
"Nel carosello di proposte da campagna elettorale, che sfavilla su tutti i mezzi d'informazione, sul quale ho scelto per la prima volta di salire anch'io, noto una lacuna che mi spaventa molto: la cultura, quella vera, dov'è?
E la mia paura non è quella della fatidica e inflazionata domanda: "Ma perché a Empoli non c'è nulla???". È il timore che chi si presenta ad amministrare la città ritenga un elemento trascurabile la conoscenza delle nostre radici.
Prima di parlare di cultura mi sembra però opportuno chiarire cosa s'intende con questo termine tanto nobile e solenne, quanto dispersivo. Il primo e più antico significato della parola "cultura" intende la formazione dell'essere umano, il suo migliorarsi e raffinarsi: il secondo è quello che indica il prodotto di questa formazione, cioè l'insieme dei modi di vivere, di pensare coltivati civilizzati e che siamo soliti indicare con il nome di civiltà. Il passaggio dal primo al secondo significato avvenne durante il periodo illuminista e ce lo ricorda bene Immanuel Kant, filosofo prussiano, quando nella sua "Critica del Giudizio" sostiene che «La produzione, in un essere ragionevole, della capacità di scegliere i propri fini in generale, e quindi di essere libero, è la cultura. Perciò la cultura può essere soltanto l'ultimo fine che la natura ha ragione di porre al genere umano». Eccoci al punto: la cultura è il volto che vogliamo dare alla nostra esistenza, è quello che siamo stati, che siamo oggi, che saremo domani, ma anche quello che vorremo far ricordare di noi quando non ci saremo più. La cultura per una città è la fonte incontaminata per attingere idee e contenuti e il lungo cammino della storia suffraga questa affermazione: basti pensare alla Grecia di Pericle, alla Roma di Augusto, alla Firenze di Lorenzo…e potrei continuare all'infinito.
La nostra città, che storicamente s'incasella perfettamente tra quei comuni, nell'accezione medievale del termine, che grazie alla committenza civile ed ecclesiastica si è fatta ricca di meraviglie, necessita di un risveglio intellettuale, ha bisogno di prendere coscienza del proprio patrimonio e, forte di questo, tornare a crescere.
Troppo spesso non ci rendiamo conto delle bellezze che caratterizzano il nostro territorio e proprio da qui si deve partire: chiunque si occupi di cultura nel prossimo futuro non potrà non dedicare tanto tempo ed energia alla divulgazione della conoscenza della "nostra" cultura. Dai bambini della scuola dell'infanzia, agli anziani, è urgente raggiungerli tutti per mostrare loro cosa c'è in quella Pinacoteca di Sant'Andrea che ogni tanto hanno sentito nominare, per insegnare loro a "leggere" la facciata della Collegiata, per raccontare i volti, i colori e il "caratterino" di Pontormo, ma anche cosa fu la pittura empolese tra le due guerre mondiali con Gemignani, Carmignani e Maestrelli. Già che ci siamo, si potrebbe narrare che un tal Ferruccio Busoni, nato in una casa della nostra Piazza della Vittoria, è stato forse il più grande pianista di ogni tempo, che Gaetano Fabiani di Naiana è stato uno dei migliori didatti italiani di orchestrazione del secondo '800, che Fanfulla Lari di Cortenuova fu il violinista più apprezzato dal celebre Arturo Toscanini. Dobbiamo ricordare a tutti cosa fu la nostra manifattura, tra opere d'arte in vetro verde e "trenci" che hanno rivestito le persone più importanti del mondo. Questi i primi prodigi che mi vengono in mente, ma inviterei a porre attenzione anche alle chiese e pievanie disseminate sul territorio comunale, autentici scrigni di storia, bellezza e curiosità e, perché no, alle centinaia di tabernacoli, alcuni risalenti al '400, che caratterizzano i crocicchi di campagna e adornano e "proteggono" molte facciate borghesi di città.
Questa rapida, quanto superficiale panoramica ci consente di riflettere su quanti splendori cadenzano la visita del nostro Comune. A noi spetta il dovere morale non solo di conservare e tramandare ai posteri, ma di divulgare, vivere e godere dei tesori che abbiamo. Dalla sensibilizzazione alla cultura nasce l'impulso di vivere e curare il centro storico, dalla conoscenza della storia, ogni singola frazione può interessarsi a scoprire e custodire con orgoglio le ricchezze che possiede.
È con la cultura che si combatte il degrado, non con gli sceriffi, è con la luce che illumina un monumento che si allontana il bivacco notturno, non con le telecamere. Il primo passo per la sicurezza è vivere a pieno i nostri spazi e farli propri. Queste proposte non sono illusioni o utopie, ma idee realizzabili con costi contenuti e incredibili risultati, come dimostrato dall'esperienza di altri Comuni con le caratteristiche del nostro.
Empoli deve ritornare a essere consigliato, dalle guide turistiche non solo come la stazione dove si arriva con il treno per andare a Vinci… Come frotte di visitatori provenienti da tutto il mondo si mettono in fila per i curiosi modellini leonardiani, potrebbero farlo per vedere il Cristo in Pietà di Masolino da Panicale.
Se facciamo una ricognizione dei "contenitori culturali" stabili individuiamo il Museo della Collegiata, la Chiesa e il Cenacolo degli Agostiniani, il Museo Paleontologico, il Museo del Vetro, la Biblioteca Comunale, il Circolo delle Arti Figurative, l'ignorata Galleria d'arte moderna nel Palazzo Comunale, la Casa di Busoni, la Casa di Pontormo, il cinema La Perla, il cinema-teatro Excelsior, il teatro Shalom, il teatro il Momento, le librerie Rinascita, San Paolo e Cuentame e sicuramente altri ambienti che per il momento non mi vengono in mente… Insomma: non mi sembrano né pochi, né indegni. Allora perché l'idea diffusa è che a Empoli non ci sia nulla?? Forse una risposta ce l'ho. Nel mondo della comunicazione è necessario saper trasmettere, divulgare e assicurare la giusta eco a progetti, contenuti, valori. Ogni realtà culturale deve necessariamente raggiungere tutto il suo pubblico affezionato, ma se vuole crescere e migliorare, dovrà allargare il bacino di pubblico e per farlo occorre avere specifiche competenze comunicative. Coloro che si occupano di cultura nella nostra città non potranno più esimersi dal predisporre un accurato piano di marketing culturale. Una prima proposta per questa operazione è la costituzione di una "Empoli Card", che consenta al cittadino e al turista di conoscere e di accedere a tutte le strutture culturali della città.
L'unica maniera, affinché le numerose e differenziate realtà non soccombano tra debiti e carenza di presenze, è senza dubbio, la costituzione di una "Fondazione della cultura" che le riunisca tutte e crei continui contatti tra queste. Solo così si potranno impostare calendari condivisi e concordati di eventi e di iniziative, per contare sempre su un pubblico numeroso e sensibile. Attraverso un efficace logo, scelto tramite un concorso d'idee, diventerebbero di facile individuazione tutti gli eventi patrocinati dalla "Fondazione della cultura", la quale, per rendere ancor più visibili le iniziative potrebbe istituire, in un punto strategico del Giro d'Empoli, un totem dove collocare il materiale pubblicitario relativo all'evento più importante del periodo, collaborare con il Centro Commerciale per la promozione e creare un ufficio film-commission per garantire agevolazioni e contatti tra differenti realtà.
In tempi di crisi, come quelli odierni, essere uniti e collaborare è un insuperabile vantaggio anche di fronte alla richiesta di fondi presso sponsor privati, i quali, che ci piaccia o meno, saranno sicuramente l'unica risorsa futura per mantenere in vita la cultura in Italia.
Per quanto riguarda la riqualificazione di spazi dediti alla cultura sarebbe interessante e creativo indire concorsi di idee, secondo il modello fortunato di città come Firenze, coinvolgendo così le realtà giovanili, le quali quasi mai vengono considerate dal mondo intellettuale, arroccato nelle proprie torri d'avorio e incapace di interagire con ragazze e ragazzi.
Un sogno che per il momento, viste scarse disponibilità finanziarie, non potrà che rimanere tale è (ri)dotare la nostra Empoli di un vero teatro all'italiana con platea, palchi e galleria, buca d'orchestra, camerini, macchina scenica e con tutto quello che ci vuole per allestire un palcoscenico di prim'ordine dove organizzare spettacoli di musica e prosa con la cura che meriterebbero.
Intanto, nell'attesa, potrebbe essere interessante riqualificare e rendere più appetibile il Palazzo delle Esposizioni, bistrattato in quanto antiestetico e mal conservato, ma nevralgico per posizione, facilità di parcheggio e spazio.
Per quanto riguarda il territorio circostante, il prossimo Sindaco di Empoli dovrà imporre all'Unione dei Comuni e alle realtà scolastiche di promuovere maggiori sinergie tra le numerose offerte culturali e i molteplici luoghi che fanno delle nostre terre delle autentiche miniere di storia e bellezza.
Queste sono proposte serie, credibili e soprattutto realizzabili in tempi brevi! La volontà di darsi tanto da fare non manca, l'energia per buttarsi a capofitto nella promozione delle nostre bellezza l'abbiamo trovata nella certezza che i frutti arriveranno. Senza cultura non andremo da nessuna parte, mai, perchè come spiegava il buon Aristotele «La cultura è l'ornamento che ci permette di godere della buona sorte e il rifugio che ci protegge da quella avversa".
Lorenzo Ancillotti, capolista della lista civica Questa è Empoli
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