
Torna il primo maggio sulle pendici del Montalbano con la proposta di una camminata e un pranzo alla Torre di Sant’Alluccio, uno dei luoghi più suggestivi e magici del Montalbano. Torna nei modi e nelle forme dell’antica festa dell’Amor fiorito con il canto degli stornellatori e dei poeti in ottava rima, avendo tuttavia ben presente l’evoluzione della festa in quella del lavoro.
Non è un caso che sia il Circolo Arci di Faltognano di Vinci a farsi promotore della nuova iniziativa, che rievoca e rielabora l’antica tradizione del maggio in un giorno di festa e di riflessione per il mondo del lavoro e dei lavoratori. L’iniziativa proviene dal versante fiorentino del Montalbano. La località è tuttavia raggiungibile facilmente anche dai versanti pistoiese (Quarrata) e pratese (Bacchereto e Carmignamo) del monte. Il grande spazio di Sant’Alluccio costituisce un ideale luogo di incontro ed uno spazio per trascorrere in libertà il primo maggio, oltre che un naturale e bellissimo punto panoramico.
Per partecipare all’iniziativa e al pranzo in compagnia si richiede la prenotazione obbligatoria ENTRO IL 29/4/2014 direttamente alla Casa del Popolo di Faltognano oppure ad uno dei seguenti numeri telefonici 338 6640772 – 349 5293253-
Per i partecipanti alla camminata si propongono due punti di partenza con percorsi alternativi di diversa difficoltà, che riportano tuttavia alle mente le storie e le tradizioni del luogo, direttamente con quelle di alcune frazioni del comune di Vinci, Faltognano e Sant’Amato.
Alle ore 9,30 il primo ritrovo è alla CASA DEL POPOLO DI FALTOGNANO di Vinci, ORE 10,00 la partenza percorso di media difficoltà; per chi invece vuole una passeggiata più tranquilla la partenza è alle ore 11,30, al parcheggio in località Le Croci di Sant’Amato, per una passeggiata di circa cinquanta minuti di modesta difficoltà. La camminata assieme è a titolo facoltativo e personale. Per tutti, il ritrovo con il pranzo rimane alla Torre di Sant’Alluccio. Ad animare la tradizione dell’Amor fiorito ci penserà l’Associazione pratese dell’Octava Rima con lo spettacolo “Bernescantando”, nato allo scopo di far conoscere a quanta più gente possibile, nell'ambiente consono di festa e di sagra, quest’antica maniera di cantar di poesia, comunicandola in modo divertente ai giovani che probabilmente ne sentono parlare per la prima volta. Si rinnovella magari la memoria a coloro che già da tempo si sono inoltrati negli ‘anta'. Non solo. Il “Canto alla bernesca” viene valorizzato dal particolare contesto della tradizione popolare del primo maggio che è fatta di conoscenza di racconti, di danze attorno alle quali una comunità si identifica; di storie e racconti che sono quelli che alimentano la memoria. Storie di bosco, di rivi, di natura, , di alberi e animali… In fin dei conti “storie di libertà”. Tre artisti daranno vita a contrasti in ottava rima, sul metro dello stornello; nonché a canti e danze della tradizione popolare e contadina; storie e aneddoti di persone, di lavoratori, di lotte e di passioni, di piante e animali, come se fosse una veglia, come se fosse un altro tempo, il tempo del ricordo rivisitato in una chiave del tutto contemporanea Alcune brevi note storiche sul punto di ritrovo. |
La Torre di Sant’Alluccio ricorda il luogo dove il Santo ospedaliere di Pescia, festeggiato nel calendario il primo ottobre, vi avrebbe costruito intorno all’anno mille un romitorio per pellegrini. La torre è ormai diroccata e l’intero complesso in pessime condizioni. Il tempo e l’abbandono degli uomini li hanno distrutti come l’antica Torre di Montefiori o Cisterna di Montefiori, che si trovava a circa tre chilometri, abbattuta si dice dai tedeschi in ritirata nel corso della seconda guerra mondiale. Si narra che Sant’Alluccio fosse invogliato a venire da queste parti per l’importanza di un antico convento benedettino, esistente alle pendici del Montalbano già nell’anno Mille, laddove oggi si trova la località di Sant’Amato che prende il nome da quest’antica istituzione (ovvero il Convento di San Tommaso), che dipendeva addirittura dalla Badia di Sant’Antimo in Val d’Orcia. Si ricorda tuttavia anche un’antica leggenda che addirittura anticipa di qualche secolo l’origine del luogo (intorno all’VIII secolo). Si dice che Alluciem (da cui Sant’Alluccio), assieme ad altri due compagni Justis (Giusto) e Barontes (Baronto), lasciassero il monastero di Cluny, da cui aveva preso il nome l'ordine a cui appartenevano. I tre monaci si trasferirono su questi monti in tre luoghi diversi. Ognuno di loro edificò una cappella e un romitorio. Questi luoghi San Baronto, San Giusto al Pinone e Sant'Alluccio, presero e tutt'oggi hanno il nome dei tre frati francesi. La leggenda vuole che i tre frati si passassero da un luogo all'altro la mestola per murare i tre edifici, riuscendo nell’arco di una notte nella loro impresa.
Al tempo dei suddetti romitori, il crinale del Montalbano era molto più vissuto di oggi, più ospitale e meno silvestre di quello che si potrebbe pensare. Vi passavano infatti tutte le principali vie di comunicazione del medioevo, ancora oggi individuabili seguendo visivamente il percorso delle antiche torri dislocate sul monte.
Sant’Alluccio ha inoltre un importante legame con il popolo di Faltognano. Fin dalla fine dell’Ottocento quando per volontà del parroco don Giuseppe Coppini e dei signori Comparini-Bardzky di Faltognano venne istituita proprio nella chiesa del Leccio la “Festa annuale di Sant’Alluccio” (1882).
Fonte: Arci Faltognano
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