Follia a Sollicciano, agente aggredito

Un agente della polizia penitenziaria è stato aggredito da un detenuto che gli ha stretto il collo con le mani. I colleghi dell'agente hanno bloccato l'uomo che già in altre occasioni aveva fatto gesti simili.

Ennesimo episodio di violenza tra le sbarre di un carcere toscano, Regione che ha ormai raggiunto l’allarme rosso. Teatro del nuovo evento critico è il carcere di Sollicciano a Firenze, come spiega il Segretario Nazionale per la Toscana del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE Pasquale Salemme: “Registriamo ancora eventi critici al penitenziario di Sollicciano a Firenze. Protagonista sempre lo stesso detenuto che già ha perpetrato innumerevoli aggressioni ai danni del personale di Polizia Penitenziari. Ieri, venerdi, verso le ore 13.00, il poliziotto penitenziario addetto alla IX Sezione detentiva apriva la cella del detenuto, così come disposto dal superiore gerarchico, per portarlo dal sottufficiale per notifica. Il detenuto si scaraventava sull’Agente stingendogli il collo con entrambi le mani: solo con l'intervento di altri detenuti l'agente riusciva a divincolarsi ed evitare di soffocare. Immediatamente veniva portato a nosocomio cittadino. Il detenuto in questione, che ha trascorso gran parte della sua vita nelle prigioni italiane, nell'arco degli ultimi mesi ha posto in essere ben 8 aggressioni ai danni del personale di Polizia Penitenziaria di Firenze Sollicciano. Grazie all'inerzia della direzione continua a rimanere nello stessa cella e nello stesso Reparto. Il personale di Polizia è stanco di subire e soprattutto sfiduciato. Considerato che la Direzione non si fa carico del problema, gran parte del personale operante al "Reparto penale" chiederà nei prossimi giorni di essere sentito direttamente dal nuovo provveditore regionale. Anche per questa una delegazione del SAPPE Toscana manifesterà a Roma il prossimo 19 settembre, in piazza Montecitorio davanti alla Camera dei Deputati, nella manifestazione nazionale di protesta che il SAPPE e tutti gli altri Sindacati della Polizia Penitenziaria hanno proclamato per denunciare lo stato di irreversibile abbandono nel quale è lasciato il Corpo di Polizia Penitenziaria ed i suoi appartenenti”. Donato Capece, segretario generale del SAPPE, è netto nella denuncia: “Non ci si ostini a continuare a vedere le carceri con l’occhio deformato dalle preconcette impostazioni ideologiche, che vorrebbero rappresentare una situazione di normalità che non c’è affatto. Gli ultimi governi italiani hanno sbagliato tutto sulle tematiche penitenziarie, consegnando le carceri in mano ai detenuti con la vigilanza dinamica ed il regime penitenziario aperto e abbandonando a loro stessi i poliziotti penitenziari. E a nulla sono serviti gli Stati Generali sull’esecuzione penale (dove qualcuno avrebbe voluto addirittura inserire come esperti condannati con sentenze passate in giudicato….), che si sono rivelati un palliativo inefficace ed inutile rispetto alla drammaticità della situazione. Non sono serviti a nulla, se non a dare visibilità a chi evidentemente nulla sa di carcere e detenuti (e men che meno di Polizia Penitenziaria, che infatti non aveva alcun suo appartenente a presiedere uno dei tanti tavoli tematici degli Stati Generali)… Questi ‘professori’ che conoscono il carcere solamente sui libri devono capire che le celle delle carceri devono stare chiuse: altrimenti si consente ai detenuti di girare per le sezioni detentive tutto il giorno senza fare nulla, a tutto discapito della sicurezza e della incolumità dei poliziotti penitenziari. Se lo mettano bene in testa: e se stessero una settimana al fianco di un Agente di Polizia Penitenziaria in prima linea nelle sezioni detentive di un qualsiasi carcere italiano lo comprenderebbero meglio”.

“Il sistema delle carceri non regge più”, conclude il leader nazionale del SAPPE. “Sono state tolte, ovunque, le sentinelle della Polizia Penitenziaria sulle mura di cinta delle carceri, e questo è gravissimo. I vertici dell’Amministrazione Penitenziaria hanno smantellato le politiche di sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno 8 ore al giorno con controlli sporadici e occasionali. Mancano Agenti di Polizia Penitenziaria e queste sono le conseguenze. E coloro che hanno la responsabilità di guidare l’Amministrazione Penitenziaria si dovrebbe dimettere dopo tutti questi fallimenti“.

 

Fonte: SAPPE

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