
«Quella di Nascosti sul 118 mi sembra francamente una polemica strumentale. Capisco che abbia bisogno di attaccare il Pd visto che si trova, ad Empoli, a sostenere un cartello elettorale difficile da far digerire al suo elettorato, ma c’è un limite a tutto.
E poi, cos’ha da dire sull’accorpamento delle centrali operative quando in Consiglio regionale il Pdl ha proposto la riorganizzazione del servizio sanitario regionale su tre aziende e, quindi, la chiusura dell’Asl di Empoli?
Anche se siamo in campagna elettorale, bisogna avere contezza di quello di cui stiamo discutendo. Partiamo allora da qui.
Stiamo parlando della riorganizzazione delle centrali operative del 118 in Toscana. Attualmente ce ne sono dodici, una per ogni azienda sanitaria. Le nuove tecnologie ci consentono oggi di riorganizzare l’intera rete ed investire per migliorarne l’efficienza e l’efficacia.
Non dimentichiamo da dove veniamo. In passato, chi aveva bisogno di soccorso sanitario telefonava alla sede delle singole associazioni di volontariato e da lì partivano le ambulanze.
Oggi chiamiamo il 118 e l’operatore valuta che tipo di intervento attivare. Se, cioè, inviare un ambulanza con l’infermiere oppure con il medico o allertare l’elisoccorso.
Non è un lavoro semplice. Occorrono professionalità e competenze che si formano con il tempo. Non è semplicissimo capire dalle parole di chi ha bisogno o da quelle di un suo familiare qual è l’intervento più idoneo da attivare.
Nella centrale operativa di Empoli lavorano dodici operatori (infermieri professionali), e sempre hanno saputo gestire con professionalità e competenza le diverse emergenze che si sono manifestate.
La domanda alla quale oggi siamo chiamati a rispondere questa: con le tecnologie che abbiamo a disposizione, sono ancora necessarie dodici centrali operative? Penso che una centrale operativa sia sufficiente per coprire le esigenze di tutta la Toscana. Se occorrono passaggi intermedi facciamoli, ma non dimentichiamo l’obiettivo finale. Questa la discussione in corso che non si è ancora conclusa con una decisione della Giunta regionale.
Non dimentichiamo, però, che l’obiettivo è quello di costruire un sistema sanitario in grado di rispondere sempre meglio alle esigenze dei cittadini toscani e non quello di piantare delle bandierine sui singoli territori».
Vittorio Bugli, assessore alla Presidenza della Regione Toscana
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