
È indubbio che la sanità toscana si trova, da tanto tempo e per diversi profili, in condizioni migliori di altre regioni del nostro paese, pur in quadro di lenta crisi del sistema sanitario pubblico. Con la ‘questione meridionale’ che purtroppo si consolida anche da questo punto di vista della salute.
Ed anche una delle ultime rilevazioni sulla qualità dei sistemi sanitari (http://www.quotidianosanita.it/toscana/articolo.php?articolo_id=52391 (CREA-Sanità, un centro di ricerca dell’Università di Roma Tor Vergata) ripropone il quadro, evidenziato spesso dai nostri amministratori.
Tuttavia, mi pare che ecceda il nostro presidente Rossi (http://www.gonews.it/2017/07/05/sanita-leccellenza-toscana-si-conferma-italia-rossi-commenta-lanalisi-crea/) quando si spinge a dire che “anche la nostra riforma sanitaria, che abbiamo chiamato “rivoluzione della qualità”, approvata nel 2015 e la cui implementazione è iniziata nel 2016, ha cominciato a dare frutti positivi …”. Accipicchia, i provvedimenti applicativi di riorganizzazione si sviluppano nel corso del 2016 e già fanno migliorare i parametri all’istante!
Innanzi tutto, la stessa nota CREA in alcuni passaggi mette in guardia di alcuni limiti del lavoro. Ad es.: “…le fonti informative ad oggi disponibili non riescono a rappresentare esaustivamente la performance dei SSR, soprattutto con riferimento alle attività di assistenza extra-ospedaliera dei malati cronici e alla continuità delle cure ospedale-territorio…”. E non mi pare poco. Ed è notevole una negativa ulteriore conferma sulla nostra sanità in generale: “Dall’analisi della dinamica della Performance dal 2013 al 2015 emerge che nel complesso si è assistito ad un peggioramento, dovuto essenzialmente ad un aumento del fenomeno delle rinunce e della spesa privata (e totale)”.
La “rivoluzione” cui fa riferimento Rossi è la legge regionale n. 84 del 28 dicembre 2015 (verso la quale è stato impedito il pronunciamento dei cittadini con il referendum). Dopo questa legge, infatti, “abbiamo visto … il taglio dei posti letto negli ospedali, ma uno scarso miglioramento dei servizi territoriali” (CGIL Toscana, volantino manifestazione sulla sanità del 27 giugno u.s.).
L’operazione delle ‘megaASL’ ed anche la recente legge regionale di accorpamento di aree distrettuali, non hanno portato tanto una concentrazione delle funzioni direzionali, quanto un aumento delle complicazioni organizzative, crisi della prevenzione collettiva e allontanamento dei cittadini dai servizi. Questa legge si è mostrata come un provvedimento di ‘accompagnamento’ alla riduzione posti letto senza un rilancio delle attività territoriali (come promesso). Dunque, più che una rivoluzione, potrebbe essere considerata piuttosto una ‘rivoluzione passiva’. Oppure, più banalmente, di una medicina che non fa bene alla malattia.
Il presidente Rossi ha rotto con il suo precedente partito. E questo fa piacere. Ormai il PD, sulla sanità, accetta un lento superamento dell’universalismo ed il relativo passaggio al cosiddetto ‘universalismo selettivo’ nel sistema di protezione sociale. Ripropone infatti un ‘pavimento’ di prestazioni per tutti e poi una serie di ‘prestazioni aggiuntive’ per chi fa parte di categorie privilegiate (ad es. chi può avere un welfare aziendale). E avanti così verso la concezione delle “tre gambe” del sistema socio sanitario (assicurazioni e confindustria applaudono).
Sappiamo bene che tutti gli studi dei professionisti del settore – ancorché caratterizzati dall’egemonia aziendalista - sono veramente utili (anche quest’ultimo che ha avuto il sostegno finanziario di importanti case farmaceutiche ad altri privati). Ma ben sappiamo che le scelte politiche si fanno anche con il contatto quotidiano con cittadini, sindacati e tutti i cosiddetti corpi intermedi e gli operatori. E tutti questi interlocutori non descrivono, purtroppo, una situazione in miglioramento. Anzi, emerge un sentimento diffuso di crescita delle difficoltà di acceso e di presa in carico anche nella nostra regione. Pur considerando, conviene ripeterlo, che i pericoli e i danni principali sono creati dal livello nazionale e dagli ultimi governi dell’austerità.
Penso che Rossi sia davvero contro il pensiero che sta diventando dominante (senso comune) di: ‘se vuoi i servizi, devi pagarli’. E allora, invece di meravigliarsi o irritarsi delle due ultime manifestazioni sul tema (come ha fatto recentemente la sua assessora Saccardi), sarebbe bello se lo stesso aprisse una discussione vera, un confronto vero, a tutti i livelli, per una verifica delle ultime scelte in sanità nella nostra regione. E dibattere sul punto, se queste scelte fortissimamente volute hanno contribuito a mettere in crisi, invece che rafforzare, la bilancia ‘sostenibilità/salute’. E aprire di conseguenza differenti prospettive. In ogni caso, prima o poi, questa verifica verrà fatta.
Mauro Valiani, Forum Diritto alla Salute
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