Ricorso contro nuova legge elettorale. Sgherri: “La Regione apripista di una svolta autoritaria"

Monica Sgherri

Il ricorso al Collegio Regionale di Garanzia è una scelta doverosa contro una legge che, in pedissequa continuità con il patto Renzi Berlusconi, partorisce una legge autoritaria e “padronale”, e un testo – a mio avviso – in palese contrasto  con i principi costituzionali a cui si richiama lo statuto regionale. Cosi Monica Sgherri – esponente di Rifondazione Comunista  e capogruppo in Consiglio Regionale, che ha tenuto una conferenza stampa sulla presentazione del suddetto ricorso insieme ad altri capigruppo e consiglieri regionali. “Si genera  - prosegue Sgherri - un pericoloso precedente e la Toscana si fa  nuovamente apripista della nuova legge elettorale nazionale, segnata dall’accordo Renzi Berlusconi, ora in salsa toscana.

Listino facoltativo e nascosto agli elettori, con relativi – tre per lista - nominati (o meglio “innominati”), soglie di sbarramento differenziate, necessità solo per alcuni di raccogliere le firme, premio di maggioranza assegnato al candidato presidente (con il partito più grande che si appropria di fatto dei voti delle liste più piccole): questa la legge approvata. Un “mostro” che si fa beffa dell’uguaglianza del diritto di voto per tutti e prelude ad una sorta di “regime” dove il pluralismo politico è di fatto cancellato.

Una svolta autoritaria in spregio alla libertà e uguaglianza del voto degli elettori, voluta per far fuori per legge tutti gli altri. Le province sono rimaste ma han tolto l’elezione diretta dei consigli provinciali, vi è in itinere una riforma del senato che lo renderà composto da nominati, ecco che il patto di ferro suddetto partorisce la legge elettorale in Toscana, dove, alla faccia delle dichiarazioni di ritorno alle preferenze, metà del Consiglio sarà composto di nominati.

Insomma una beffa per quell’elettore che crede di scegliere con la preferenza quando invece i primi eletti sono i candidati a presidente o gli inseriti nel listino. Legge questa che è un modello per quella, negli obbiettivi simile, che si vuol fare a livello nazionale. Insomma si vuole andare verso un “sistema” autoritario che cancella di fatto il principio base della democrazia, - il voto uguale per tutti – e toglie di mezzo il pluralismo politico, unica garanzia per una possibile e vera opposizione.

 

Fonte: Ufficio Stampa

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