
"La proposta di piano paesaggistico all'esame del Consiglio Regionale, sul tema delle cave e attività estrattive si propone, tra le altre cose, un riordino reso necessario da decenni di immobilismo e regole stravaganti e discutibili. Naturalmente, a partire dalle riunioni del tavolo generale di concertazione e dalle audizioni del consiglio, cui tutti i soggetti della rappresentanza hanno preso parte, lo sforzo delle organizzazioni sindacali è stato teso a coniugare le regole ambientali con la difesa delle attività economiche e quindi dei posti di lavoro che ci auspichiamo porti a modifiche importanti sulla stesura del piano. Concentrando la nostra azione su una necessaria qualificazione da sostanziare anche attraverso modifiche alla legge regionale 78/98.
Senza voler esprimere valutazioni sulla qualità delle relazioni " bilaterali" tra Regione e Confindustria appaiono però esagerati gli allarmi sulle migliaia di lavoratori a rischio e sulle 2.000 imprese coinvolte. Così come pure è innegabile il fatto, non riducibile a polemica strumentale, di una "rottura del distretto" per interessi e valore aggiunto, in modo particolare tra attività estrattiva e trasformazione e completamento della filiera. Questioni che avrebbero bisogno di un confronto di merito meno urlato e più orientato alla ricomposizione economico-organizzativa, con maggiori ricadute occupazionali sul territorio e magari di una lotta condivisa all'illegalità e all'evasione fiscale, oltre alla necessaria rintracciabilità del materiale estratto. Non è negandole sulla carta che si esorcizzano e, su questo, sarebbe interessante conoscere le opinioni di Confindustria."
Fillea Cgil Toscana
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