Firenze Fiera, per le Regione va ricapitalizzata entro il 2015. Nocentini in aula consiliare prima del dibattito: "Vogliamo rafforzare il nostro impegno"

Primo piano, nell’assemblea regionale, sulle aziende fieristico-congressuali partecipate dalla Regione, ovvero Internazionale Marmi e macchine spa, Arezzo fiere e Congressi srl, Firenze Fiera Spa. A introdurre l’approfondimento l’assessore regionale Sara Nocentini, come richiesto in occasione della nomina, da parte del Consiglio regionale, di Luca Bagnoli come membro del cda destinato ad assumere la carica di presidente di Firenze Fiera. L’assessore è intervenuto in aula integrando così il testo della comunicazione già trasmesso all’assemblea e quindi agli atti della seduta.

Premesso un quadro di riferimento di respiro internazionale sul settore fieristico congressuale, l’assessore ha richiamato la  politica di rafforzamento e qualificazione delle strutture attivata nei primi anni 2000 dalla Regione Toscana dove, per il settore del turismo congressuale, si contano 5mila posti di lavoro, di cui oltre la metà nella provincia di Firenze.

Quel piano di rilancio è ad oggi sostanzialmente concluso: rispetto allo stanziamento di 82 milioni di euro previsti ne sono stati mobilitati, in virtù del confinanziamento al 50 per cento, circa 165. In particolare, come evidenziato nel testo trasmesso al Consiglio, si è registrata un’economia di 29 milioni (non sono più iscritti nel bilancio regionale) destinati a Firenze Fiera per le difficoltà a realizzare opere coerenti con il complesso piano di recupero resosi necessario. Nello specifico sono stati assegnati 54 milioni all’area Firenze-Prato-Pistoia (42 per Firenze Fiera, 2 per l’auditorium Montecatini e 10 milioni per area expo Prato non ancora utilizzati); 18 milioni per l’area aretina (15,7 milioni per Arezzo Fiere, 2 milioni per Palacongressi Chianciano) e 10 milioni per Imm di Carrara.

Arezzo Fiere e Congressi

Per quanto riguarda Arezzo Fiere e Congressi, dall’esame del preconsuntivo 2013 emerge che l’esercizio chiude con una perdita di 257mila euro, mentre nel 2012 aveva chiuso in utile grazie al risultato della gestione straordinaria. Anche il 2014 si prospetta in perdita seppure più contenuta: il Consiglio di amministrazione è impegnato in un grande sforzo di risanamento del bilancio, e la previsione 2014 ha come obiettivo il pareggio della gestione ordinaria, mentre non saranno ancora del tutto coperte le quote di ammortamento delle strutture immobiliari e mobiliari. Le criticità riscontrate hanno riguardato in particolare la riduzione di sostegni per la realizzazione di manifestazioni e eventi fieristici (circa 300mila euro tra 2012 e 2013); la società ha comunque già avviato un processo per spending review. L’assessore ha affermato in aula che negli ultimi anni la gestione è risultata sostanzialmente in pareggio, mostrando qualche sofferenza solo per l’assorbimento dell’ammortamento, che già risulta ridotto rispetto all’ordinario. La contrazione delle spese si realizzerà in particolare tramite la diminuzione degli oneri del personale, la revisione dei contratti di forniture e servizi, lo stralcio di alcuni debiti pregressi. L’assessore ha parlato di eliminazione degli sprechi, verifica dei fornitori ed eventuale ricontrattazione delle condizioni, messa a valore di alcuni servizi, taglio delle consulenze. L’incremento di fatturato è previsto sia per nuovi eventi che per migliori prestazioni legate al comparto orafo, che rappresentano il 50 per cento del volume di affari di Arezzo Fiere. Il consiglio di amministrazione di Arezzo Fiere ha varato a fine 2013 un calendario di attività 2014 che prevede numerosi appuntamenti fieristici organizzati sia direttamente che da soggetti esterni, oltre all’ospitalità di alcuni congressi e meeting di rilevanza nazionale. Sono stati attivati collegamenti con format nazionali e internazionali (Russia, Stati Uniti, Giappone).

Il percorso di valorizzazione intrapreso dalla società ha visto ristrutturazione e ammodernamento del complesso fieristico, che spicca nel panorama regionale: nel 2013 sono stati realizzati lavori per oltre 700mila euro. Le migliorie, ha detto l’assessore, hanno consentito di realizzare un centro congressi e un centro espositivo efficienti e attrezzati. L’ultimo aumento di capitale è stato deliberato dalla società nel luglio 2012: la Regione ha sottoscritto la quota per 2,4 milioni e anche la Camera di commercio, nel 2014, ha deliberato la sottoscrizione della propria quota: 1,2 milioni di euro.

Riguardo a Internazionale Marmi e Macchine spa, le società che operano sono due: l’immobiliare, di cui la Regione Toscana è socia al 36,4 per cento; e la società di gestione, Carrara Fiere srl, interamente partecipata dall’immobiliare (capitale sociale di 1milione e 500mila euro) e di cui la Regione non è socia se non indirettamente.

La separazione dell’attività commerciale (fiere e congressi) dalla gestione del patrimonio immobiliare è stata decisa dagli organi della IMM Carrara spa nel 2005, in seguito alla decisione della Regione di finanziare l’ammodernamento del sistema fieristico toscano. Da allora Carrara Fiere corrisponde alla controllante IMM un canone di affitto oggi pari a 760mila euro annui. L’immobiliare, ha chiarito l’assessore, risulta in pareggio: il bilancio 2013 di IMM chiuderà con un piccolo utile e per il 2014 si prevede un sostanziale pareggio del bilancio.

Nel 2013 si è registrata una perdita di gestione dovuta alla mancanza della principale fiera organizzata dal Polo di Carrara Marmotec (divenuta biennale), che vede la Cina come maggiore competitor e la riduzione del volume d’affari generato dalle fiere Seatec e Compotec, legate al settore nautico. Il 2013 chiude con una perdita vicina al milione di euro, mentre si prevede, per il 2014, una ulteriore significativa perdita. D’altra parte il polo di Carrara soffre di un problema di specializzazione settoriale: le fiere organizzate direttamente hanno come target di riferimento settori che più di altri hanno risentito della crisi quali nautica, camper.

Per quanto riguarda il 2014, tra le strategie messe in campo c’è quella di creare un business unit, che si occupi di differenziazione dell’offerta, ricercando nuove fiere e nuovi eventi da promuovere nella struttura. Accanto a questa resta importante, ha ricordato l’assessore, l’attività di promozione internazionale nel settore lapideo e l’attività di ricerca, svolta all’interno del Polo di innovazione di pietre toscane e con il Laboratorio tecnologico per le prove su materiali lapidei, realizzati con il sostegno della Regione Toscana. Relativamente all’attività immobiliare di IMM, nel corso di 12 anni sono stati investiti sulla struttura circa 23 milioni.

Il primo piano su Firenze Fiera spa conferma uno scenario che richiede una complessiva revisione delle condizioni che hanno generato la concessione trentennale per la gestione da parte di Firenze Fiera. Il pessimo risultato del 2012 è stato originato, chiarisce la comunicazione agli atti del Consiglio, da un fatto straordinario e cioè dalla sentenza del Tar che ha respinto il ricorso presentato dalla Società contro il provvedimento con cui il Comune di Firenze nel 2008 aveva irrogato una sanzione amministrativa di 1,77 milioni per abuso edilizio. Anche la pre-chiusura del 2013 evidenzia un risultato negativo imputabile al perdurare della crisi economica in atto. Il valore della produzione si è ridotto di 86mila euro rispetto al 2012 (quando era di 15milioni e 446mila euro), sono aumentati i costi indiretti - principalmente per noleggiare le tensostrutture sostitutive dei padiglioni precari demoliti a seguito di un’ordinanza comunale nel corso del 2012 – e ancora aumenteranno: rispetto ai 320 mila euro per il 2013, infatti, si stima nel 2014 un costo di circa 900 mila euro annui in seguito alla demolizione del Padiglione Rastriglia.

Le criticità che insistono su Firenze Fiera sono varie. L’assessore ha cominciato con un  primo piano della proprietà immobiliare del polo espositivo, che appartiene a Regione, Provincia e Comune di Firenze in quote uguali. Nel dicembre 2011 la stipula della concessione trentennale con Firenze Fiera spa, con la quale si riconosceva un canone di locazione del 10 per cento rispetto a quello stabilito a fronte di un impegno a realizzare investimenti per 135 milioni.

Per quanto riguarda la gestione la Regione detiene il 31,85 per cento, la Provincia il 9,28, il Comune il 9,22 (hanno quindi la maggioranza, con il 50,35 per cento); la Camera di Commercio di Firenze il 28,67, il Comune di Prato 7,29, altri soci 13,67. Ora, la ripartizione del quote tra Regione, Provincia e Comune non ha mai raggiunto le percentuali pattuite nel 2010, che dovevano raggiungere il 16,78 ciascuna. La Provincia poi per motivi legati alla riforma dello Stato potrebbe voler liberare le sue quote.

Il Piano industriale 2012-2016 ha come presupposto la realizzazione di importanti investimenti di ristrutturazione non più procrastinabili (Villa e Parco di Villa Vittoria, Palazzo degli affari e i Padiglioni provvisori), per far fronte ai quali è stato deliberato, lo scorso luglio, un aumento di capitale per un ammontare massimo di 18milioni di euro sottoscrivibile fino a dicembre 2014. L’assemblea però, alla luce dei risultati economici negativi previsti nel 2013 ha dato mandato al cda di predisporre un piano di riequilibrio economico tale dal consentire il recupero di economicità fin dal 2014. Inoltre la chiusura del terzo esercizio consecutivo in perdita da parte della partecipata impedisce ai soci pubblici di poter provvedere al conferimento di capitale almeno per il 2014.

L’assessore ha osservato che, nonostante i disavanzi accumulati, la società ha grandi capacità di creare valore e che i disavanzi, nonostante la situazione creatasi, sono al di sotto del milione di euro. Tra le priorità del 2014, quindi, Nocentini mette il riaggiustamento del bilancio, per il quale serve uno sforzo congiunto di proprietà e gestione, per valutare vincoli, priorità e margini di miglioramento per l’anno in corso, a partire dal potenziamento della parte congressuale.

In dettaglio la Regione, congiuntamente agli altri proprietari e in collaborazione con il proprio rappresentate nel cda, Bagnoli, deve avviare un’istruttoria in merito alla proprietà degli immobili. Ad oggi esiste un primo piano di intervento di 18 milioni principalmente sulla parte congressuale e un piano da 100 milioni per un rilancio definitivo del polo, che verrà approvato in seguito alla variante urbanistica in corso di approvazione al Comune di Firenze. Nocentini ha proposto una task force dei soggetti proprietari e di Firenze Fiera, integrata dalle opportune competenze, per un esame puntale dello stato della parte immobiliare.

Per quanto riguarda la gestione, l’istruttoria deve mirare a verificare i margini per riportare l’equilibrio di bilancio già per il 2014, e definire parallelamente prospettive più a medio e lungo termine che definiscano un complessivo piano di rilancio. Si ritiene perciò, ha continuato l’assessore, di dare mandato al cda e a Bagnoli a presentare entro 45 giorni un piano per il raggiungimento del pareggio di bilancio 2014, anche considerando misure straordinarie da prendere nel corso dell’anno; individuare investimenti prioritari di breve periodo per consentire immediatamente e potenziare alcune attività (ad esempio la parte congressuale); individuare una razionalizzazione delle strutture e un piano di loro valorizzazione; elaborare un piano di individuazione e riduzione degli sprechi di gestione; avviare un marcato processo di collegamento con gli altri poli espositivi italiani e mondiali; mettere allo studio un programma di rafforzamento delle sinergie con altri poli toscani (ad esempio settore lusso). In questo senso il progetto di creare un convention bureau regionale capace di rafforzare il sistema di accoglienza, in termini di strutture e servizi, potrebbe risultare secondo Nocentini strategico.

Il dibattito

Il dibattito è proseguito con l’intervento di Antonio Gambetta Vianna, che ha definito drammatica la situazione dei poli fieristici in Toscana, come dimostra la comunicazione trasmessa dall’assessore al Consiglio regionale. La crisi economica non è l’unico motivo di questo stato di cose. Nel caso di Firenze Fiera, il consigliere si aspettava che la relazione di Nocentini analizzasse di più gli errori commessi. Si potrebbe favorire un percorso per riallocare le quote delle quali la Provincia intende liberarsi e per il rilancio servirebbe proprio un investitore privato, perché l’eventuale distribuzione di azioni non porterà sicuramente un vento di novità all’interno della spa Firenze Fiera. In definitiva c’è bisogno di ripensare la gestione dei poli fieristici, bisogna che non ci siano né sprechi né troppi interventi con soldi pubblici. Paolo Enrico Ammirati ha parlato di scelta illogica e miope sul sistema fieristico toscano e in particolare su Arezzo Fiere e Congressi. Ammirati, infatti, ha messo l’accento sulla gestione del polo aretino, affermando che le scelte sbagliate stanno in origine. Il nuovo centro congressi, secondo Ammirati, andava realizzato nell’ex centro Lebole, mentre è stato costruito a ridosso del raccordo autostradale, di fronte alla ex Lebole, con la conseguenza che dove sorgeva la famosa industria tessile è rimasto un vulnus edificatorio spaventoso con enormi capannoni dismessi, mentre si è investita una grande quantità di denaro pubblico per realizzare un centro sovradimensionato che crea grossi problemi di bilancio.

Eugenio Giani, invece, si è soffermato sulla nuova gestione del sistema fieristico regionale e in particolare sulla gestione di Firenze Fiera. Secondo Giani, oggi, occorre un gruppo dirigente capace di capire quali sono le manifestazioni da tenere a Firenze ed eventualmente incentivare e quelle da lasciar perdere. Per Giani servono indagini di mercato preventive e presidenti a tempo pieno in grado di dedicarsi completamente allo sviluppo dei poli fieristici e nel caso al rilancio di Firenze Fiera.

La consigliera Monica Sgherri si è concentrata sulla richiesta di avere un forte aggiornamento delle scelte strategiche finalizzate al rilancio delle realtà fieristiche della Toscana e per questo ha chiesto un monitoraggio attento e continuo da parte del Consiglio regionale sull’intero pacchetto fieristico e congressuale. Occorre rilanciare l’attrazione non solo del turismo di alto livello, secondo la Sgherri, ma anche di quello legato a fenomeni sociali e giovanili. Fondamentale, in ogni caso, è per la Sgherri la tutela dei lavoratori impegnati nel settore.

Marco Taradash ha affermato che occorre mettere uno stop all’ostinazione di mantenere il controllo pubblico sul sistema fieristico e ha chiesto per quale motivo non si apre un cammino di privatizzazione. Per Taradash, occorre il salto coraggioso verso nuove soluzioni. A questo proposito ha portato l’esempio della Regione Puglia, dove è in corso ad opera del governatore Niki Vendola la privatizzazione della Fiera del Levante.

Nicola Nascosti si è detto d’accordo con la consigliera Sgherri sulla necessità di aggiornare le scelte strategiche e per rilanciare i poli fieristici. Tuttavia, secondo Nascosti, bisogna separare la proprietà immobiliare dalla gestione dell’attività fieristica regionale. Se la prima può restare pubblica, infatti, per Nascosti la seconda è da privatizzare completamente. La Regione, per lui, non può essere il bancomat del sistema fieristico. Per questo motivo ha ribadito il concetto di chiedere l’uscita della Regione dalla parte gestionale di Firenze Fiera e degli altri poli fieristici.

Gabriele Chiurli ha ringraziato l’assessore Nocentini per la schiettezza della comunicazione e ha definito disastrosa e catastrofica la situazione del sistema fieristico toscano e in particolare di Firenze Fiera. Proprio su Firenze Fiera, Chiurli ha detto che Comune e Provincia di Firenze non si sono mai fatto carico della situazione e ha chiesto all’assessore fino a che punto la Regione Toscana deve funzionare da sportello bancomat.

Anche secondo Marco Manneschi il pubblico deve inserirsi il meno possibile nelle gestioni dei poli fieristici e congressuali. Manneschi ha fatto l’esempio di Firenze Fiera, dove ogni anno si spendono 600 mila euro per montare e smontare i capannoni che ospitano gli eventi, e ha sottolineato che nel sistema fieristico toscano vi è una distorsione di fondo. Tutte le Istituzioni, secondo Manneschi, devono intervenire, ma prima devono comprendere come stanno realmente le cose ed affrontare la questione nelle sedi opportune. Manneschi ha inoltre chiesto che una mozione presentata dalla minoranza sia analizzata nelle commissioni al fine di trovare una proposta comune.

La presidente della commissione Sviluppo economico Rosanna Pugnalini ha sottolineato che il sistema fieristico toscano deve fare i conti con un’offerta diversa da quindici anni fa ed il settore degli eventi può rappresentare un elemento di dinamismo. Su Firenze Fiera spa ha osservato che il piano di rilancio degli scorsi anni si chiude e si apre una fase nuova, con proprietari e gestori che ragionano sulla base di un progetto.

Secondo Giuseppe Del Carlo la comunicazione ha presentato cose già conosciute, senza dare una prospettiva al settore. La stessa insostenibilità del bilancio di Firenze Fiera spa era nota da tempo, mentre i chiarimenti richiesti agli altri soci, Comune e Provincia, non sono mai arrivati. A suo giudizio occorre che venga presentato con urgenza un piano industriale, con precisi indirizzi politici che deve dare la Regione.

Il presidente della commissione Controllo Paolo Marcheschi ha ricordato che si parla di ricapitalizzazione di Firenze Fiera spa a fronte di ben 18 milioni di euro impiegati negli anni 2001-2014, a fronte dei quali siamo praticamente all’anno zero per una serie di decisioni sbagliate, come l’acquisto della Fortezza da Basso nel 2009 per 38,5 milioni di euro ed il suo affidamento in gestione senza gara ad un canone di affitto agevolato del 90% a compensazione di interventi urgenti ed indifferibili da effettuare. A suo giudizio l’unica soluzione possibile per la Regione è non ricapitalizzare, portare i libri in tribunale e, come proprietaria, rescindere il contratto di assegnazione a Firenze Fiera spa ed aprire un bando.

Secondo Alberto Magnolfi il dibattito ha mostrato che di fatto non esiste un sistema regionale, ma il problema viene affrontato da un’ottica prevalentemente cittadina. In questo senso la comunicazione si limita a disegnare lo stato dell’arte, senza aprire pagine nuove, di fronte ad una crisi del settore che data da tempo. Viceversa, occorrerebbe trasformarlo in un vero motore di sviluppo, fondato su competenza e responsabilità. In particolare, a suo giudizio, la Fortezza da Basso, probabilmente, può essere interessante per certi tipi di manifestazione, ma non per altri.

Marina Staccioli ha ricordato che i poli fieristici italiani sono sessantaquattro a fronte dei sedici della Germania, che però ha una proiezione internazionale ed evita le duplicazioni. La fiera di Marmo Macchine fatta a Carrara, invece, viene fatta anche a Verona, mentre gli operatori preferiscono andare all’estero. A suo giudizio occorre dare finalmente le gambe ai poli fieristici, privatizzandoli.

Secondo Paolo Bambagioni è un’illusione pensare che il settore, fondamentale per la valorizzazione delle produzioni toscane, possa restare in piedi senza la mano pubblica, visti i profondi cambiamenti di questi anni. Anche a suo parere, però, la Regione non può essere il bancomat di nessuno: Comune e Provincia devono essere chiamati alle loro responsabilità.

L’assessore Sara Nocentini ha replicato che mostrare i problemi non significa alzare le mani e mollare, ma fornire elementi di conoscenza utili per la soluzione. A suo parere un privato non è in grado di investire, se non in un quadro chiaro e certo. L’assessore ha poi assicurato che gli altri soci non si stanno disinteressando e che il mandato assegnato al presidente Bagnoli non è in bianco, ma le sue valutazioni, anche a medio termine, permetteranno di avere una conoscenza più precisa.

Il dibattito si è concluso con la votazione sulla mozione dei consiglieri Donzelli, Marcheschi e Staccioli, che chiedeva la liquidazione di Firenze Fiera spa, la rescissione del contratto di assegnazione della Fortezza da Basso ed un nuovo bando per la gestione delle attività. La mozione è stata respinta dai gruppi di maggioranza, mentre quelli di opposizione si sono astenuti.

Sgherri (Rifondazione): "occorre un forte aggiornamento delle scelte strategiche per rilanciare queste realtà. Monitoraggio attento e continuo da parte di Consiglio e Commissione. Tutela dei lavoratori” 

Comunicazione su poli fieristici toscani. Siamo di fronte a una situazione di difficoltà ma anche alla riconferma della strategicità che viene e può venire da questi “strumenti”. Quello che c’è da fare è compiere un forte aggiornamento della “mission” che riguarda questi poli alla luce di una situazione profondamente cambiata da quando fu elaborato il piano di rilancio – nel 2003 – con dinamiche stravolte dalla globalizzazione e, poi, dalla crisi mondiale. Così Monica Sgherri – capogruppo di “Federazione della Sinistra – Verdi” in Consiglio Regionale sulla comunicazione, compiuta oggi in aula dall’assessore alla cultura, sui poli fieristici toscani e, fra essi, sulla situazione di Firenze Fiera. Nel merito penso – prosegue Sgherri – sia doveroso certo compiere uno sforzo per rilanciare l’attrazione anche del turismo congressuale di alto livello oggi in crisi, ma Firenze può e deve essere in grado di ottenere un rilancio del polo fieristico e avere ricadute diffuse in tutta la città e la provincia anche grazie a criteri attrattivi che puntino a una “destagionalizzazione” e a comparti a “filiera corta”, attrattività legata a un tessuto economicamente più basso che possa creare eventi, turismo attività diffuse nel tempo, con i quali coinvolgere una più ampia compagine di attività commerciali, alberghiere ecc che una città come Firenze esprime. Su questa profonda rivisitazione degli obbiettivi a fronte di uno scenario profondamente mutato negli anni bisognerà monitorare attentamente e continuativamente nel tempo il piano industriale e le scelte strategiche che i poli toscani e in particolare Firenze Fiera metteranno in campo. Così da non essere “all’anno zero” per quanto riguarda l’evolversi della vicenda e la conoscenza dei fenomeni. Infine, ma non certo per importanza, intendo sottolineare la necessità di salvaguardare i lavoratori impegnati a Firenze Fiera, che rappresentano un patrimonio di conoscenze e competenze acquisite negli anni e che quindi possono essere un elemento di rilancio di questa realtà e non certo un elemento ostativo di cui disfarsi. L’attenzione e il coinvolgimento del Consiglio e della Commissione competente, a partire dalle prossime decisive settimane, dovranno essere massime.

Fratelli d’Italia chiede la liquidazione di Firenze Fiera:  “Bando pubblico e ricominciare da zero”

“Chiediamo che la Regione, in quanto proprietaria del bene, non ricapitalizzi Firenze Fiera S.p.A. ma rescinda il contratto di assegnazione alla società del compendio immobiliare denominato "Fortezza da Basso" ed indìca un bando per la gestione dell’attività fieristica con condizioni sostenibili ed attrattive per investitori privati, prendendo in considerazione anche l'ipotesi di condividere con gli altri proprietari i necessari investimenti sia  per le manutenzioni straordinarie ed urgenti che per il piano di recupero”.

E’ quanto contenuto in una mozione presentata in aula dal Gruppo di Fratelli d’Italia nel corso della discussione sulla comunicazione dell’assessore Nocentini ‘in materia di poli fieristici e congressuali di interesse regionale e relativi a società partecipate dalla Regione Toscana’.

“Abbiamo preso atto che le condizioni previste dalla delibera della Giunta Regionale n.1018 del 29/11/2010 per l’assegnazione del bene senza avviso pubblico non sono state rispettate, a partire dalle ristrutturazioni urgenti ed indifferibili per la funzionalità dell'immobile,” affermano Donzelli, Marcheschi e Staccioli “per cui, considerate le condizioni economiche in cui versa la società Firenze Fiera S.p.A. abbiamo chiesto al Consiglio Regionale di impegnare la Regione Toscana, in qualità di socia, a non ricapitalizzare la società bensì a chiederne la liquidazione”.

“Le scelte politiche della sinistra” proseguono i consiglieri “hanno comportato un affidamento diretto senza bando a Firenze Fiera rinunciando, di fatto, ad un’entrata di oltre 135 milioni di euro in trent’anni (4,5 milioni all’anno di canone annuale). Nonostante Firenze Fiera paghi solo 500 mila euro all’anno, pari al 90% di sconto, è riuscita a collezionare oltre 18 milioni di euro di perdite dal 2001 ad oggi. Inutile insistere, pertanto, su una società che si è dimostrata incapace di rilanciare le attività fieristiche e congressuali”.

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