Renzi chiude la Leopolda con il manifesto del suo nuovo PD. "Ci rivediamo tra un anno. Serve una rivoluzione della semplicità"

Matteo Renzi alla Leopolda

Tutte le frasi principali del discorso del sindaco candidato alla segreteria del PD. Sull'occupazione: "Credo che sia qualcosa di sinistra se c'è un posto di lavoro in più e no uno in meno"


 

Il solito Matteo Renzi, forse più serioso del solito. ma sempre emozionante e coinvolgente.

Il suo manifesto per le primarie dell'8 dicembre e non solo è lì, alla Leopolda 2013.

Ascolta tutti, presenta tutti. Poi tocca a lui, dopo gli amici Del Rio e Baricco.

Come sempre Firenze, la sua amata città, presa ad esempio, ma anche le questioni nazionali e il suo partito, quello che vuol cambiare.

 

Di seguito le frase principali, elencate cronologicamente secondo il discorso di Renzi.

 

"C'e' questa questione del perché non ci sono bandiere del Pd" alla Leopolda, "una sorta di coperta di Linus: il problema non è quello è che non ci sono le croci sulla scheda".

"Stupore" è la parola di Matteo Renzi così come ha detto lui stesso sul palco della Leopolda. "C'è qualcosa di incredibile che migliaia di persone - ha detto - facciano centinaia di chilometri per ascoltarsi e per discutere" .

"Leopolda non indebolisce la voglia di guardare al domani, è uno spazio in cui la politica torna ad appassionare".

"Questo è un popolo che continua a credere nella politica". "Noi - ha aggiunto citando una signora che gli chiedeva perchè non si parlasse di Berlusconi - parliamo di futuro per questo non parliamo di lui".

"Credo che sia qualcosa di sinistra se c'è un posto di lavoro in più e no uno in meno". Lo ha aggiunto dopo aver detto: "Chi fa l'imprenditore, fa l'eroe perché crea posti di lavoro".

''Chi crea posti di lavoro confrontandosi con mercati dove si paga l'energia il 30% in meno, con meno tasse e burocrazia, chi fa l'imprenditore è un eroe. E' essere di destra? Io credo che sei di sinistra se c'è un posto di lavoro in più, non uno in meno, una speranza in più, e se ci sarà da cambiare cambieremo, la sinistra che non cambia si chiama destra''. Secondo Renzi ''un imprenditore che crea posti di lavoro o ricchezza non lo fa per i quattrini, se uno sta dietro ai quattrini, atto legittimo ma più triste dell'investire, dell'intraprendere, ha una rendita, e questo è un Paese fondato sulla rendita, ci sono intere fasce sociali che vivono di rendita''.

"Non sei di sinistra perché non parli di lavoro? No, non sei di sinistra perchè non crei lavoro".

"Non possiamo permettere agli altri il potere di definirci". Lo ha detto il sindaco di Firenze Matteo Renzi parlando alla Leopolda e citando un'intervista di un "autorevole esponente del Pdl che ha detto che 'io e Alfano non abbiamo litigato" e attaccato Renzi. "Anche la sinistra - ha detto il sindaco - per tanto tempo ha fatto questo errore: noi popolo della Leopolda non siamo definiti dai nostri nemici ma dai nostri amici".

"Subito via le province". Il sindaco ha aggiunto di aver sbagliato a votare sì al referendum sul titolo V della Costituzione per i poteri concorrenti che ha creato, come nel settore dell'energia e del turismo, tra Stato e Regioni.

Serve una legge elettorale per cui, tra l'altro, "quello che governa è per cinque anni responsabile: mai più larghe intese e questo non significa essere contro il governo" ma la questione è che questo sistema va modificato" e noi "dobbiamo essere custodi dell'alternanza".

''Mai più inciuci, mai più larghe intese, mai più giochini sulle spalle degli italiani'', ha affermato Renzi, ribadendo che per una buona legge elettorale è necessario che si faccia in modo che ''alla fine del voto sai chi ha vinto, ma non basta, quello che ha vinto deve avere i numeri per governare, e quello che governa per 5 anni è responsabile'' di ciò che fa.

"Dobbiamo fare la riforma della giustizia". Lo ha detto ricordando la storia di Silvio Scaglia di Fastweb. "E' l'ora di farla finita con la giustizia ad personam". Lo ha detto sottolineando che in una prossima convention saranno presentate proposte per la riforma della giustizia. "Dobbiamo finirla - ha affermato - con chi in questi anni ha proposto una giustizia ad personam ma allo stesso tempo dobbiamo dire cosa pensiamo noi al riguardo".

"Porcellum o porcellinum? Io dico che una legge elettorale che funziona è quella dei sindaci".

Serve una legge elettorale, ha aggiunto, "che abbia tre caratteristiche: alla fine del voto sai chi ha vinto, quello che ha vinto deve avere i numeri in parlamento per governare e quello che governa è per cinque anni responsabile. Mai più larghe intese".

"Non posso vedere più gli appelli dell'Europarlamento contro la Bossi-Fini; l'Europa non può fare appelli, mandi le navi insieme a noi a pattugliare il Mediterraneo e si faccia carico dell'emergenza sociale". Lo ha detto Matteo Renzi alla Leopolda.

"L'italianità delle aziende non si fa guardando il passaporto di quelli del consiglio di amministrazione". "Io - ha aggiunto - devo difendere l'italianità della qualità e dei lavoratori".

A chi ci accusa "di essere incolti, barbari", semplici, replico che "la vera strada è la semplicità: parlare chiaro a tutti, non avere la puzza sotto il naso parlare di politica in maniera semplice". Poi ha aggiunto che "serve una rivoluzione della semplicità".

"La speranza non va riposta in una persona sola" ma "non si può avere paura della leadership, non è una parolaccia".

"Non credono che io sia in grado di avere un pensiero solo, allora c'ho il guru. Questo gruppo di persone non ha guru, capisco ci restiate male ma è gruppo di persone e idee che si confronta".

''C'e' una discussione surreale tra renziani della prima ora, della seconda e dell'ultimo minuto, che è roba da ricovero. Vogliamo fare una cosa nuova e vogliamo mettere steccati fra di noi, siamo matti?''.

"Non possiamo parlare solo di correnti, la prima ad essere rottamata sarà la corrente dei renziani". "Servono correnti delle idee non dei cognomi"."Il Pd non è credibile se è un insieme di correnti", così "non si vince".

Finito tra gli applausi il discorso di chiusura della convention, Matteo Renzi si è concesso alla folla che ha riempito la Stazione Leopolda, stringendo mani e salutando i suoi sostenitori, mentre qualcuno nella sala principale sventola anche le vecchie bandiere delle primarie 2012.

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