Dal turismo congressuale un giro d'affari da 470 milioni l'anno. Settemila le persone occupate nel settore

La presentazione dei dati sul turismo congressuale a Firenze

Sul territorio regionale sono operativi 7 convention bureau. Un lavoro di Irpet e Unicredit sottolinea i vantaggi derivanti da una gestione più coordinata nel territorio


Unicredit in collaborazione con l’Irpet hanno condotto un studio sul turismo business a supporto dello sviluppo dell’attività congressuale in Toscana. Da un lato UniCredit ha messo a disposizione la sua esperienza internazionale e le sue potenzialità di analisi per migliorare un servizio tanto importante per il territorio, valorizzando in particolare l’esperienza maturata direttamente in Italia, con Sicilia Convention Bureau, e le informazioni a disposizione del network estero della Banca indispensabili per sviluppare un’analisi di benchmarking sui fattori di successo dei principali convention bureau all’estero. Dall’altro lato Irpet, sfruttando la profonda conoscenza del territorio, ha fornito una dettagliata analisi dell’industria congressuale in Toscana e delle sue prospettive

Il volume prodotto da questa collaborazione, “Il turismo congressuale tra competizione globale e modelli organizzativi territoriali - Prospettive per la Toscana”, rappresenta uno studio originale sul turismo congressuale in Toscana, un segmento del settore turistico chiave per le sfide competitive sui mercati globali.

Il lavoro è stato presentato in occasione della Borsa del Turismo Congressuale di Firenze dal Direttore di IRPET, Stefano Casini Benvenuti e da Zeno Rotondi, responsabile Ufficio Studi di UniCredit. Sono intervenuti l’Assessore alla cultura, commercio e turismo della Regione Tosca, Cristina Scaletti, il Deputy Regional Manager Centro Nord di UniCredit Luca Lorenzi, il Responsabile Area Commerciale Toscana Est di UniCredit Stefano Giorgini.

Luca Lorenzi, deputy manager di UniCredit per il Centro Nord introducendo l’incontro ha dichiarato che “UniCredit ha aderito con entusiasmo alle sollecitazioni del presidente della regione Rossi di approfondire il tema dei convention bureau a supporto della crescita del turismo congressuale. Peraltro sull’argomento UniCredit ha perseguito una strategia territoriale che ha sostenuto fortemente lo sviluppo di queste organizzazioni ed in Sicilia ha contribuito (anche in termini finanziari) alla nascita di una struttura locale regionale. L’history case della Toscana è però particolare, costituito da ben sette convention bureau diversi dislocati su base comunale o provinciale.  Lo studio predisposto da Irpet ed il nostro ufficio studi propone invece una traiettoria diversa che sembra individuare  vantaggi derivanti da una gestione più coordinata nel territorio”

Stefano Casini Benvenuti nel suo intervento ha sottolineato le caratteristiche di un turismo congressuale ricco, destagionalizzato, con potenzialità grandissime almeno da allineare a quelle del turismo leisure (di piacere). “Complessivamente si può stimare che le presenze congressuali che vi sono state in regione nel 2012 siano state di oltre 3,1 milione di giornate (escludendo gli eventuali accompagnatori) che hanno dato luogo ad una spesa di 354 milioni di euro che è stata in grado di attivare oltre 300 milioni di euro di PIL in Toscana realizzato da 5435 unità di lavoro a tempo pieno. Si tratta di una nicchia particolare del nostro turismo: rispetto al PIL e all’occupazione regionale le cifre stimate rappresentano circa lo 0,3% del PIL e dell’occupazione regionale. A queste cifre vanno aggiunte quelle che vengono attivate dalla spesa per l’organizzazione dei convegni e che è stata stimata nel 2012 attorno ai 118 milioni di euro. L’attivazione da essa prodotta è più o meno analoga in termini di valore aggiunto e richiede altre 1543 unità di lavoro.  Quindi complessivamente si può stimare che il turismo congressuale attivi in regione direttamente o indirettamente circa 7 mila unità di lavoro”.

I dati sul turismo congressuale di Irpet

Nel 2013 il fatturato sviluppato a livello mondiale dal turismo congressuale è stimato intorno a 1.049 miliardi di dollari e concorre alla formazione del fatturato totale dell’industria turistica mondiale per una quota di quasi il 25%. Il turismo congressuale continua a caratterizzarsi per una marcata concentrazione dell’offerta, con il 42,1% degli incontri realizzati in soli 10 Paesi; tra questi, con una quota di mercato del 3,5% nel 2012 (pari a 390 congressi), l’Italia si posiziona al 6° posto delle classifiche mondiali. Canale di valorizzazione del made in Italy, capace di attrarre nuovi investimenti nazionali ed internazionali, di creare occupazione e competenze manageriali altamente specializzate, il prodotto congressuale, emerge sempre più come il frutto di un complesso sistema di sinergie tra operatori e settori industriali. Il settore turistico per la Toscana rappresenta già una vera e propria industria ed una componente pari a circa il 10% del PIL, cioè una naturale smart specialisation che si intreccia con valori distintivi ed identitari come paesaggio, città d’arte, tradizioni culturali e prodotti tipici. Tutto ciò è evidente e conosciuto nel mondo ma, allargando la visuale a livello nazionale, non c’è dubbio che esistano notevoli margini di miglioramento nell’attrazione di nuovi flussi turistici internazionali. Per evitare di perdere un simile posizionamento occorre comunque perseguire nuove opportunità: la Toscana, nel suo programma regionale di sviluppo 2010-2015, ha previsto un convention bureau regionale, ovvero un organismo per coordinare lo sviluppo turistico congressuale che, come noto, rappresenta, infatti, un’importante opportunità di sviluppo per i settori specifici ad essa connessi e per l’indotto attivato lungo la sua catena del valore. In Toscana, già nel 2012, il turismo congressuale ha attivato 5.435 unità di lavoro, generando 307,4 milioni di euro di valore aggiunto. Il congressuale è  un segmento di mercato capace di veicolare un rilevante afflusso di persone anche dall’estero e coinvolgere un ampio ventaglio di comparti industriali, con elevati effetti moltiplicativi in termini di valore aggiunto e occupazione consentendo, fra l’altro, una significativa destagionalizzazione dei flussi turistici. Infatti l’industria degli eventi è in grado di distribuire la domanda nel corso dell’anno, andando a collocarsi nei mesi di impegno produttivo ridotto quali i periodi tra febbraio e luglio e settembre-dicembre e lasciando così inalterata la stagione del turismo leisure. Nell’ambito del turismo congressuale i convention bureau - ovvero le strutture operative che realizzano attività di marketing e promozione, per sviluppare il comparto “meeting, incentive, conference and events” (c.d. MICE) di una destinazione - raccordano il sistema di offerta di turismo congressuale e gli attori della domanda, coordinando i diversi soggetti della filiera senza intervenire direttamente nell’organizzazione dell’evento. All’interno del proprio territorio, il ruolo del convention bureau, soprattutto se di carattere regionale, può essere visto in un’ottica più ampia e come uno strumento “leggero”, ma importante, di politica industriale territoriale. Infatti le nuove sfide competitive della globalizzazione e le problematiche collegate all’attuale prolungata crisi economica hanno riportato al centro dell’attenzione i grandi aggregati territoriali, che ritornano a esser individuati come i principali artefici dello sviluppo economico. In passato il concetto di competizione veniva utilizzato soprattutto per le imprese ed era considerato un cardine dell’economia di mercato. Il processo di globalizzazione ne ha dilatato il significato, estendendolo anche ai territori, intesi come sistemi economico-sociali più o meno capaci di creare al proprio interno le condizioni per lo sviluppo economico. Ciò ha due implicazioni: da una parte, sostenere le imprese locali, dall’altra attirare nuovi investimenti imprenditoriali e capitale umano dall’esterno, in competizione con altri territori nel mondo. Nel settore turistico, per sua natura, la dinamica competitiva tra territori è ancora più accentuata che in altri settori industriali e richiede una significativa capacità di coordinamento a livello di sistema territoriale al fine di valorizzare e rafforzare i fattori locali di vantaggio competitivo. Quest’ultimi, da un lato, sono costituiti da forme di esternalità complesse che non derivano soltanto dagli investimenti infrastrutturali che si realizzano, ma anche dalle interazioni tra questi e il contesto strategico e organizzativo in cui si muovono le imprese e i soggetti locali, e, dall’altro, dipendono dalla capacità dei soggetti locali di produrre tali esternalità e sfruttarle. In tale contesto il convention bureau può costituire dunque un ‘facilitatore’ di coesione e integrazione tra le realtà produttive, turistiche e culturali. Infatti il turismo congressuale è una filiera complessa che, attivando potenzialmente una pluralità di settori industriali e di servizi avanzati, richiede competenze manageriali altamente specializzate. In quest’ottica il convention bureau coordina i diversi soggetti della filiera per sviluppare sinergie e creare le condizioni per l’attrazione di segmenti di domanda, di sponsor e investitori.

Il volume contiene una panoramica sulle tendenze in atto nel settore turistico a livello internazionale e in Italiane e si concentra sulle caratteristiche specifiche della meeting industry.  L’opera comprende inoltre un confronto tra un gruppo di convention bureau regionali esteri, tratto dalla Sector Destination Marketing Survey di ICCA del 2012, che permette di individuare le principali caratteristiche strutturali, commerciali, tecnologiche e di misurazione di impatto economico su territorio e una  survey, unica nel sua genere,  ottenuta mediante un’indagine diretta su 4 convention bureau italiani - Convention Bureau della Riviera di Rimini, Turismo Torino, Firenze Convention Bureau e Sicilia convention Bureau – che analizza il modus operandi di un piccolo gruppo di realtà stabili che operano nel nostro Paese. Il volume si chiude con un’analisi dell’impatto del settore congressuale sull’economia regionale della Toscana in termini di fatturato, valore aggiunto e unità di lavoro attive.

Fonte: UniCredit Territorial Media Relations Italy

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