso non se ne comprende la finalità.

Anche le varie scadenze fiscali sono ormai diventate insostenibili. L’ultima, particolarmente significativa, riguarda la revoca dell’esenzione IMU da molti dei terreni agricoli con un aggravio stimato per difetto di circa un milione e trecentomila € per gli agricoltori pisani. Non è più accettabile per gli agricoltori ascoltare impegni di sostegni al settore e poi dover subire queste che sono vere proprie mazzate sulle loro spalle. Anche la tassazione locale è diventata insostenibile. Un esempio ne è la tassa sullo smaltimento rifiuti che applicano i comuni. Gli agriturismi vengono equiparati agli alberghi pur lavorando tre mesi invece di dodici e non beneficiando della stessa qualità del servizio. Non è raro trovare agriturismi che pagano per lo smaltimento rifiuti importi che raggiungono il 50, 50 e anche 70% dell’intero fatturato.

C’è esasperazione tra gli agricoltori, non ne possono più di essere considerati bancomat del fisco.

La Cia di Pisa chiederà un incontro a tutti i sindaci ed esporrà le ragioni dei propri associati, e non si escludono forme di mobilitazione innovative che prevedano il coinvolgimento dei cittadini che hanno compreso il ruolo insostituibile che l’agricoltura svolge per la salute, l’ambiente e l’assetto idrogeologico dei nostri territori

Fonte: Ufficio Stampa

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