
"Ieri 22 Ottobre 2014 un’ampia e variegata delegazione di rappresentanti dei lavoratori di tutte le aziende metalmeccaniche della provincia di Firenze, appartenenti a tutte le sigle sindacali, ha incontrato Consiglieri Regionali, Sindaci dell'area metropolitana, assessori e rappresentanti della Provincia, riportando un’immagine drammatica della crisi in cui versano moltissime aziende del settore nella sola provincia di Firenze; i rappresentanti dei lavoratori (di aziende grandi e affermate come la ESAOTE, Targetti, KME, ma anche piccole e tecnologicamente avanzate come Special Elettronic Design) hanno fatto presente un ventaglio articolato di problemi, ma tutti hanno individuato la causa della crisi delle proprie aziende nelle scelte dei vertici orientate verso la finanziarizzazione dell’azienda e nella possibilità da parte di quest’ultima di poter delocalizzare l’impresa, o parte di essa, liberamente e senza alcun vincolo, all’estero, nonostante le stesse abbiano percepito da parte delle Istituzioni pubbliche a vari livelli (nazionale e regionale) cospicue sovvenzioni per superare la crisi, in primis sotto forma di ammortizzatori sociali, ma anche come finanziamento di progetti di ricerca e sviluppo, spesso con fondi europei per il tramite della Regione" - dichiara Mauro Romanelli, Consigliere Regionale di Sinistra Ecologia Libertà
"Il tema della “responsabilità sociale” dell’impresa è divenuto più che mai attuale con l’acuirsi della crisi economica e le Istituzioni pubbliche, se vogliono continuare a erogare finanziamenti che contribuiscano a superare la crisi, devono selezionare sempre più le erogazioni secondo condizioni stringenti che non possano consentire alle imprese di beneficarne e poi trasferire altrove la produzione, rendendo vani tali finanziamenti".
"Su questo delicatissimo tema, in sede parlamentare, esiste un proposta di legge, presentata da Sinistra Ecologia e Libertà, nella quale si vogliono migliorare e rendere più stringenti le disposizioni contenute nella Legge di stabilità 2014 (approvata il 27 dicembre 2013), relative al fenomeno della delocalizzazione delle attività produttive dall’Italia all’estero. La norma prevede l’obbligo per le imprese (italiane ed estere) che abbiano beneficiato di contributi pubblici in conto capitale e che entro tre anni dalla loro concessione trasferiscano la produzione in «uno Stato non appartenente all’Unione europea» con «conseguente riduzione del personale di almeno il 50 per cento», di restituire i contributi ricevuti dalla data di entrata in vigore della legge; l’obbligo di restituire i contributi scatta solo in caso di delocalizzazione in un Paese extra-Ue, ma non se il «trasloco» ha come meta finale un altro Stato dell’Unione Europea. Eppure, la destinazione preferita è proprio «l’oriente europeo» in particolare «Bulgaria, Polonia, Romania e Ungheria», meta dell’80 per cento delle imprese italiane che hanno intrapreso la via della delocalizzazione». Secondo la proposta di legge presentata da SEL, la decadenza dal beneficio e l’obbligo di restituzione dei contributi in conto capitale ricevuti scatterebbe per tutte le imprese che, entro tre anni dalla concessione del contributo stesso, decidessero di delocalizzare non solo in uno stato extra Ue ma anche in un Paese «appartenente all’Unione Europea», con conseguente «riduzione o messa in mobilità del personale» senza alcun tetto minimo, previsto invece nella misura del 50 per cento dalla Legge di stabilità.
Restrizioni ancora più pesanti vengono, inoltre, previste per le imprese italiane ed estere con almeno 1.000 dipendenti: non potranno, in ogni caso, delocalizzare «prima di aver trovato un nuovo acquirente che garantisca la continuità aziendale e produttiva, nonché i livelli occupazionali dell’impresa stessa». In caso di violazione di questo obbligo, l’azienda dovrà restituire in conto capitale ricevuti non solo dalla data di entrata in vigore della legge ma incamerati negli ultimi cinque anni, gravati degli interessi legali, oltre a pagare una sanzione amministrativa pari al 2 per cento del fatturato dell’ultimo quinquennio"
"Credo sia giunto il momento anche per la Regione Toscana di muoversi in questa direzione e di richiamare alla propria "responsabilità sociale" quelle aziende che hanno beneficiato di finanziamenti pubblici . Ho presentato quindi una Interrogazione per sapere cosa la Giunta Regionale intende fare per contrastare il fenomeno della delocalizzazione e se intende da un punto di vista normativo, per quelle che sono le sue competenze, contrastarlo, ad esempio condizionando l'erogazione dei fondi europei, con possibilità di revoca, all'impegno stringente a non diminuire i livelli occupazionali" - conclude Romanelli.
Fonte: Ufficio Stampa
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