
L’azienda CSL di Torino non presentandosi al tavolo presso il Ministero ha dimostrato tutta la prepotenza e l’arroganza che un’impresa possa esprimere. Chiudere un’impresa fuggendo letteralmente dal territorio, serrare l’azienda dopo aver tranquillizzato la Rsu e le Istituzioni sulle prospettive, nominare un liquidatore con precisi compiti e lasciare la forza lavoro a spasso segna un degrado inaccettabile per un paese che vuol continuare ad essere civile e dove esiste la civiltà delle relazioni. Il danno che l’azienda Csl ha creato ai lavoratori in termini di sicurezza, libertà e lesione della dignità umana è gravissimo ed inaccettabile. Non è solo questione della marginalità negativa economica e strutturale dell’impresa, così come messa in evidenza dal liquidatore, questa è una discussione che poteva essere affrontata preventivamente alla chiusura dell’azienda. Qui invece siamo oltre, c’e proprio in questione la natura dello Stato di diritto, lo stabilire se siamo ancora in un paese con una precisa Costituzione della Repubblica, perché l’azienda CSL lasciando i lavoratori fuori dal cancello e non presentandosi nemmeno di fronte ad una convocazione dello Stato Italiano, l’ha messo in discussione. Può esservi un profitto equo che ripaghi gli imprenditori della loro capacità, del loro impegno, del rischio di impresa, ma nello stesso tempo è necessario che l’economia svolga una funzione sociale ed assicuri ai dipendenti un’ esistenza libera e dignitosa. In altri paesi Europei non ci sembra che un’azienda possa arrivare a tanto. Noi continueremo a batterci al fianco dei lavoratori che da oltre un mese presidiano l’azienda e stanno lottando con Onore, organizzeremo ulteriori iniziative sindacali in ogni sede al fine di ricercare soluzioni, ma la natura delle relazioni industriali deve risentire di una attenta riflessione politico Istituzionale, pena la decadenza dei cardini su cui si fonda la nostra democrazia.
Massimo Braccini, segretario generale Fiom Toscana
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