
Partecipazione: il dibattito sull’attività 2016 dell’Autorità regionale
All’ordine del giorno d’aula in apertura della seduta di oggi, martedì 10 ottobre, la relazione sull’attività 2016 dell’Autorità regionale per la garanzia e la promozione della partecipazione. Il capoguppo di Sì-Toscana a sinistra, Tommaso Fattori ricorda in apertura “il professor Luigi Bobbio, tra i massimi esperti mondiali su questi temi, venuto a mancare proprio ieri. Ha dato un contributo rilevante alla stesura della nostra legge regionale”. I processi partecipativi, secondo Fattori, “devono essere rafforzati e non depotenziati. Siamo stati noi toscani i primi a fare un processo di dibattito pubblico. In un momento di distacco tra cittadini e istituzioni, trovare forme condivise per discutere del destino dei territori colma un vuoto. Diciamo no al latente disinvestimento, sulla legge e sull’autorità della partecipazione”, conclude Fattori, che saluta positivamente, così come la consigliera Monica Pecori (Gruppo misto-Tpt) l’apertura di tavoli di valutazione partecipata della legge sulla partecipazione.
Anche Gabriele Bianchi, in queste settimane capogruppo del Movimento 5 stelle, valuta positivamente l’attività dell’Autorità per la partecipazione, che “va potenziata”, e la legge regionale 46/2013, “che è una buona legge e ha fatto il giro del mondo. Ne sollecitiamo l’implementazione. Siamo chiamati a fare delle scelte – prosegue Bianchi –, il dibattito pubblico dovrebbe diventare obbligatorio per tutte le grandi opere. La Toscana si faccia carico di portare a livello nazionale l’attuazione di questo nuovo modo di progettare e di condividere con i cittadini”. Giudizio “positivo” anche da parte di Monica Pecori, “ma manca ancora in tanti cittadini la conoscenza di questo importante strumento di vera partecipazione. Nel caso di Livorno, il dibattito pubblico è stato vissuto da molti come un modo di indorare la pillola rispetto a qualcosa che era stato già deciso”.
Valutazione decisamente contraria da parte del vicepresidente del Consiglio regionale Marco Stella (Forza Italia), che invita a guardare i dati a disposizione: “Si dice che sono stati dati pochi soldi: se più di un milione di euro in tre anni sono pochi, mi domando quanti sono tanti soldi. Soltanto nel 2015, questo Consiglio ha erogato 589mila euro”. Troppi soldi e spesi male, secondo il consigliere, che fornisce dati sulle presenze dei tre componenti dell’autorità per la partecipazione, sull’entità dei rimborsi spese, “4mila 900 euro spesi per vitto e alloggio tra maggio, giugno e luglio”. Un’autorità che, prosegue Stella, “credo non sia utile avere, perché ci sono già le assemblee, ma se c’è è nostro dovere verificare se quei percorsi funzionino, se hanno un seguito e soprattutto come spendiamo 600mila euro l’anno di soldi pubblici”.
Secondo il capogruppo del Partito democratico, Leonardo Marras, una riflessione sullo strumento dell’Autorità sarà necessario “alla fine di questa gestione, ma dovremo capire quale può essere la funzionalità dell’autorità toscana”, ovvero “della regione che in Italia ha aperto una pista”. “Dovremo capire quali strumenti consentano di rendere maggiormente partecipati gli esiti delle decisioni che vengono prese, come si modifichi la stessa legge per fare in modo che questo livello, già raggiunto, possa migliorare ancora”. Allo stato attuale, “i fatti ci dicono che siamo una regione avanzata nell’utilizzo di questi strumenti”, dice ancora Marras.
Anche l’assessore regionale Vittorio Bugli ricorda Luigi Bobbio per il contributo alla stesura della legge toscana e pensa ad una “giornata di riflessione sulla sua figura”. L’autorità per la partecipazione, spiega Bugli, “con la nuova nomina di un componente ha ripreso l’attività”. L’assessore saluta il “percorso di valutazione partecipata avviato su questi dieci anni di attività in Toscana” e invita “tutti i consiglieri a prenderne parte, come già alcuni stanno facendo”. Oggi, dice Bugli, “bisogna chiederci quale possa essere la possibile evoluzione”, per uno “strumento democratico che continua ad avere un suo valore”. La direzione da imboccare adesso, secondo l’assessore, è quella di farlo diventare “uno strumento che porta innovazione”.
Il rapporto agli atti dell’Aula
Il rapporto agli atti dell’Aula contiene una prima sezione dedicata alla sperimentazione del dibattito pubblico, introdotto dalla legge regionale 46 del 2013, che ha avuto come prima esperienza la trasformazione del Porto di Livorno. Un seconda iniziativa è programmata per quest’anno sui “gessi” di Gavorrano. Due esperienze oggetto di attenzione nazionale, a seguito dell’impegno del Governo che intende introdurre una procedura analoga per grandi opere pubbliche.
La seconda sezione rende conto dell’attività, più consolidata nel tempo, di supporto a progetti partecipativi, con una rassegna dei progetti finanziati tra il settembre 2015 e il settembre 2016, dalla quale emerge il dato positivo di un crescente attivismo dei Comuni e in generale degli Enti locali. Da questi, sono arrivate richieste su un ampio ventaglio di temi e ambiti di politica pubblica, anche con una equilibrata distribuzione geografica delle domande. La selezione dei progetti ha privilegiato il sostegno alle richieste relative ai processi di fusione tra Comuni e a percorsi di amministrazione condivisa. Attenzione anche a progetti partecipativi legati alla riqualificazione urbana, lo sviluppo territoriale, l’educazione dei giovani. La terza sezione del rapporto è relativa a partenariati e collaborazione dell’Autorità con la Regione e con Enti nazionali e internazionali.
Si passa poi alle criticità: la mancata sostituzione, per tutto il 2016, di un componente (l’Autorità è un organo collegiale composto da tre membri), il dimezzamento delle risorse, sempre a partire dal 2016, con conseguente riduzione dell’organico del personale di supporto. Dimezzamento non compensato dal parziale reintegro del budget a metà 2016, reso possibile dalla destinazione dell’avanzo di amministrazione. Si è comunque mantenuto – si legge nel rapporto – un apprezzabile livello di operatività. Tra le difficoltà operative, gli eccessivi costi a carico dell’Autorità nello svolgimento del dibattito pubblico e i tempi lunghi di preparazione. Vengono segnalate anche le difficoltà dovute alla scarsa disponibilità alla collaborazione di chi propone un processo di dibattito pubblico, quando siano coinvolti soggetti privati con Comuni e comitati. I casi portati ad esempio riguardano la richiesta di dibattito pubblico sulla nuova pista dell’aeroporto di Firenze, con il rifiuto della società di gestione, che non ha voluto essere coinvolta in un dibattito pubblico, e sul raddoppio dell’impianto di termovalorizzazione della Chimet a Civitella in Valdichiana. Sull’aeroporto di Firenze, a seguito del rifiuto opposto dalla società di gestione, si è scelta la strada del progetto partecipativo, che ha conseguito risultati di una certa importanza, tanto da essere integrati nella valutazione di impatto ambientale nazionale.
Demanio idrica, pagamenti regolarizzati
Sospensione dell’imposta regionale 2017 e 2018 sulle occupazioni delle aree del demanio idrico. Riapertura dei termini al 30 novembre prossimo per il pagamento dell’imposta 2016 all’aliquota agevolata del 20 per cento. Rimborso della differenza tra l’ammontare dell’imposta ordinaria e la somma agevolata eventualmente corrisposta dal 1° dicembre 2016 alla data di entrata in vigore della legge. Sono i contenuti principali della proposta di legge “Disposizioni urgenti in materia di concessioni del demanio idrico”approvata nella seduta odierna del Consiglio regionale toscano.
“La proposta di legge detta disposizioni in materia di canoni per il rilascio delle concessioni di derivazione delle acque e per l'utilizzo del demanio idrico, definendo le penalità per il tardivo e erroneo pagamento e le modalità di recupero dei canoni e delle spese; in particolare si elimina per questo e il prossimo anno l’imposta, ottenendo una riduzione del gettito fiscale totale di circa 3 milioni di euro e fornendo quindi un’agevolazione importante per tante imprese del nostro territorio. – ha spiegato Giacomo Bugliani, presidente commissione Affari istituzionali - Le modifiche proposte si rendono necessarie per risolvere alcune criticità riscontrate nel primo anno di attuazione delle disposizioni, a seguito del riordino delle funzioni tra province e regione. Sempre al fine di contenere il livello complessivo di pressione tributaria si stabilisce anche la riapertura dei termini al 30 novembre prossimo per il pagamento dell’imposta 2016 con aliquota agevolata del 20 per cento”.
Ente Acque Umbre Toscane: sì a bilancio esercizio 2016
“Il valore della produzione al 31 dicembre 2016 ammonta a 4milioni e 187mila euro (era 4milioni e 475mila 700 a fine 2015, lo scostamento è del 6,44 per cento) e denuncia in positivo un piccolo utile d’esercizio per 13mila euro”. Questi alcuni dati ricordati da Stefano Baccelli, presidente della commissione Territorio e ambiente nell’illustrazione della proposta di delibera sull’approvazione del bilancio d’esercizio 2016 dell’Ente Acque Umbre Toscane. L’atto è stato approvato a maggioranza.
Le poste più importanti, ha ricordato Baccelli, riguardano “la quota spese generali su lavori in concessione per circa un milione e 460mila euro (34,82 per cento dei ricavi totali)”, in diminuzione di circa il 40 per cento rispetto al 2015 e i proventi dall’esercizio di impianti irrigui per 2milioni 706mila circa” (64,64 per cento dei ricavi totali), in aumento del 34,55 per cento rispetto al 2015. I costi della produzione ammontano a 4milioni e 83mila (meno 6.87 per cento rispetto al consuntivo 2015). Il presidente ha citato i principali investimenti nel corso del 2016, “la sistemazione della sponda dell’invaso Diga Chiascio per 5milioni e 237mila euro; l’adduzione della diga di Montedoglio (vari lotti di intervento) per 761mila 213 euro; la realizzazione delle vasche (laghetti), il sistema di adduzione in Valdichiana, 247mila euro e l’adduzione della diga Chiascio vari lotti per 2milioni e 824mila”.
Andrea Quartini ha espresso l’astensione del Movimento 5 Stelle, motivata da alcune criticità come la mancanza della “nomina del collegio dei revisori dei conti” e l’”assenza di chiarezza sul sistema tariffario soprattutto in relazione al bisogno di stabilità di questo ente”.
Astensione anche da parte di Sì-Toscana a sinistra. “Alle criticità espresse da Quartini– ha detto Tommaso Fattori –, aggiungo un problema generalizzato che riguarda il personale e il blocco delle assunzioni da parte delle pubbliche amministrazioni”. “Rispetto a questo ente – ha aggiunto – sappiamo che solo le dighe richiederebbero sei unità di guardiania ciascuna e stanno ben al di sotto. Il controllo e la cura di opere infrastrutturali di questo tipo ha un’importanza cruciale per il territorio”.
Lamma: sì a bilancio esercizio 2016
Il risultato economico di gestione 2016 del Consorzio Lamma risulta in equilibrio con un valore di produzione di 4milioni e 265mila euro e costi di produzione pari a 4 milioni e 204mila euro. Questi alcuni dati resi noti dal presidente della commissione Territorio e ambiente, Stefano Baccelli (Pd), nell’illustrare la proposta di delibera sull’approvazione del bilancio di esercizio 2016 del Consorzio Lamma. L’atto è stato approvato a maggioranza.
Il bilancio di esercizio 2016 registra un aumento di spesa del personale rispetto al 2015, pari a circa 389mila dovuto in particolare all’aumento del contributo ordinario del Cnr (passato da 515mila 853mila) destinato a un maggior apporto di risorse uomo.
Baccelli ha ricordato che con “recente legge regionale (87/2016) sono state ampliate le competenze del Consorzio”, con nuove funzioni in materia di difesa del suolo, compresa la difesa della costa e di tutela della qualità dell’aria. È stata anche introdotta la possibilità per il Consorzio di operare a “favore di soggetti terzi non consorziati per una quota limitata al 20 per cento del valore delle attività svolte a favore dei consorziati”. Infine, Baccelli ha ricordato che “per le nuove attività è previsto un aumento della dotazione organica fino a 12 unità di personale”.
Astensione del Movimento 5 Stelle è stata espressa da Andrea Quartini. “Lamma sta facendo un buon lavoro – ha detto il consigliere regionale – e riteniamo positivo anche il bilancio. Ci asteniamo, perché crediamo che tra le funzioni del Consorzio ci debba essere anche una diffusione di modelli finalizzati alla difesa e alla tutela del territorio”. (bb-f.cio)
Consiglio: al via modifiche su gestione risorse ittiche e pesca acque interne
Gestione e nuova definizione della fauna ittica e del concetto di acque pubbliche, ridefinizione della consulta ittica regionale e disciplina della vigilanza e della guardia ittica volontaria. Queste alcune delle novità introdotte dalle modifiche alla legge regionale 7 del 2005, sulla “Gestione delle risorse ittiche e regolamentazione delle acque interne”, approvata a maggioranza dal Consiglio regionale: su 32 presenti 20 hanno votato a favore e 12 contrari.
Come spiegato dal presidente della commissione regionale competente Gianni Anselmi, dopo i primi mesi di gestione da parte della Regione, che ha assunto le vecchie competenze delle province a seguito del riordino istituzionale, si sono rese necessarie alcune modifiche per meglio definire l’ambito di applicazione della legge, che comprende non solo i prelievi, ma anche la gestione della fauna ittica. Tra i contenuti della legge, la nuova definizione del concetto di acque pubbliche, che comprende tutte le acque dove possono vivere popolazioni ittiche allo stato naturale e la redazione di un elenco delle acque interne di interesse per la pesca. Si attribuisce ai Comuni la competenza alla gestione degli invasi naturali ed artificiali posti all’interno dei parchi urbani. In qualità di responsabili dei parchi, i Comuni sono chiamati ad esercitare anche le competenze in materia di fauna ittica e di pesca su tali invasi. Viene ridefinita la rappresentatività di associazioni dei pescatori dilettanti, associazioni ambientali, associazioni di pescatori professionali della consulta ittica regionale. Si pianificano le immissioni di fauna ittica, con l’individuazione e l’attuazione dei metodi di controllo e gestione degli istituti ittici.
Si precisa inoltre che le licenze di pesca di tipo D sono da utilizzare per la pesca sportiva, anche nelle manifestazioni didattiche o promozionali. Nelle modifiche viene introdotto il divieto di commerciare i pesci catturati nell’esercizio della pesca dilettantistica e vengono ridefinite le sanzioni amministrative alla luce delle recenti disposizioni nazionali.
L’atto disciplina anche l’esercizio della vigilanza volontaria e la figura della guardia ittica volontaria, con il necessario attestato di abilitazione rilasciato dalla Regione, a seguito del superamento di un esame. Anselmi ha concluso il proprio intervento ricordando “le ampie consultazioni svolte in commissione e l’attento lavoro rivolto ai contributi delle associazioni”.
Ad aprire il dibattito Roberto Salvini (Lega nord), che ha parlato di legge che “regolamenta poco o niente finendo per peggiorare le condizioni di chi va a pesca”, visto che “stiamo già intaccando il nostro patrimonio genetico”. Criticità sono state ribadite anche da Irene Galletti (M5S), che soprattutto si è soffermata sulla necessità di una maggiore inclusione, riferendosi “a tutte quelle piccole associazioni che fanno un lavoro capillare sul territorio”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche la consigliera Monica Pecori (Gruppo misto-Tpt), che si è soffermata sulla necessità di far partecipare esperti all’interno della Consulta. Perplessità sulla composizione della Consulta, “che taglia fuori tante associazioni”, è stata espressa anche da Tommaso Fattori (Sì-Toscana a sinistra). In tale contesto si inseriscono gli emendamenti, approvati dall’aula, prima firmataria Ilaria Bugetti (Pd), che vanno proprio nella direzione di ampliamento della platea. In sintesi: viene abbassato il numero richiesto di associati da 500 a 300 e il numero di sedi provinciali da 5 a 3, richiesto alle associazioni dilettantistiche, per garantire a più associazioni operanti da tempo in Toscana l’inserimento nell’elenco regionale.(bb/ps)
Turismo: bed and breakfast, potranno servire cene e pranzi
Via libera a maggioranza alle modifiche al Testo unico del sistema turistico regionale riguardo ad affittacamere, bed and breakfast e obblighi di comunicazione che le strutture ricettive e gli stabilimenti balneari devono inviare alla pubblica amministrazione. La proposta, illustrata dal presidente della commissione Gianni Anselmi (Pd), introduce innanzitutto una semplificazione burocratica: cade per le strutture ricettive e gli stabilimenti balneari l’obbligo di comunicare periodicamente all’amministrazione le caratteristiche delle strutture stesse, nel caso in cui non ci siano state variazioni rispetto all’ultima comunicazione. E il termine per la comunicazione, dove dovuta, è spostato al 30 aprile successivo alle variazioni.
Si consente poi ai bed and breakfast esercitati in forma imprenditoriale di somministrare bevande e alimenti agli alloggiati. Gli affittacamere, che già somministravano alimenti e bevande in virtù della normativa previgente, potranno decidere entro 12 mesi se somministrare solo la prima colazione o continuare ad erogare questo servizio (in forma imprenditoriale) effettuando apposita comunicazione. Da Anselmi la precisazione che le scelte fatte danno “una possibilità” ai bed and breakfast che, dato l’esercizio in forma imprenditoriale, sono comunque sottoposte a controlli.
Per la Lega nord Roberto Salvini ha parlato di “deregulation” e di “concorrenza sleale a danno di alberghi e pensioni”. Marco Stella (Forza Italia) pur favorevole all’alleggerimento burocratico, ha espresso dubbi su “qualità e servizi che daremo ai turisti” e, soprattutto, sulla “possibilità effettiva di verificare il rispetto di norme e obblighi”. Il consigliere ha invocato un “censimento dei controlli” in commissione.
La consigliera Irene Galletti (M5s) ha richiamato le perplessità dovute al fatto che, trattandosi di legge regionale, si incide su esercizi senza distinguere località e contesti, per cui ad esempio nelle città si crea “uno stesso mercato con regole differenti”, in merito a fiscalità, controlli, concorrenza. La consigliera Monica Pecori (gruppo Misto) ha messo in guardia sulle difficoltà, per le strutture preposte ai controlli, di far fronte al carico di lavoro derivante dalle nuove possibilità di somministrazione, mentre per Tommaso Fattori (Sì-Toscana a sinistra) “sarebbe stato più opportuno e più equo consentire di servire pranzi e cene a bed and breakfast familiari e non imprenditoriali”.
Da Andrea Quartini (M5S) l’auspicio di “consultazioni formali in commissione con le categorie, i portatori di interesse”, anche per sventare il rischio di “trovarsi a contenziosi”. L’assessore regionale alle attività produttive, Luigi Ciuoffo ha precisato che l’intervento si è reso necessario per criticità emerse dall’applicazione del Testo unico in materia di turismo, e anche per venire incontro a quegli esercizi che, per effetto della precedente legislazione, avevano fatto investimenti in alcuni casi importanti. Ciuoffo si è detto disponibile a “monitorare gli effetti” delle modifiche. “La Giunta darà ascolto alle sollecitazioni che il Consiglio regionale vorrà trasmettere”.
“In questi primi mesi dall’entrata in vigore del Testo unico abbiamo ricevuto molte istanze dagli operatori a cui abbiamo deciso di rispondere facendo una piccola ma fondamentale manutenzione alla norma. Così - spiega Gianni Anselmi, presidente della commissione Sviluppo economico e turismo del Consiglio regionale –, estendiamo la possibilità di somministrazione di cibi e bevande anche ai Bed and breakfast, ponendo due condizioni: che questa sia limitata ai soli clienti alloggiati nella struttura e che il servizio di b&b sia erogato in forma imprenditoriale. Contestualmente gli affittacamere che in virtù nelle norme previgenti erano in possesso dell’autorizzazione per la somministrazione, potranno scegliere di diventare b&b con comunicazione al Suap e somministrare solo la colazione oppure trasformasi in b&b in forma imprenditoriale, presentando la Scia, e somministrare cibi e bevande”.
“Con queste modifiche - prosegue Anselmi - rispondiamo alle esigenze degli operatori permettendo a chi negli anni ha fatto investimenti di poter continuare a sfruttare appieno le strutture, alle realtà più distanti dai centri abitati di dare agli ospiti un servizio aggiuntivo e, a tutti, di arricchire la propria offerta. Ovviamente, i b&b che decideranno di avvalersi di questa opportunità saranno, come le altre strutture, sottoposti ai dovuti controlli di tipo commerciale e igenico-sanitari. Lo spirito della Proposta di legge, come ho già detto, è superare, levigando opportunamente le norme, oneri e disagi giudicati superflui dal sistema delle imprese turistiche e dagli enti locali per rendere il sistema dell’accoglienza turistica sempre più efficiente e funzionale. La limitazione agli alloggiati e l’esercizio in forma imprenditoriale salvaguardano la necessità che questo servizio venga offerto senza forme di concorrenza impropria.”
Fonte: Consiglio regionale della Toscana
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