Messa di fine anno, le parole del Cardinale Betori

Cardinale betori

Crescente denatalità, povertà, terrorismo, morte della piccola Sofia. Queste le tematiche affrontate dal Cardinale Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze, durante il Te Deum in Duomo per la Messa di fine anno.

"Lo sguardo alla condizione del Paese non può trascurare la grave situazione di crescente denatalità che ci accompagna ormai da diversi anni, ma che non sembra trovare eco sufficiente tra il sentire della gente, la consapevolezza del mondo della cultura e della comunicazione, la responsabilità di chi ha compiti legislativi e di governo. Eppure ormai siamo agli ultimi posti nel mondo per il numero di nascite. Sembra che ci sia un'assuefazione alla scomparsa di un popolo o, peggio, all'inconsapevolezza della china su cui stiamo scivolando verso la nostra fine.
Mancano politiche sociali adeguate, manca una decisa reazione all'impero di una cultura dell'individualismo e dell'effimero godimento, che annullano il pensare in termini di futuro e di progetto.
Anno segnato ancora ahimè dal ripetersi di atti di terrorismo che, addirittura, abusando del nome di Dio in modo blasfemo, seminano morte e angoscia in tutto il mondo, ancora in questi giorni tra i nostri fratelli cristiani copti in Egitto. Un tributo di sangue, quello pagato dai cristiani - tra loro ben 23 missionari -, che deve richiamare le nostre coscienze a quanto prezioso sia il bene della libertà religiosa e quanta coerenza e dedizione ci chieda la nostra fede in Cristo".

Sulla morte della piccola Sodia De Barros, morta dopo aver lottato anni contro una rara malattia, la leucodistrofia metacromatica, simbolo della battaglia per accedere alle cure del metodo Stamina ha parlato di "fede nelle parole con cui i genitori di Sofia ci hanno annunciato oggi la morte della loro bimba, il cui volo è stato spezzato da una di quelle malattie rare e crudeli, contro cui non è bastato l'impegno intelligente e generoso dei nostri bravi medici. Un mistero, quello del dolore degli innocenti, che ci richiama alla nostra fragilità di creature e però avvicina a noi la sofferenza innocente di Gesù".

Sulla povertà persistente "dramma di tanti nella nostra società, dei molti, troppi che restano ai margini di una vita dignitosa e chiedono cibo, vestiti, casa, cure, relazioni umane. Si tratta di gente del nostro popolo come pure di uomini, donne e bambini che giungono da paesi lontani, con culture e religioni diverse, in fuga dalle guerre e dalla fame, da condizioni di vita disumane".

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