Cobas: "Anche per i volontari il documento di valutazione del rischio"

E' ormai diffusa l'abitudine nel terzo settore di sostituire personale contrattualizzato e formato, personale retrobuito insomma con volontari. Lasciamo perdere per un momento se il volontario è un pensionato con bassa pensione al quale viene retribuita qualche somma "a rimborso spese" (al nero spesso e volentieri), o se il volontario è in realtà costretto per qualche sanzione alternativa alla pena o se ancora è un giovane (e meno giovane) che beneficia di uno stage. A prescindere da chi sia e cosa faccia, l'associazione ha l'obbligo di redigere la valutazione del rischio per i volontari , dotarli di regolari dispositivi di protezione individuale in rapporto alle attività svolte

Tutto ciò viene ribadito anche dalla direzione provinciale del lavoro con un cosiddetto interpello. Altro aspetto non secondario è la copertura infortunistica , sovente i volontari ne sono sprovvisti.

E' arrivato il momento di una valutazione obiettiva sul ruolo e sulle funzioni del volontariato, si parta allora dalla sicurezza per poi focalizzare l'attenzione sull'utilizzo improprio che viene fatto di queste importanti figure sempre più spesso utilizzate in antitesi e in sostituzione di personale formato e con regolare contratto. In questo modo profilerano sfruttamento e dinamiche quali il ricorso ai rimborsi spese al posto di regolari contribuzione proprio nei settori che fanno della solidarietà, dell'etica, della sportività la loro ragione sociale, insomma tra il dire e il fare c'è di mezzo....lo sfruttamento

Fonte: Cobas Pisa - Sportello sicurezza nei luoghi di lavoro

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