Legge elettorale regionale, dibattito a Palazzo Panciatichi - TUTTI I COMMENTI

"La riforma elettorale toscana contiene un punto cruciale sul quale ho qualche riserva rispetto all'Italicum, ovvero le preferenze. Il cittadino deve avere il diritto di poter segnare il nome che ritiene giusto e più rappresentativo. In questo senso ho sentito anche Renzi pronunciarsi a favore delle preferenze e mi auguro che questo lavoro difficile possa dare risultati positivi in Parlamento e che la Toscana funzioni da esempio positivo". Lo ha detto il presidente della Regione Enrico Rossi, a margine della seduta del Consiglio regionale per l'approvazione della riforma elettorale toscana.

"Il punto - ha sottolineato - è che non si deve più scegliere a livello centrale chi andrà a sedersi nei consessi pubblici, sia un Consiglio regionale che il Parlamento. Anche a livello nazionale si restituisca ai cittadini lo scettro". A chi gli chiedeva un commento sull'introduzione di un minilistino facoltativo (per soli 3 candidati) a livello regionale, Rossi ha ricordato che in Toscana, "avevamo le liste bloccate mentre ora i cittadini potranno decidere su oltre 3/4 dei consiglieri regionali con una preferenza. Il mio partito ha scelto di non usare il minilistino facoltativo, altri hanno scelto di usarlo".

Per il governatore "bisogna vedere come usare questo strumento. Se il minilistino viene usato per il ceto politico non mi piace, mentre magari se fosse riservato a uno scienziato, a un imprenditore o a un operaio cassintegrato, ovvero tutte persone che non hanno avuto tempo per costruirsi un loro consenso a livello locale, allora penso che queste figure potrebbe qualificare in modo positivo un partito agli occhi dei cittadini. Il grosso della nostra scelta - ha concluso - è però il ritorno delle preferenze".

Umberto Marroni (PD), bene Rossi su tema preferenze

Considero positive le dichiarazioni del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi in merito alle questione delle preferenze reintrodotte nel sistema elettorale regionale. Lo afferma il deputato del Pd Umberto Marroni. Sono convinto che il Partito Democratico anche a livello nazionale in fase di discussione dell'Italicum dovrà ridare ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti, diritto negato in questi anni dal sistema delle liste bloccate. Solo attraverso lo strumento delle preferenze si potrà ricostruire il legame tra eletto e elettori, colmando di fatto quella distanza cresciuta negli anni e che ha alimentato il fenomeno della casta, finendo in alcuni casi a deresponsabilizzare i parlamentari dalla loro primaria funzione di rappresentanza, così come da dettato costituzionale, della volontà popolare. Le campagne elettorali e le elezioni sono una fase decisiva della vita democratica del paese, durante le quali i partiti e i candidati si rapportano con i cittadini sottoponendo al giudizio di quest'ultimi programmi e idee per il futuro e il loro operato. Alla luce di ciò concordo con il presidente Rossi che le liste bloccate hanno avuto anche l'effetto negativo di favorire in alcuni casi il disimpegno dei candidati dalla battaglia elettorale, conclude.

Fdi protesta con maschera Verdini-Renzi

Una maschera, con metà volto di Matteo Renzi e l'altra metà di Denis Verdini, a tutti i consiglieri regionali toscani che voteranno a favore della riforma elettorale regionale frutto dell'accordo tra Pd, parte della maggioranza e Fi. E' l'iniziativa di protesta messa in atto questo pomeriggio in Consiglio regionale dal gruppo Fdi per protesta contro l'impianto della legge: le maschere sono state sostenute dagli esponenti di Fratelli d'Italia sui banchi dei consiglieri da dove sono stati poi tolte dai commessi. Per il consigliere regionale Fdi Paolo Marcheschi "oggi votiamo una legge elettorale che poco ha a che vedere con questo Consiglio e con questi partiti. Perché chi la voterà ha la faccia del consigliere regionale, ma in realtà hanno una maschera dei veri mandanti, che sono Renzi e Verdini. Noi regaleremo questa maschera a tutti i consiglieri che avranno la coscienza di votare questa legge elettorale che tradisce gli elettori toscani, perché devono confermare un accordo fatto a Roma di cui non sappiamo assolutamente i contenuti, fatto dai loro mandanti che sono Renzi e Verdini".

Per il capogruppo Fdi Giovanni Donzelli "non sappiamo se quello fra Renzi e Verdini sia un matrimonio di interessi o amore vero, lo vedremo strada facendo. Noi abbiamo scoperto che si trovano tanto bene insieme. Noi siamo un'altra cosa. A noi non piace questa nuova alleanza, noi vogliamo essere veramente alternativi al governo Renzi sia a Roma che in Toscana".

Come forma di ostruzionismo i consiglieri Fdi hanno anche depositato circa 8 mila emendamenti e solo un migliaio, secondo quanto spiegato, sono stati 'scartati' perché giudicati inammissibili alla discussione d'aula. "Teniamo in ballo tutti e 7 mila emendamenti che sono stati ritenuti validi - ha detto Donzelli - se strada facendo ci saranno aperture alla possibilità di rendere questa legge civile siamo disposti a ritirarli. Per ora non è così e si vuol mettere in piedi una legge in cui chi prende più voti prende meno eletti di chi invece ottiene meno voti" in base a soglie di sbarramento diversificate.

IL DIBATTITO

“Abbiamo fatto un bilanciamento, con coraggio abbiamo scelto una legge che cerca di compensare per rispondere alle necessità della nostra Regione. Pd e Fi - ha detto la portavoce dell’opposizione Stefania Fuscagni (Fi) – hanno condiviso la strategia della coalizione e la politica di bilanciamento. Non capisco le reazioni dei piccoli partiti, ora è il momento in cui bisogna schierarsi”. “Questa legge regionale non è ambigua – ha proseguito Fuscagni – rappresenta una scelta di compensazione anche riguardo al listino regionale facoltativo nelle circoscrizioni”. Fuscagni ha ribadito che per spiegare la scelta regionale bisogna considerare anche il panorama nazionale. “Siamo – ha detto - in un momento di conflittualità che impedisce le riforme istituzionali e per questo ci vuole una legge che consenta di governare”.

Il capogruppo Udc Giuseppe Del Carlo afferma: “La legge elettorale regionale è nata da un’intesa di compromesso fatto a due”. “Non si capisce – ha detto Del Carlo perché la Toscana voglia andare oltre, fare da guida. Abbiamo una sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale il premio di maggioranza troppo alto e le liste bloccate”. Il consigliere regionale ha evidenziato la necessità di correggere questi punti per liberalizzare il consenso, rendere “la legge più democratica, più partecipata dall’elettorato” e “garantire alla Toscana la governabilità”.

“Il punto strano di questa legge - spiega il capogruppo di FdI Giovanni Donzelli - è che di solito con le elezioni chi prende più voti prende più seggi e vince, con questa legge, invece, può succedere che vengano premiati i trombati e penalizzati quelli che prendono più voti”. Donzelli ha espresso disponibilità a ritirare gli emendamenti (circa 8mila quelli presentati) “chiaramente ostruzionistici di fronte ad una legge di buon senso”. Donzelli definisce di ‘buon senso’ le proposte di Tognocchi e di Chiurli “che noi voteremo” afferma.  “Questa legge, invece, – ha detto il consigliere regionale – non rispetta la volontà dell’elettore. Poi c’è il problema delle soglie di sbarramento sbagliate, devono essere proporzionate ai 40 consiglieri regionali eletti”.

“Puntiamo – ha detto la consigliera regionale dell’Ufficio di presidenza Daniela Lastri (Pd) - sul voto di preferenza e su liste plurinominali in circoscrizioni piccole e su scelte come il premio di governabilità e il doppio turno per l’elezione del presidente della Giunta regionale, l’attuazione del principio di parità di genere e il voto di preferenza facilitato grazie ai nomi dei candidati stampati sulla scheda”. Secondo Lastri queste scelte rispettano i principi di uguaglianza del voto e delle forze politiche in campo e danno garanzia di governabilità. Il problema, invece, secondo Lastri, c’è quando si toccano “la riproposizione di una lista bloccata abbinata ad un’altra con preferenza e le soglie di sbarramento alte, differenziate ed escludenti. Qui i principi entrano in crisi”.

Marta Gazzarri (capogruppo Toscana civica regionale) ha ricordato come l’attuale legge elettorale toscana sia stata sotto la lente d’ingrandimento in quanto ispiratrice della legge nazionale e come l’attuale Consiglio abbia subìto le ricadute negative dell’ingovernabilità registrata a livello nazionale. Da qui l’esigenza di cambiare e la presentazione dell’attuale proposta di legge che “cerca di limitare gli effetti negativi introducendo un voto di preferenza agevolato e 13 circoscrizioni, in modo da favorire il rapporto tra consiglieri e territorio”. “Inoltre – ha proseguito la consigliera – la nostra proposta punta a garantire la certezza della governabilità, a favorire l’aggregazione e introduce la parità di genere”. “Certo – ha concluso – nessuna legge elettorale è perfetta. I cittadini devono sapere scegliere chi li può rappresentare al meglio”.

Paolo Enrico Ammirati (Forza Italia) ha ripercorso in aula alcuni passaggi tecnici al fine, ha precisato, “di evitare fraintendimenti”. “Questa legge, nonostante io conservi alcuni dubbi, è frutto di un accordo che spero abbia tenuto conto delle esigenze dei toscani”, ha affermato il consigliere, il quale ha poi dichiarato di conservare alcune perplessità di fondo: “Non sono convinto – ha elencato – della bontà del sistema delle preferenze, perché anche in Toscana in passato questo ha generato sfasci. Sono invece a favore dei listini, i partiti devono migliorare ed esprimere i bisogni del territorio”. Ancora, “nutro dubbi sul fatto di non aver previsto incompatibilità tra ruolo di assessore e consigliare, perché si rischia di consegnare tutto il governo a un unico partito”. Nonostante ciò, Ammirati ha annunciato voto favorevole nell’auspicio che “la funzione assembleare possa essere più consona ed efficiente”.

Secondo Alberto Magnolfi (capogruppo Nuovo centrodestra), la spinta a fare una nuova legge elettorale viene da lontano e il gruppo di lavoro coordinato da Daniela Lastri ha lavorato bene, perseguendo alcuni obiettivi: garantire la rappresentanza, rafforzare la stabilità e l’autorevolezza del governo, tentare di “rinsaldare un po’ il rapporto con gli elettori, archiviando la categoria dei nominati”. “Il gruppo stava ottenendo buoni risultati, che sono ancora alla portata del Consiglio”, ha precisato il consigliere; questo fino a un’operazione politica che “ha cambiato non solo i contenuti del testo di legge ma soprattutto il senso complessivo dell’intera proposta. Si dice che così si sono finalmente riconquistate le preferenze, quando sappiamo bene che in questo modo le preferenze sono solo un fatto virtuale, uno specchietto per le allodole che scaverà un fossato ancora più profondo tra la politica e i cittadini”. “Quando si fa un’operazione politica ci sono dei costi e dei benefici – ha concluso Magnolfi –. Se si pensa di poter ricostruire un grande centrodestra prendendo qualcuno a pedate nel sedere, questo è autolesionismo. E anche al Pd dico, a chi giova? Vedo una lacerazione profonda nel vostro gruppo. Senza contare che, lo affermano fior di professori, la legge così messa avrà grossi problemi davanti alla Corte Costituzionale”.

Marco Manneschi (Tcr) ha ricordato che “una volta realizzato che non era possibile stabilire dei collegi uninomali, certo soluzione ideale ma non realisticamente applicabile, si è deciso di ricorrere a collegi piccoli, liste ristrette, competizione non esasperata e di reintrodurre, in qualche modo, le preferenze”. “Questo – ha proseguito Manneschi – non è la panacea di tutti i mali, ma rappresenta un buon punto di equilibrio. Perché adesso dobbiamo buttare tutto a mare?”. Con questo meccanismo, secondo il consigliere, i cittadini possono scegliere, e adottare una soglia di maggioranza è un criterio di buon senso. Inoltre, il listino bloccato è facoltativo, chi vuole lo può adottare e se ne assume la responsabilità davanti all’elettorato. Si è poi cercato di premiare e incentivare le alleanze e le coalizioni. In definitiva, “una proposta perfettibile, ma che gode di sufficienza piena”, e in cui magari sarebbe da correggere un meccanismo che premia Firenze rispetto ai territori meno popolati.

Il dibattito si è avviato alla conclusione con l’intervento di Ivan Ferrucci, capogruppo Pd, secondo cui “questa legge centra gli obiettivi che ci eravamo dati all’inizio della legislatura” ovvero “la reintroduzione delle preferenze, la previsione del ballottaggio, un sistema del voto semplificato e di genere, la rappresentanza territoriale”.

Il punto qualificante, secondo Ferrucci, è il ritorno delle preferenze. “Si tratta di un importante passo a tutela della libertà di scelta del cittadino”, ha detto Ferrucci. Che ha aggiunto: “Questo aspetto, come il fatto che la Toscana sarà l’unica regione italiana in cui si potrà eventualmente andare al ballottaggio, è un aspetto di grande civiltà”. E ancora: “La proposta di legge si pone l’obiettivo di tutelare la differenza di genere e valorizzare la presenza delle donne in Consiglio regionale”.

Il disegno di legge in discussione, ha inoltre sottolineato Ferrucci, è comunque “il punto di arrivo di un percorso comune e come tale presenta anche dei logici compromessi”.

Sul listino, che prevede la possibilità di candidare tre nominativi a livello regionale, Ferrucci ha ribadito che “il Pd, nella prossima tornata elettorale, non lo utilizzerà”, ma ha aggiunto che “comunque anch’esso è il frutto di un accordo politico fatto alla luce del sole”.

Ferrucci ha concluso definendo “utile” il lavoro svolto e si è augurato che il confronto sugli emendamenti “adesso non si svilisca la discussione avvenuta su questa legge elettorale”.

Il presidente della Giunta regionale, Enrico Rossi, dopo aver evidenziato la ricchezza del dibattito ed apprezzato alcuni interventi “anche se non sempre la penso come loro, ad esempio quelli di Magnolfi e Ciucchi”, ha affermato che “l’aspetto positivo è che, con questa legge, vengono rentrodotte le preferenze”. Per Rossi questo è “l’aspetto qualificante della proposta”, perché “il cittadino deve avere il diritto di segnare sulla scheda il nome che ritiene giusto ed opportuno per rappresentarlo”.

Dopo aver affermato che le primarie “non hanno funzionato”, Rossi ha espresso un giudizio anche sul listino regionale, facoltativo per le forze politiche partecipanti alla competizione elettorale: “Fermo restando che il mio partito ha deciso che non ricorrerà alle candidature bloccate, credo che comunque tutto dipenda dall’uso che si intende fare di questo listino, nel senso che se lo si vuole utilizzare per garantire il ceto politico non sono d’accordo, ma se si vuole utilizzarlo per offrire una possibilità ad esponenti della società civile o del mondo della cultura o delle professioni che altrimenti non avrebbero una loro base elettorale, allora dico che può andar bene”.

Rossi, che nel complesso ha definito la proposta “una buona legge”, ha concluso il suo intervento sottolineando che “l’importante era rendere ai cittadini la possibilità della scelta e questo è stato fatto”. L’auspicio, secondo lui, è che “ora si renda questa possibilità a tutti i cittadini italiani, ovvero anche per il rinnovo del Parlamento nazionale, perché il voto di preferenza è essenziale per la democrazia”.

Legge elettorale, Ferrucci (PD): “Per la prima volta introduzione del ballottaggio alle regionali, su proposta del Pd”

“La discussione in atto durante questa seduta consiliare conferma che siamo di fronte a un passaggio assolutamente significativo di questa legislatura. L’azione del gruppo di lavoro istituzionale è stata approfondita e positiva. Una normativa importante come questa deve logicamente tenere di conto del momento storico e politico che stiamo attraversando. Nello stesso tempo la legge elettorale non può prescindere dal coinvolgimento della più ampia rappresentanza elettiva dell’aula e questo vuol dire ovviamente cercare di coniugare per quanto possibile le esigenze di forze politiche diverse. Mi pare che il dibattito che si è creato intorno a questa riforma abbia tenuto poco di conto dei suoi elementi più innovativi: quella che è in discussione oggi è la prima legge elettorale regionale che introduce il ballottaggio, per di più sulla base di quanto emerso dalla proposta elaborata dal Pd, ovvero dal gruppo consiliare principale all’interno della maggioranza. Non è un elemento puramente tecnicistico ma politico la reintroduzione delle preferenze, che ridà ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti: un elemento che reputo importante anche come stimolo per la discussione che sta avvenendo a livello nazionale sulla legge elettorale. Altre scelte significative e non scontate riguardano l’alternanza di genere nella composizione della lista, con la doppia opzione uomo-donna, e la cosiddetta ‘preferenza agevolata’, ovvero la presenza dei nomi dei candidati sulle liste. La proposta inoltre ha cercato un equilibrio per garantire una rappresentanza territoriale omogenea mentre il premio di maggioranza è volto a assicurare una stabilità governativa. È legittimo un dibattito così ampio e anche acceso su una riforma cruciale come questa, e che quindi le varie forze politiche propongano aggiustamenti con appositi emendamenti ma se alcuni di questi, come peraltro è stato dichiarato, hanno un mero scopo ostruzionistico, credo sia più vantaggioso per tutti restare sul piano di un confronto costruttivo. Quanto alle candidature regionali, il Pd ha già dichiarato, e ora lo ribadisco, che non utilizzerà questo strumento. Sono convinto che in futuro dovrà essere lo Stato a legiferare in materia di sistema elettorale regionale, perché una volta costituito il Senato delle regioni sia garantito, a livello nazionale, uno strumento uniforme per l’elezione dei suoi componenti”.

Così Ivan Ferrucci, capogruppo Pd Regione Toscana, intervenendo in Consiglio regionale nell’ambito del dibattito sulla legge elettorale.

Mango (Pdci) : ‘Contrari alle larghe intese Pd – FI sulla legge elettorale toscana’

La legge elettorale proposta dal PD presenta senza dubbio punti apprezzabili di miglioramento rispetto a quella precedente, tra i quali l'abbassamento della soglia di sbarramento interna alle coalizioni che superano il 10%, l'abbassamento del numero di firme necessario alla presentazione delle liste, la divisione di Firenze in più collegi, la reintroduzione delle preferenze.

Rimangono tuttavia limiti, che speravamo potessero essere superati e che rendono questa nuova legge a nostro parere irricevibile, dato che le soglie di sbarramento al 10% per le coalizioni e al 5% per le liste che si presentano autonomamente o che partecipino a coalizioni che non superano il 10%, inficiano il principio dell'eguaglianza del valore del voto che ciascun cittadino esprime.

A nostro avviso l'impossibilità di metter mano a queste soglie di sbarramento così poco 'democratiche' è dipesa dalla ricerca spasmodica del partito di maggioranza relativa di una convergenza con Forza Italia, convergenza della quale noi comunisti avremmo fatto volentieri a meno.

Per queste ragioni il Partito dei Comunisti Italiani non sosterrà questa nuova legge elettorale che premia i partiti più grandi a scapito del diritto alla rappresentanza

delle idee.

Lucia Mango - segretario regionale PdCI Toscana

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