

Le previsioni del Governo, contenute nel Documento di Economia e Finanza , sono positive per la crescita di quest'anno anche se meno positive per il prossimo. L'Ocse dal canto suo non smentisce il governo. Anche l’Irpet, istituto ricerca della Regione Toscana, nell’annunciare l’aumento dell’occupazione (+14.2% i tempi determinati e -0.2% gli indeterminati) lascia intendere che il peggio è alle spalle.
Tutti parlano di fine della crisi, ma in Toscana la crisi c’è e si fa sentire, merita allora mettere un po' d’ordine.
Ci sono aziende pronte ad investire.
Rassicurati al momento dal presidente della Nuovo Pignone circa la preoccupazione che ci era stata procurata da alcune notizie di stampa e in attesa del massimo di chiarezza chiesto all’azienda dalla Fiom nazionale, restano i progetti importanti di General Elettric su Piombino e Carrara che fanno parte di un accordo di programma fortemente voluto dal Presidente della Regione Toscana e dai sindacati, investimenti che porterebbe posti di lavoro in settore nuovi come quelli dell’assemblaggio e spedizione via mare.
Ci sono però dati allarmanti nella nostra Toscana.
Il numero di addetti a tempo indeterminato è passato dai circa 807mila del II trimestre 2016 a 805mila, mentre i contratti a termine sono passati da 185mila a 212mila.
Fino a poco tempo fa, avevamo una crisi diffusa sulla costa e a macchia di leopardo all’interno della Regione, ora la macchia si sta allargando. Dal primo di Luglio al 30 Settembre, quindi i tre mesi estivi, sono stati aperti, presso la Unità di Crisi della Regione Toscana, 9 nuovi tavoli dei 28 già aperti che coinvolgono 1550 dipendenti. 355 posti di lavoro a rischio, con l’industria al 91%, Agricoltura al 5%, Commercio, ristorazione e trasporto al 3%.
Per il 32% sono aziende con stabilimenti in Toscana, per il 68% aziende con unità produttive stabilimenti anche extra regione.
Nomi veramente importanti, come ABB Power One di Arezzo, Aferpi, Seca, Elettra di Piombino, Unicoop Tirreno, la Sannini di Impruneta, sono solo alcuni esempi, ma la crisi sta entrando e/o si aggrava in settori particolari quali legno, lapideo e cemento, laterizi.
Nella zona di Impruneta sono state chiuse tra il 2015 e il 2016 ben 8 aziende con la perdita di circa 200 posti di lavoro. In crisi un prodotto di valore enorme come quello del cotto, esportato in tutto il mondo e utilizzato anche per la cupola del Brunelleschi.
Si perdono posti di lavoro che non saranno più recuperati, abbiamo e continueremo ad avere un elevato numero di disoccupati con a disposizione pochi mesi di ammortizzatori sociali con cui vivere.
Ed ora lasciatemi finire questo viaggio nell’economia e nel mercato del lavoro toscano con un elemento positivo, l’aumento dell’occupazione, ancorché non stabile, è trainato dall’occupazione femminile, 17mila unità in più (+2,4%) nel 2° trimestre del 2017.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil Toscana e Firenze
Notizie correlate
Tutte le notizie di Firenze
<< Indietro





