Storie e sapori dell’Arno, il libro di Fausto Filidei al Teatro Niccolini

"Per mezza Toscana si spazia un fiumicel che nasce in Falterona, e cento miglia di corso nol sazia...”. Non è proprio un fiumicello, l’Arno, e Dante Alighieri lo sapeva: lungo il suo corso, dalla sorgente alla foce, s’incontrano città e genti, panorami e profumi diversi, e più andiamo indietro nel tempo e più sono le storie da raccontare e i segreti da riscoprire. È quello che fa Fausto Filidei nel suo libro L’Arno: ricordi e sapori a spizzichi e bocconi (Sarnus, pp. 192, euro 14), che sarà presentato giovedì 21 dicembre alle 18.00 al Caffè letterario del Teatro Niccolini (via Ricasoli, 3). Con l’autore sarà presente il curatore del ciclo d’incontri Antonio Pagliai.
“Ho avuto a che fare con l’Arno fin dall’infanzia”, spiega Filidei, manager e cuoco sopraffino, “quando per andare a scuola dovevo attraversarlo ogni giorno su un barchetto. Passavo le estati a Marina di Pisa, poi ho fatto il militare a Firenze, facendo le ronde, passeggiando o andando a ballare sul lungarno Pecori-Giraldi. E oggi vivo in Casentino, dove questo bellissimo fiume nasce e comincia a crescere...”. Chi meglio di lui poteva quindi condensare spunti letterari e modi di dire, proverbi e racconti, ma soprattutto tanta buona cucina (e altrettanto buon vino) di un bacino geografico così vasto? Del resto, se è vero che “la via dell’anima passa attraverso lo stomaco”, il cibo non può che essere determinante nella costruzione del carattere e dell’essenza dei singoli e dei popoli. E allora spazio ai piatti popolari e a quelli più ricercati – le ricette sono più di cento –, ai vini, ai prodotti d.o.p. e d.o.c., a quei sapori celebrati da artisti e poeti e che oggi ritroviamo nelle sagre di paese (le più celebri sono opportunamente indicate nel libro). “Il mio obiettivo”, spiega ancora Filidei, “è presentare una cucina che riconduca ai valori essenziali dei territori toscani bagnati dall’Arno, ai sapori del passato: sapori che probabilmente saranno anche enfatizzati dal ricordo e dalla nostalgia, ma che sono quelli che io apprezzo di più e che riconosco come miei

Fonte: Ufficio stampa

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